Una ex cava riempita e poi sigillata, nel Municipio 8 di Milano, sta per diventare un luogo in cui il suono e il verde non si limitano a convivere: si cercano a vicenda.
Si chiama Plantasia ed è il progetto di Elisa e Giovanni Caccamo, presentato dal palco del Teatro Romano di Verona a fine agosto 2026. Un’area di circa 40mila metri quadrati, di proprietà del Comune di Milano, compresa tra via Quarenghi e via Castellanza, a poco più di due chilometri in linea d’aria dallo stadio di San Siro, dove oggi c’è un terreno da recuperare e domani, nelle intenzioni dei promotori, un parco sonoro sperimentale.
Una cava dimenticata ai margini della città
Per decenni quel vuoto nella mappa urbana ha custodito un segreto poco poetico: è una cava che negli anni è stata colmata e poi tombata, cioè coperta, con tutte le incognite che un passato simile porta con sé. Prima di immaginare panchine, sentieri o installazioni, serve dunque capire che cosa c’è sotto i piedi. Per questo il progetto è oggi nella fase delle indagini preliminari: il Comune ha già impegnato circa 300mila euro per il piano di caratterizzazione ambientale e per l’analisi di rischio sito-specifica, passaggi tecnici che nessun visitatore noterà mai, ma senza i quali nulla potrà partire.
Fitorimedio: quando a ripulire la terra sono le piante
Il secondo atto è affidato alla natura stessa. Il fitorimedio, o fitobonifica, è una tecnica di recupero ambientale che usa alberi e specie vegetali per rimuovere, contenere o degradare gli inquinanti presenti nel suolo, nelle acque o nell’aria. È un approccio che rientra tra le cosiddette nature-based solutions, soluzioni a basso impatto spesso considerate per ex siti industriali ed ex cave. Ha tempi lunghi e va calibrato caso per caso, ed è proprio per questo che a Milano si parla di sperimentazione: si partirà da una prima porzione di circa 1.700-2.000 metri quadrati, e dalla primavera 2027 è prevista la selezione e la messa a dimora delle specie più adatte.
Fitoacustica: l’idea di un bosco che fa parte della musica
Ciò che distingue Plantasia da un qualunque rimboschimento urbano è la fitoacustica, il termine scelto dai promotori per descrivere un parco in cui la vegetazione diventa parte dell’esperienza musicale. Dettagli e installazioni non risultano ancora illustrati pubblicamente, e conviene dirlo con onestà: oggi esiste una visione, non un progetto esecutivo da percorrere. Ma l’immagine è potente: un luogo dove il suono non si sovrappone al paesaggio, bensì ne nasce.
Il Bosco del Cambiamento e la voce dei giovani
L’ingresso di Caccamo con Youth & Future – Parola ai Giovani APS, realtà nata nel 2021 che ha raccolto le risposte di migliaia di ragazzi alla domanda su che cosa cambierebbero della società in cui vivono, aggiunge una dimensione sociale. Plantasia diventerà anche un Bosco del Cambiamento, dove, insieme al network di Associazione Arte Continua e alla Fondazione Sylva, opere d’arte contemporanea dialogheranno con testi scritti dai giovani sul futuro. Per Elisa la sostenibilità non può restare una parola: deve diventare cultura, partecipazione e responsabilità condivisa. Elisa, fondatrice e presidente della Fondazione Lotus ETS, vuole che il suo primo concerto a San Siro diventi un’eredità concreta per la città.
I fondi raccolti e i prossimi passi
La parte più terrena della storia è quella dei numeri. Il fondo “Plantasia – Parco sonoro”, costituito presso la Fondazione di Comunità Milano nel 2025, ha raggiunto 136mila euro di donazioni e punta a 200mila euro entro il 31 dicembre 2026, per sostenere la sperimentazione sulla prima porzione di terreno. Il progetto nasce dalla collaborazione tra Comune di Milano, Fondazione Cariplo, Fondazione di Comunità Milano e Music Innovation Hub. Resta da vedere quanto tempo servirà perché la bonifica dia risultati e quando il parco potrà aprire al pubblico, perché al momento non sono state comunicate date di apertura. Ma la direzione è tracciata: restituire a Milano un’area rimasta ai margini e farne un luogo da ascoltare, oltre che da attraversare.
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