Migliaia di bambole rotonde dal volto barbuto ardono in un falò alto diversi metri. Le fiamme divorano desideri dipinti a mano, speranze custodite per un anno intero, obiettivi raggiunti e sogni infranti. Il calore è così intenso che i vigili del fuoco devono bagnare continuamente le barriere metalliche erette attorno alla pira. Intorno, una folla silenziosa osserva i propri daruma trasformarsi in cenere, mentre i monaci buddhisti intonano sutra accompagnati dal suono profondo delle conchiglie marine usate come corni cerimoniali. Questo è il daruma kuyo, un rito di purificazione che ogni anno, tra gennaio e febbraio, si ripete in diversi templi del Giappone per segnare la fine di un ciclo e l’inizio di uno nuovo.

Una bambola senza arti che insegna a rialzarsi

Rotondo, pesante sul fondo, privo di braccia e gambe: il daruma è una figura che sfida ogni convenzione estetica, eppure incarna perfettamente lo spirito di una nazione intera. Queste bambole di cartapesta traggono ispirazione da Bodhidharma, il monaco buddhista del quinto secolo che portò lo zen dalla Cina al Giappone. La leggenda narra che meditò per nove anni di fronte a una parete fino a quando gli arti gli si atrofizzarono. Da questa immagine di determinazione assoluta nacque la forma del daruma: un corpo sferico senza membra, ma dotato di un segreto meccanico che lo rende indistruttibile.

La base appesantita fa sì che la bambola torni sempre in posizione eretta quando viene spinta. Questo meccanismo incarna il motto giapponese “nana korobi yaoki” – cadi sette volte, rialzati otto – che esprime la perseveranza di fronte alle avversità. Il daruma diventa così un promemoria fisico della capacità umana di superare gli ostacoli. Le sopracciglia dipinte ricordano due gru che si fronteggiano, i baffi sono stilizzati come code di tartaruga: entrambe creature che nella tradizione giapponese vivono mille e diecimila anni. Sul ventre campeggia la scritta “fuku-iri”, letteralmente “riempito di fortuna”.

Il colore rosso tradizionale deriva dalle vesti dei monaci buddhisti e dalla credenza che questo tono allontani malattie e spiriti maligni. Oggi i daruma sono disponibili in una gamma cromatica che va dall’oro per la ricchezza al rosa per l’amore, dal blu per il successo accademico al bianco per la purezza. Ma la caratteristica più distintiva resta quella degli occhi: due cerchi bianchi vuoti che attendono di essere riempiti.

Le origini di una tradizione nata dalla fame

La storia dei daruma affonda le radici nella carestia che devastò il Giappone tra il 1783 e il 1787. Fu allora che Togaku, il nono maestro zen del tempio Shorinzan Darumaji a Takasaki, nella prefettura di Gunma, insegnò ai contadini locali a creare bambole di cartapesta modellate sull’effigie di Bodhidharma. Quelle bambole, portatori di speranza e coraggio, divennero amuleti di buona fortuna e una fonte di reddito per la popolazione affamata. Il tempio, fondato nel 1697, distribuiva già talismani raffiguranti il monaco barbuto durante il capodanno, ma furono le forme tridimensionali in cartapesta a conquistare il paese.

I contadini di Takasaki dipendevano interamente dalla sericoltura – l’allevamento dei bachi da seta – un’attività che richiedeva fortuna tanto quanto abilità. Le bambole divennero rapidamente simboli di speranza in una comunità vulnerabile ai capricci della natura. La tradizione si consolidò nei decenni successivi fino a diventare parte integrante dell’identità della regione.

Oggi Takasaki produce oltre l’80% dei daruma venduti in tutto il Giappone, con cifre che oscillano tra le 700.000 e le 900.000 bambole all’anno. Ogni pezzo è ancora realizzato a mano da artigiani che seguono tecniche tradizionali tramandate da generazioni, usando la washi, una carta speciale fatta a mano considerata un’arte a sé stante. Le fibre vengono battute spesso manualmente e i fogli asciugati al sole o su piastre riscaldate. Nessun daruma è identico a un altro: ognuno porta l’impronta unica del suo creatore.

Il rituale sacro degli occhi e la filosofia del kaigen

Acquistare un daruma non è un semplice atto di commercio: è l’inizio di un patto silenzioso con se stessi e con il divino. Quando si visita un tempio durante il periodo del capodanno o in occasione dei mercati tradizionali, i fedeli scelgono la loro bambola con cura. Alcune persone sono attratte da dimensioni specifiche – i daruma più piccoli per obiettivi personali, quelli grandi per traguardi collettivi o aziendali. Altri si lasciano guidare dal colore che risuona con il loro desiderio.

Una volta tornati a casa o in un angolo tranquillo del tempio stesso, inizia il kaigen, il rituale di apertura degli occhi. Chi possiede il daruma dipinge l’occhio sinistro (che si trova alla destra di chi guarda la bambola) mentre formula mentalmente un desiderio o si pone un obiettivo per l’anno. Alcuni templi offrono pennelli e inchiostro nero ai visitatori, permettendo loro di compiere questo gesto sacro nei giardini stessi del santuario. Il momento è carico di significato: si sta chiedendo aiuto a una forza superiore, si sta impegnando pubblicamente – almeno con se stessi – a perseguire quella meta.

Il daruma viene poi posizionato in un luogo visibile della casa: una mensola nel soggiorno, una scrivania in ufficio, un piccolo altare domestico. Quella singola pupilla nera fissa il proprietario giorno dopo giorno, un promemoria costante e leggermente inquietante dell’impegno preso. Non è possibile ignorarlo, non è possibile dimenticarsene. La bambola diventa una presenza silenziosa ma insistente che accompagna la quotidianità.

Quando l’obiettivo viene finalmente raggiunto – che si tratti di superare un esame, ottenere una promozione, trovare l’amore, guarire da una malattia – si completa il rituale dipingendo l’occhio destro. Questo gesto rappresenta la restituzione della vista al dio: come ringraziamento per l’aiuto ricevuto, si permette alla divinità di vedere nuovamente con entrambi gli occhi. È un atto di gratitudine profonda che chiude il cerchio dell’intenzione.

Ma cosa succede se l’obiettivo non viene raggiunto? La filosofia buddhista che permea questa tradizione insegna che anche il fallimento ha valore. Il daruma ha comunque accompagnato il cammino, ha testimoniato lo sforzo, ha ricordato l’importanza della perseveranza. La mancata realizzazione del sogno non è motivo di vergogna, ma parte integrante del percorso umano. La tradizione impone comunque di riportare il daruma al tempio dopo un anno, per lasciarlo andare e ricominciare con una nuova bambola e un rinnovato impegno.

Come i templi custodiscono e onorano i daruma

Nei templi giapponesi, i daruma non sono semplici oggetti in vendita ma entità spirituali che meritano rispetto e cura. Molti santuari dedicano spazi specifici dove i visitatori possono lasciare le loro bambole usate prima della cerimonia di bruciatura. Al tempio Katsuo-ji nella parte settentrionale di Osaka, conosciuto come il “Tempio della Fortuna Vincente”, migliaia di daruma coprono letteralmente le colline circostanti, creando un paesaggio rosso mozzafiato. Ogni bambola rappresenta una speranza depositata, un sogno affidato alla montagna sacra.

Il tempio Shorinzan Darumaji a Takasaki accetta daruma acquistati ovunque in Giappone. Per chi non può tornare fisicamente al santuario, esiste persino la possibilità di spedire per posta le bambole usate, che verranno aggiunte al falò rituale con la stessa riverenza riservata a quelle portate di persona. I monaci trattano ogni daruma come un contenitore di energia spirituale che ha adempiuto al suo scopo e merita un congedo onorevole.

Durante i mercati del daruma che si tengono tra gennaio e febbraio, l’atmosfera nei templi è elettrica. Centinaia di bancarelle si allineano lungo i viali, vendendo daruma di ogni dimensione e colore. I commercianti incoraggiano i clienti a contrattare sul prezzo – una pratica insolita in Giappone – perché secondo la tradizione più si contratta, più fortuna si avrà nell’anno che viene. Le grida, il vociare allegro, il profumo dell’incenso e del cibo di strada creano un’esperienza sensoriale che fonde sacro e profano in modo tipicamente giapponese.

Prima di iniziare la cerimonia di bruciatura, alcuni templi permettono ai fedeli di scrivere messaggi sui loro daruma: riflessioni sull’anno trascorso, gratitudine per le lezioni apprese, speranze per il futuro. Queste parole vengono poi consegnate alle fiamme insieme alle bambole, trasformandole in capsule temporali spirituali che portano i pensieri più intimi verso il cielo.

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When a Daruma has served its purpose, whether the goal was achieved or simply outgrown, it’s returned to a shrine or temple to be burned as an act of gratitude, not disposal. This ritual is called Daruma Takiage. Every year, a quiet but powerful ceremony takes place in Takasaki, where old Daruma dolls are respectfully burned in a ceremonial fire, giving thanks for the past year and offering prayers for health and good fortune ahead. 📍 Shorinzan Daruma-ji Temple “Birthplace of the Daruma doll”, where the biggest Daruma Takiage is held. 🗓 January 15, 2026 You can also experience a similar ritual in Tokyo: 📍 Nishiarai Daishi Temple Daruma Kuyō (だるま供養) 🗓 February 3, 2026 #japantrip #japanesetradition #tokyo

♬ To the Infinity Castle – Muzan vs Hashira Theme (from “Demon Slayer”) – Cover – Diego Mitre

Dove assistere al daruma kuyo

Il tempio Nishiarai Daishi nel quartiere di Adachi, a Tokyo nord, ospita dal 1954 una delle cerimonie di bruciatura più spettacolari. L’evento si tiene ogni anno all’inizio di febbraio, quando decine di migliaia di daruma vengono ammassati in un’enorme fossa e dati alle fiamme in un rituale guidato dai monaci yamabushi delle montagne. Il tempio, fondato nell’826, è facilmente raggiungibile con una camminata di cinque minuti dalla stazione Daishimae sulla linea Tobu Daishi.

La processione inizia con quindici minuti di anticipo rispetto all’accensione programmata. I monaci, avvolti in vesti colorate, entrano lentamente nei giardini del tempio soffiando nei corni di conchiglia e cantando i sutra. La folla resta in silenzio totale, testimone di un momento che unisce sacralità e rinnovamento. Quando due monaci anziani accendono le torce dalle candele cerimoniali e danno fuoco alla pira, le fiamme si levano alte mentre il crepitio del fuoco si mescola ai canti religiosi. Gli occhi enormi dipinti sui daruma sembrano fissare il cielo un’ultima volta prima di dissolversi.

Per chi si trova nella regione del Kanto, il festival Hatsuichi Matsuri a Maebashi offre un’esperienza diversa ma altrettanto suggestiva. Questa festa, celebrata ogni 9 gennaio lungo la Route 50 nel centro della città, vanta una storia di oltre quattrocento anni, risalente al periodo Edo del 1600. Il falò di daruma si accende alle 10 del mattino presso il santuario Maebashi Hachimangu, mentre centinaia di bancarelle riempiono la strada chiusa al traffico vendendo amuleti, nuovi daruma di ogni dimensione e colore, e cibo tradizionale di strada. L’atmosfera è vivace e festosa: si dice che più si contratta sul prezzo del proprio daruma, più fortuna si avrà nell’anno che viene.

Il tempio Shorinzan Darumaji a Takasaki, culla originaria dei daruma, organizza il Shorinzan Nanakusa Taisai, il mercato del daruma, il 6 e 7 gennaio di ogni anno. Questo è il luogo dove tutto ebbe inizio, e il tempio accetta daruma acquistati in qualsiasi altro luogo del Giappone per coloro che non possono tornare al santuario originale. È persino possibile spedire per posta le bambole usate affinché i monaci le aggiungano al falò rituale. Il tempio si trova a circa quindici minuti a piedi dalla stazione Gunma-Yawata, o venti minuti in autobus dalla stazione di Takasaki, che dista un’ora da Tokyo sulla linea shinkansen Joetsu.

Il significato del fuoco purificatore

Nella cultura giapponese, il fuoco non distrugge semplicemente: purifica. Bruciare i daruma rappresenta un “servizio commemorativo” che onora lo scopo della bambola e segna la conclusione di un capitolo. Non è crudeltà verso un oggetto che ci ha accompagnato, ma riconoscimento del suo servizio e liberazione del suo spirito. Le fiamme lavano via le fatiche dell’anno passato, creano spazio per nuovi propositi, permettono di tracciare una linea netta tra ciò che è stato e ciò che sarà.

Assistere a queste cerimonie significa immergersi in un aspetto profondo della spiritualità giapponese: l’accettazione dell’impermanenza, la gratitudine per il cammino percorso, la determinazione a ricominciare. Le ceneri dei daruma non parlano di fallimento o di sconfitta, ma di resilienza e della volontà di provare ancora, di colorare un nuovo occhio destro su una nuova bambola rossa, di credere che questo sarà l’anno giusto.

Informazioni pratiche per il viaggio

Tempio Nishiarai Daishi, Tokyo Indirizzo: 1-15-1 Nishiarai, Adachi-ku, Tokyo Periodo: inizio febbraio (verificare le date esatte ogni anno) Accesso: 5 minuti a piedi dalla stazione Daishimae (linea Tobu Daishi)

Festival Hatsuichi Matsuri, Maebashi Luogo: Route 50, centro di Maebashi, prefettura di Gunma Data: 9 gennaio Orario falò: 10:00 presso il santuario Maebashi Hachimangu Bancarelle: 10:00-20:00 Accesso: 10 minuti a piedi dalla stazione di Maebashi; da Tokyo prendere lo shinkansen Joetsu fino a Takasaki (45 minuti), poi la linea Ryomo (15 minuti)

Tempio Shorinzan Darumaji, Takasaki Indirizzo: 296 Hanadakamachi, Takasaki, 370-0868 Gunma Mercato del Daruma: 6-7 gennaio Orari: 9:00-17:00 tutti i giorni Ingresso: gratuito Telefono: 027-322-8800 Accesso: 15 minuti a piedi dalla stazione Gunma-Yawata (5 minuti da Takasaki sulla linea JR Shinetsu), oppure 20 minuti in autobus dalla stazione di Takasaki

Oltre all’esperienza della cerimonia di bruciatura, i visitatori possono dipingere il proprio daruma presso il tempio di Takasaki, dove un monaco guida nel tracciare le sopracciglia e i baffi con pennello e inchiostro. Il colore rosso tradizionale attira fortuna generale, ma esistono varianti dorate o gialle particolarmente ricercate da chi desidera prosperità finanziaria, oltre a molte altre tonalità legate a desideri specifici.