Tra le strade quiete di Bournville, il leggendario villaggio modello di Birmingham nato dall’utopia sociale della famiglia Cadbury, si cela un miracolo architettonico che sfida ogni aspettativa. Dietro una cortina di alberi secolari su Cob Lane, la Lazarica Church emerge come un’apparizione dal passato medievale, trasportando il visitatore nelle profondità spirituali dei Balcani del XIV secolo.

Un santuario nato dall’esilio e dalla speranza

La storia della Chiesa del Santo Principe Lazar inizia nel 1948, quando i primi profughi politici jugoslavi arrivarono a Birmingham, portando con sé le ferite della guerra e la nostalgia per una patria perduta. Questi emigrati, la maggior parte dei quali aveva viaggiato attraverso il campo profughi di Eboli in Italia, fondarono la parrocchia di San Principe Lazar del Kosovo nel 1952 in circostanze difficili. Inizialmente celebravano le loro funzioni religiose in chiese locali, gentilmente messe a disposizione dalla comunità anglicana, ma il sogno di costruire un luogo di culto autentico non li abbandonò mai.

Il legame tra Birmingham e la Serbia aveva radici profonde. Dame Elizabeth Cadbury aveva sponsorizzato tredici bambini profughi serbi durante la Prima Guerra Mondiale, creando un ponte di solidarietà che sarebbe diventato fondamentale per la realizzazione di questo straordinario progetto architettonico.

L’architettura che trascende il tempo e lo spazio

La chiesa rappresenta un esempio unico di stile artistico e architettonico bizantino-morava del XIV secolo nel Regno Unito, progettata dal visionario architetto serbo Dr. Dragomir Tadić in collaborazione con S.J. Clewer, architetto capo del Bournville Village Trust. Costruita in forma bizantina tradizionale del XIV secolo, è una replica di una chiesa in Serbia, ma rappresenta molto più di una semplice copia: è un ponte spirituale che unisce due mondi.

I materiali stessi raccontano una storia di dedizione straordinaria. Il marmo per pavimenti e pareti, le colonne di arenaria e i mobili in noce sono stati portati direttamente dalla Serbia, trasformando ogni elemento strutturale in un frammento di terra natale. Questa scelta non fu solo estetica, ma rappresentò un atto di resistenza culturale e spirituale.

Gli affreschi che sussurrano storie millenarie

L’interno della Lazarica è un trionfo visivo che lascia senza fiato. Le pitture al-secco che ricoprono pareti e soffitto della chiesa, dipinte dall’artista serbo Dušan Mihajlović, sono copie delle più famose opere della tradizione bizantina serba. Ogni pennellata trasporta il fedele in un viaggio mistico attraverso secoli di spiritualità ortodossa, dove i volti dei santi sembrano osservare con benevolenza materna chi entra in questo spazio sacro.

L’iconostasi, realizzata dal maestro Zarić, si erge come una barriera dorata tra il mondo terreno e quello divino, mentre i suoi dettagli intarsiati catturano e riflettono la luce delle candele, creando un’atmosfera di raccoglimento profondo che trascende le denominazioni religiose.

Un simbolo di resilienza nella modernità

È la prima chiesa serba costruita appositamente nel Regno Unito, edificata da serbi in esilio e dai loro sostenitori in Inghilterra con l’eccezionale aiuto della famiglia filantropica Cadbury, insieme al defunto Sir Alfred Owen e alla sua famiglia. La costruzione, completata tra il 1965 e il 1968, rappresenta una testimonianza tangibile della forza e del potere della diaspora nel preservare la propria identità culturale.

Le reliquie del Santo Principe Lazar del Kosovo riposano nelle fondamenta della chiesa, rendendo questo luogo non solo un centro di culto, ma un autentico santuario che custodisce la memoria storica di un popolo. Il Principe Lazar, eroe nazionale serbo caduto nella battaglia del Kosovo del 1389, diventa così simbolicamente presente in terra britannica, vegliando su una comunità che ha saputo trasformare l’esilio in opportunità di rinascita.

La Chiesa di Lazarica rimane oggi un incredibile esempio di architettura spirituale umile e discreta, tipicamente di Birmingham, ma la sua bellezza contenuta rappresenta un fantastico esempio moderno dello stile serbo-bizantino. In un’epoca di globalizzazione culturale, questo santuario dimostra come le tradizioni più antiche possano trovare nuova vita in contesti inaspettati, arricchendo il tessuto multiculturale di una città industriale con la profondità spirituale di una civiltà millenaria.