A trentacinque minuti da Waingapu, lungo la costa orientale di Sumba, l’isola indonesiana che il resto del mondo ha dimenticato, si compie ogni giorno un fenomeno che sfida le leggi della botanica e della fisica. Quando le acque si ritirano con la bassa marea, sulla spiaggia di Pantai Walakiri emergono mangrovie nane con forme bizzarre che sembrano congelarsi in pose di danza. Le radici, esposte dall’acqua che si ritira, creano ombre allungate sulla sabbia, trasformando questi alberi in creature viventi che ondeggiano al ritmo invisibile del mare e del cielo al crepuscolo.

L’isola che Bali era un secolo fa

Grande il doppio di Bali, Sumba conserva intatta un’autenticità che altrove è stata cancellata dalle onde del turismo di massa. Qui non esistono strade intasate di scooter né beach club rumorosi. Al loro posto si estendono savane ondulate, risaie color smeraldo, foreste primordiali e spiagge dove l’unico traffico è rappresentato da mandrie di capre che attraversano la strada. L’isola appartiene alla provincia di East Nusa Tenggara e si raggiunge con tre voli diretti giornalieri da Bali, un viaggio di appena un’ora che trasporta i viaggiatori in un’epoca perduta.

La religione Marapu e le case che toccano il cielo

Nel cuore pulsante di Sumba vive il Marapu, un sistema di credenze che fonde animismo, culto degli antenati e induismo. Questa antica religione plasma ogni aspetto della vita quotidiana: dalla costruzione delle abitazioni tradizionali alle cerimonie funebri che possono richiedere anni di preparazione. I villaggi sumbesi sono dominati da uma mbatangu, case di legno e paglia con tetti appuntiti che rappresentano tre livelli cosmologici: sotto abitano gli animali, al centro gli esseri umani, mentre il tetto altissimo è riservato agli dei e agli spiriti ancestrali.

Tra le abitazioni si ergono tombe megalitiche a forma di cubo, testimoni silenziosi di un’era in cui la morte richiedeva sacrifici monumentali. Ancora oggi Sumba rimane uno degli ultimi luoghi al pianeta dove si costruiscono megaliti per sepolture collettive, una tradizione che risale a migliaia di anni fa.

Il festival Pasola: quando il sangue nutre la terra

Tra febbraio e marzo, nei villaggi di Kodi, Wanokaka, Lamboya e Gaura, si svolge il Pasola, uno degli spettacoli più elettrizzanti dell’arcipelago indonesiano. Guerrieri a cavallo si lanciano in finte battaglie, scagliandosi lance di legno in un rituale che affonda le radici nel Marapu. Il versamento di sangue sulla terra viene considerato segno di fertilità e rinnovamento, una promessa ancestrale per un raccolto abbondante. I cavalli di sandalo, più piccoli dei cavalli comuni ma incredibilmente agili, galoppano sulla sabbia sollevando nuvole di polvere dorata mentre i cavalieri si fronteggiano con abilità marziale tramandata di generazione in generazione.

Weekuri: una piscina naturale dove il mare incontra il cielo

A due ore e mezza di distanza dalla costa occidentale, nascosta dietro scogliere di corallo, si trova la laguna di Weekuri, un bacino di acqua salata separato dall’oceano da una stretta striscia di roccia. L’acqua è di un turchese cristallino che sembra irreale, come se qualcuno avesse applicato un filtro Instagram alla realtà. La laguna, grande quanto un campo da calcio, permette di nuotare in assoluta tranquillità mentre l’oceano Indiano si infrange violentemente contro le scogliere a pochi metri di distanza. Dal sentiero che sale sulla collina si ammira un panorama mozzafiato: da un lato la laguna color acquamarina, dall’altro l’immensità blu del mare aperto.

Cascate nascoste tra risaie e foreste giurassiche

L’entroterra di Sumba custodisce tesori idrici che meritano lo sforzo di escursioni impegnative. La cascata di Lapopu, situata nel Parco Nazionale Manupeu Tanah Daru, si compone di strati d’acqua che scendono su terrazzamenti naturali, creando pozze turchesi dove è possibile immergersi dopo il trekking nella foresta tropicale. Matayangu, circondata da banyan giganteschi e vegetazione dalla quale ci si aspetterebbe di vedere emergere dinosauri, offre un’esperienza ancora più selvaggia e primordiale.

Più accessibile e sorprendente è Wee Kacura (o Weekacura), una cascata che sgorga in mezzo alle risaie terrazzate, creando un contrasto straniante tra l’acqua che precipita e i campi verdi coltivati con cura millenaria.

Le spiagge dimenticate dove il tempo si è fermato

Lontano dalle rotte battute, le coste di Sumba offrono un’alternativa radicale al turismo convenzionale. Mandorak Beach è una piccola insenatura incorniciata da promontori rocciosi che creano un anfiteatro naturale drammatico, con sabbia bianca finissima e acque perfette per lo snorkeling. Marosi Beach si estende all’infinito, ideale per lunghe passeggiate all’alba quando la luce dorata illumina le onde che si infrangono ritmicamente sulla riva.

Ma è Walakiri a rubare la scena: oltre alle celebri mangrovie danzanti, la spiaggia presenta due diverse texture di sabbia – quella sulla spiaggia simile a granuli color avorio e quella nella zona di bassa marea con consistenza di cemento bagnato essiccato, separate da una linea netta e misteriosa. Durante la bassa marea, stelle marine, vermi marini e cetrioli di mare popolano le pozze, creando un acquario naturale a cielo aperto.

Un rifugio per biodiversità rara

Il Parco Nazionale Laiwangi Wanggameti protegge oltre ottanta specie di uccelli, cinque specie di mammiferi, quaranta specie di farfalle e venti specie di rettili, molti dei quali endemici. Tra gli alberi secolari si nascondono il piccione verde di Sumba, la colomba dalla nuca rossa e il calao di Sumba, creature che esistono solo su quest’isola remota e nelle zone limitrofe.

Come raggiungere Sumba e dove soggiornare

Sumba dispone di due aeroporti: Tambolaka (TMC) nel Sumba sud-occidentale e Umbu Mehang Kunda (WGP) nel Sumba orientale. I collegamenti giornalieri con Bali sono operati da Nam Air e Wings Air. L’isola offre sistemazioni che spaziano dalle guesthouse familiari ai resort di lusso sostenibili. NIHI Sumba, nato come capanno per surfisti, è stato incoronato per due anni consecutivi Miglior Hotel al Mondo da Travel + Leisure, mentre mantiene un forte impegno verso le comunità locali attraverso la Sumba Foundation.

Per chi cerca un’esperienza più intima ed economica, resort come Maringi Sumba combinano ospitalità di qualità con programmi di formazione per giovani locali nel settore turistico, contribuendo allo sviluppo sostenibile dell’isola.

Rispetto e responsabilità

Visitare Sumba significa entrare in contatto con comunità che hanno preservato stili di vita ancestrali. È fondamentale chiedere permesso prima di fotografare persone e abitazioni, togliere le scarpe prima di entrare nelle case tradizionali, e contribuire economicamente acquistando tessuti ikat direttamente dagli artigiani. Questi tessuti, intessuti a mano con motivi che narrano storie di antenati, mitologia e vita quotidiana, rappresentano secoli di sapienza tramandata oralmente.

Il periodo migliore per visitare l’isola va da maggio a ottobre, quando il clima è secco e le temperature miti rendono piacevoli le escursioni. Durante questi mesi la natura si esprime nel suo massimo splendore: cascate gonfie d’acqua, spiagge accessibili, tramonti infuocati che tingono di rosso e oro le mangrovie danzanti.

Sumba non è un’isola per chi cerca comfort standardizzati o infrastrutture sofisticate. È un luogo per viaggiatori che desiderano testimoniare un mondo sul punto di scomparire, dove gli spiriti degli antenati camminano ancora tra i vivi, dove i cavalli galoppano liberi sulle savane e dove le mangrovie, al tramonto, ricordano a tutti che la natura conserva ancora il potere di stupire e commuovere.