A pochi passi dall’oceano Pacifico, tra le colline di Los Angeles, sta per nascere qualcosa che nessun cinefilo avrebbe mai osato sognare. Non è un nuovo film, né una serie televisiva. È un edificio che promette di diventare il santuario definitivo dell’immaginazione cinematografica: il Lucas Museum of Narrative Art, il progetto più ambizioso mai concepito dal creatore di Star Wars.
Quando George Lucas ha venduto la sua creatura, la Lucasfilm, alla Disney nel 2012 per oltre quattro miliardi di dollari, molti hanno pensato che il regista si sarebbe ritirato a vita privata. Invece, quell’uomo che ha trasformato la cultura popolare con una saga galattica ha scelto di reinvestire parte della sua fortuna in un sogno ancora più grande: costruire un museo che celebrasse non solo il cinema, ma tutte le forme di narrazione visiva che hanno plasmato il nostro modo di vedere il mondo.
Un’odissea lunga quindici anni
La storia di questo museo è stata travagliata quanto quella dei suoi personaggi più amati. Annunciato inizialmente per Chicago nel 2014, il progetto ha affrontato opposizioni, battaglie legali e cambi di rotta. San Francisco sembrava la destinazione naturale, città natale di Lucas e sede storica della Industrial Light & Magic. Ma fu Los Angeles a prevalere, offrendo un terreno a Exposition Park, accanto al California Science Center e al Natural History Museum.
L’apertura, prevista per il 2026, segnerà il compimento di un’odissea creativa iniziata oltre quindici anni fa. Il museo occuperà un’area di circa 300.000 piedi quadrati, con una struttura disegnata dall’architetto cinese Ma Yansong, conosciuto per le sue forme organiche e futuristiche che sembrano sfidare la gravità stessa.
Oltre Star Wars: un viaggio attraverso l’arte della narrazione
Chi si aspetta semplicemente un mausoleo dedicato a Darth Vader e Luke Skywalker rimarrà sorpreso. Il Lucas Museum ambisce a essere molto di più: un’esplorazione enciclopedica di come l’umanità ha raccontato storie attraverso le immagini, dai dipinti rinascimentali alle illustrazioni dei fumetti, dai manifesti cinematografici alle concept art digitali.
La collezione permanente attingerà dalla sterminata raccolta privata di Lucas, accumulata in decenni di passione collezionistica. Ci saranno certamente cimeli iconici della saga di Star Wars: costumi originali, modellini delle astronavi utilizzati nelle riprese, lightsaber impugnate dai protagonisti. Ma accanto a questi tesori della cultura pop troveranno spazio opere di Norman Rockwell, illustrazioni di Maxfield Parrish, dipinti dell’epoca d’oro di Hollywood.
L’intento è chiaro: dimostrare che la narrazione visiva è un continuum ininterrotto, dove l’affresco di un maestro del Cinquecento dialoga con lo storyboard di un blockbuster contemporaneo, dove un quadro ottocentesco anticipa le atmosfere di un videogioco moderno.
Un investimento nel futuro della cultura
Lucas ha personalmente investito oltre un miliardo di dollari nel progetto, rendendolo uno dei più significativi atti di mecenatismo culturale del XXI secolo. L’ingresso sarà gratuito per residenti di Los Angeles, bambini, studenti, militari e anziani, riflettendo la convinzione del regista che l’accesso alla cultura debba essere democratico.
Il museo non sarà solo un luogo di contemplazione passiva. Sono previsti laboratori educativi, spazi per proiezioni, aree dedicate alla tecnologia cinematografica dove i visitatori potranno scoprire i segreti degli effetti speciali che hanno reso possibili mondi impossibili.
La scelta di Exposition Park non è casuale: quest’area di Los Angeles è già un polo culturale ed educativo, frequentato annualmente da milioni di visitatori, molti dei quali giovani e famiglie. Il Lucas Museum si inserirà in questo ecosistema come un nuovo capitolo nella missione di rendere l’arte e la scienza accessibili a tutti.
L’eredità di un visionario
A ottant’anni compiuti, George Lucas sta costruendo il suo monumento più duraturo. Non una pellicola destinata a essere superata da effetti speciali sempre più sofisticati, ma un’istituzione fisica che sopravviverà alle generazioni, un luogo dove i nipoti dei fan originali di Star Wars potranno comprendere come quelle storie si inseriscano in una tradizione narrativa millenaria.
Quando le porte si apriranno nel 2026, Los Angeles avrà guadagnato non solo un’attrazione turistica, ma un centro di ricerca e celebrazione dell’arte narrativa. E forse, camminando tra quelle sale, qualche giovane visitatore avrà la stessa epifania che Lucas ebbe vedendo Flash Gordon al cinema da bambino: la rivelazione che le storie non sono solo intrattenimento, ma il linguaggio stesso con cui diamo forma ai nostri sogni più profondi.

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