Quando le ultime stelle del 5 gennaio si dissolvono all’orizzonte e l’alba del 6 sorge sulle città e i borghi italiani, milioni di bambini corrono verso le calze appese al camino. È l’Epifania, il giorno in cui la Befana visita tutti i bambini d’Italia per riempire le loro calze di dolciumi, caramelle, frutta secca e giocattoli se si sono comportati bene. La vecchietta più amata della penisola, con il suo naso aguzzo, lo scialle consunto e la scopa di saggina, rappresenta l’ultimo atto delle festività natalizie: come recita il detto popolare, “l’Epifania tutte le feste porta via”.
Ma chi è davvero questa misteriosa figura che attraversa i cieli notturni? Dietro l’immagine folkloristica della nonnina benevola si cela un intreccio affascinante di miti pagani, leggende cristiane e riti ancestrali che affondano le radici nella notte dei tempi. La Befana non è soltanto un personaggio delle fiabe: è un simbolo vivente della cultura popolare italiana, un ponte tra il vecchio e il nuovo anno, tra il buio dell’inverno e la promessa della rinascita primaverile.
Le radici antiche: quando le dee volavano sui campi
Molto prima che il termine Befana nascesse come corruzione lessicale di Epifania attraverso bifanìa e befanìa, le dodici notti successive al solstizio d’inverno erano considerate un periodo sacro e magico. Si credeva che misteriose figure femminili volassero sui campi per propiziare i futuri raccolti, guidate da Diana, la dea lunare della caccia e della vegetazione. Questi spiriti notturni attraversavano il cielo sopra le terre addormentate, benedendo i terreni coltivati e assicurando l’abbondanza del nuovo ciclo agricolo.
Nell’antichità, le dodici notti successive al solstizio d’inverno erano considerate un periodo magico, in cui si celebrava la morte simbolica della natura e la speranza di una rinascita primaverile. I contadini romani ereditarono questi riti, intrecciandoli con le loro celebrazioni: durante i Saturnali si onorava Strenia, divinità del nuovo anno, con lo scambio di doni augurali. Da questa pratica deriverebbe il termine “strenne”, ancora oggi utilizzato per indicare i regali natalizi.
La tradizione germanica aggiunge un ulteriore tassello al mosaico: Perchta o Berchta, divinità alpina rappresentata come una donna anziana vestita di stracci, veniva celebrata dodici giorni dopo il Natale. Questa figura, molto simile alla nostra Befana, incarnava la fine dell’anno vecchio e l’attesa del rinnovamento.
Il mito della scopa magica
La scopa di saggina non è un semplice mezzo di trasporto fantastico: racchiude significati simbolici profondi. In molte culture antiche, spazzare rappresentava un atto di purificazione rituale. Passare la scopa sui campi significava scacciare gli spiriti maligni, le energie negative accumulate durante l’anno trascorso, preparando la terra per una nuova semina. La Befana che vola sul suo manico di scopa incarna questo gesto di pulizia cosmica: spazza via il vecchio per fare spazio al nuovo, conclude un ciclo per inaugurarne un altro.
L’immagine della “donna volante” sul manico di scopa sarebbe nata proprio da questi antichi riti propiziatori. Nel Medioevo, la Chiesa tentò di demonizzare queste figure femminili pagane, associandole alla stregoneria. Eppure la Befana resistette alla condanna ecclesiastica, trasformandosi gradualmente da divinità agreste in personaggio benefico del folklore cristiano.
La leggenda dei Re Magi
Il cristianesimo non riuscì a cancellare la Befana, ma cercò di integrarla nella propria narrativa religiosa. Nacque così la leggenda più conosciuta: i tre Re Magi non riuscivano a trovare la strada per Betlemme, così chiesero indicazioni a un’anziana signora, invitandola a seguirli per far visita a Gesù bambino. La donna rifiutò l’invito ma poi si pentì del suo gesto. Decise allora di preparare un cesto di dolci e partì alla ricerca dei Magi, senza però trovarli. Da quel giorno, secondo la leggenda, la vecchietta si ferma in ogni casa per portare dolci a tutti i bambini, sperando di incontrare finalmente Gesù.
Questa versione cristianizzata della storia spiega perché la Befana arrivi proprio il 6 gennaio, giorno in cui la Chiesa cattolica celebra l’Epifania, ovvero la manifestazione di Gesù ai Re Magi. Il termine greco epiphaneia veniva già utilizzato dagli antichi per indicare l’azione o la manifestazione di una qualsiasi divinità. Nel contesto cristiano, rappresenta il momento in cui la divinità di Cristo si rivelò ai gentili attraverso l’adorazione dei Magi.
La vecchia che porta il nuovo
La Befana appare vecchia, curva, malvestita: il suo aspetto non è casuale. La tradizione la vuole vecchia ad indicare il finire di un ciclo: con il solstizio d’inverno si passa dal vecchio al nuovo, dal freddo e dalle notti interminabili all’allungarsi del periodo di luce. I suoi abiti consunti, le rughe profonde, il volto segnato dal tempo simboleggiano l’anno che se ne va, consumato dai mesi trascorsi. Ma è proprio questa vecchiaia a renderla preziosa: porta con sé la saggezza, l’esperienza, la memoria delle stagioni passate.
E quando lascia i suoi doni nelle calze dei bambini, non sta semplicemente premiando i buoni e punendo i cattivi. Sta compiendo un rito di passaggio, distribuendo le provviste simboliche necessarie per affrontare il nuovo anno. I dolci rappresentano l’abbondanza sperata, il carbone – quello vero che un tempo finiva davvero nelle calze – ricordava la necessità del calore nei mesi freddi ancora da attraversare.
I festeggiamenti più suggestivi della penisola
L’Italia celebra la Befana con una varietà straordinaria di eventi, feste e riti che variano da regione a regione, da città a borgo. Ogni comunità ha sviluppato nel tempo modalità uniche per onorare questa figura, mescolando sacro e profano, antico e moderno.
Urbania: la capitale della Befana
Urbania, nelle Marche, è considerata la residenza ufficiale della vecchina. Dal 4 al 6 gennaio, questo borgo si trasforma nella capitale indiscussa dell’Epifania. Urbania ha deciso di consacrarsi come capitale della Befana negli anni Novanta, creando eventi che coinvolgono l’intera comunità. Migliaia di calze vengono appese lungo le vie del centro storico, i porticati si illuminano di luci colorate, mentre la Casa Ufficiale della Befana accoglie i visitatori più piccoli con racconti e dolciumi fatti in casa.
Il momento più spettacolare è la discesa acrobatica della Befana dalla Torre Civica: sospesa nel vuoto, la vecchietta vola letteralmente sopra la piazza affollata, tra gli applausi e gli sguardi incantati di migliaia di spettatori. L’evento attrae famiglie da tutta Italia, trasformando Urbania in un villaggio incantato dove la magia sembra davvero possibile.
Roma: mercatini e cortei nella città eterna
Nella capitale, il cuore pulsante dei festeggiamenti resta Piazza Navona, dove il tradizionale mercato si inserisce tra le opere del Bernini, creando un’atmosfera unica. Tra le bancarelle cariche di dolciumi, giocattoli e decorazioni, la Befana romana incontra le famiglie in un tripudio di colori e profumi. Il corteo “Viva la Befana” attraversa la città fino a Piazza San Pietro, un evento religioso e folkloristico che unisce tradizione e spiritualità.
Verona: il rito del fuoco
A Verona si celebra una delle tradizioni più antiche e spettacolari: il “Brusa la Vecia”. Il tradizionale rogo di un pupazzo vestito di stracci e legna simboleggia la fine dell’anno appena finito e l’arrivo del nuovo, carico di buoni auspici. Il grande falò illumina la notte veronese, mentre la folla si riunisce intorno alle fiamme in un rito collettivo di purificazione e rinnovamento.
Venezia: la Befana sull’acqua
A Venezia si celebra la Regata delle Befane, la storica gara ideata dall’antica Reale Società Canottieri Bucintoro che si tiene lungo i canali della città. Cinque concorrenti vestite da Befana si sfidano a bordo delle tradizionali imbarcazioni veneziane, in uno spettacolo che mescola sport, folklore e ironia. È un modo tutto lagunare di celebrare la vecchietta, facendola navigare invece che volare.
Firenze: la cavalcata storica
Nel capoluogo toscano, il giorno dell’Epifania si celebra con la storica Cavalcata dei Re Magi. Centinaia di figuranti in costumi rinascimentali e medievali sfilano per le strade, da Piazza Pitti fino al Duomo, rievocando il viaggio dei Magi verso Betlemme. È una festa che intreccia storia, arte e tradizione religiosa, trasformando Firenze in un grande teatro all’aperto.
Montescaglioso: la notte dei Cucibocca
In Basilicata, a Montescaglioso, la sera del 5 gennaio si svolge uno degli eventi più misteriosi e suggestivi d’Italia: la Notte dei Cucibocca, quando escono in processione personaggi vestiti in modo sinistro che intimano ai bambini di fare silenzio, altrimenti con un ago enorme chiuderanno loro la bocca per sempre. È una tradizione dal sapore oscuro, che ricorda antichi riti di iniziazione e il confine sottile tra benedizione e minaccia nelle figure folkloriche.
Tra mare e montagna: tuffi e paracadute
Le località costiere italiane hanno sviluppato tradizioni uniche. A Cervia, Marina di Pisa e altre cittadine rivierasche, il 6 gennaio si celebra il Tuffo della Befana: coraggiosi nuotatori si gettano nelle acque fredde di gennaio in un bagno collettivo che saluta il nuovo anno con energia e allegria. In alcune località montane, invece, la Befana scende dal cielo con il paracadute o arriva in elicottero, in versioni moderne e spettacolari della tradizione.
L’innovazione incontra la tradizione
In diverse città italiane, l’arrivo della vecchina assume forme spettacolari che strizzano l’occhio alla tecnologia: la Befana giunge nelle piazze a bordo di droni, planando dall’alto con pacchi di dolciumi, oppure atterra col paracadute. Queste reinterpretazioni moderne non cancellano la tradizione ma la rinnovano, mantenendola viva nell’immaginario delle nuove generazioni.
I sapori dell’Epifania: dolci tipici da nord a sud
In Italia non esiste festa senza cibo, e l’Epifania non fa eccezione. Ogni regione vanta ricette tradizionali tramandate di generazione in generazione, dolci che raccontano storie di povertà e ingegno, di ingredienti semplici trasformati in prelibatezze simboliche.
Piemonte: la fugassa della Befana
Nel Piemonte, specialmente nel cuneese, regna sovrana la fugassa d’la Befana: una focaccia dolce a base di farina, burro, uova, zucchero e canditi, dalla forma che ricorda una margherita. Al suo interno vengono nascoste una fava bianca e una nera: chi trova la prima deve pagare il dolce, mentre chi trova quella nera deve offrire da bere. Questo gioco trasforma il momento del dessert in un rito conviviale, dove il caso decide chi dovrà essere generoso con gli altri commensali.
Liguria: anicini e torta dei Magi
Sulla costa ligure si preparano gli anicini, biscotti antichissimi aromatizzati all’anice che accompagnano le festività natalizie e vengono tradizionalmente inzuppati nel vino dolce. La Torta dei Magi è invece una ciambella lievitata decorata con canditi e granella di zucchero, la cui forma circolare ricorda la corona dei Re in viaggio verso Betlemme.
Lombardia: cammelli di pasta sfoglia
Nel Varesotto si preparano i cammelli di pasta sfoglia, dolcetti modellati proprio nella forma dell’animale che, secondo la tradizione, trasportò i Re Magi fino a Betlemme. La leggenda locale vuole che qui passarono le reliquie dei Magi, rubate da Federico Barbarossa dalla chiesa di Sant’Eustorgio a Milano: in omaggio a quell’evento storico, i forni si riempiono ogni gennaio di questi caratteristici dolci.
Veneto: la pinza de la Marantega
Alla Befana, ovvero la Marantega, il 6 gennaio a Venezia si dedica una torta a base di farina di mais arricchita con uvetta, pinoli, fichi secchi e buccia d’arancia, con un bicchierino di grappa come ingrediente segreto. Questo dolce rustico di origine contadina veniva tradizionalmente cotto nella cenere dei falò accesi proprio il giorno dell’Epifania, assorbendo il sapore affumicato delle braci.
Trentino-Alto Adige: pane e vino dei frati
In Val di Fiemme i frati di Cavalese resistevano al clima freddo con un dolce semplicissimo: fette di pane raffermo abbrustolite con burro in padella, poi passate nel vino e cosparse di cacao zuccherato. Un esempio perfetto di cucina povera che trasforma ingredienti umili in comfort food invernale.
Toscana: befanini e cavallucci
I befanini sono i biscotti per eccellenza dell’Epifania toscana: frollini aromatizzati al rum o all’anice, decorati con granella colorata e realizzati nelle forme tipiche del Natale, dalla stellina alla calza, dall’omino al cappellino. Dall’Immacolata fino al 6 gennaio si prosegue a lavorare per averli pronti da inserire nelle calze oppure da appendere a cordini.
I cavallucci senesi sono invece biscotti morbidi e speziati a base di miele, anice, noci e canditi, già diffusi al tempo di Lorenzo il Magnifico. Si inzuppano rigorosamente nel Vin Santo o nel Marsala, come i più famosi cantucci.
Marche: le pecorelle di Genga
Le pecorelle sono dolcetti tipici della zona di Ancona, realizzati con pasta sfoglia e farciti con marmellata di mele cotogne, frutta secca, noci tritate o fichi secchi. Prendono forme svariate e richiedono una preparazione lunga che inizia il giorno prima, quando si prepara il ripieno con mosto, scorze di agrumi, noci, zucchero e cannella.
Abruzzo: i pepatelli
I pepatelli sono biscotti tipici della provincia di Teramo, preparati durante tutte le festività natalizie. Il loro nome deriva dalla presenza del pepe nero nell’impasto, ingrediente insolito che si sposa armoniosamente con miele, farina integrale, cacao, mandorle e bucce d’arancia. Il contrasto tra il dolce del miele e il piccante del pepe crea un’armonia gustativa sorprendente.
Campania: struffoli e pastiera dell’Epifania
A Napoli è tradizione preparare la prima pastiera dell’anno proprio per l’Epifania, in quella che viene chiamata la “Pasqua Epifania”. La tradizione cristiana interpreta infatti la visita dei Re Magi come la prima Pasqua dell’anno. Gli struffoli, palline di pasta fritte e avvolte nel miele caldo, vengono disposti a formare una ciambella decorata con frutta candita e confetti colorati.
Il brodo di polpo è uno dei piatti di strada più antichi della storia partenopea, risalente al 1300, nato come piatto povero che serviva per ingannare la fame. Ancora oggi si consuma il 6 gennaio nelle strade del centro storico.
Puglia: cartellate e purcidduzzi
Le cartellate baresi sono nastri di pasta fritti, arrotolati a forma di rosa e poi immersi nel miele o nel vincotto. I purcidduzzi salentini, simili agli struffoli campani, sono piccoli gnocchetti fritti ricoperti di miele bollente e cosparsi di confettini colorati.
Sicilia: i buccellati
I buccellati o cucciddati sono dolci tipici siciliani consumati durante tutto il periodo natalizio. Si tratta di biscotti ripieni di fichi secchi, mandorle, uvetta, miele e spezie, modellati in forme elaborate che richiedono abilità artigianale.
Il carbone dolce: quando la punizione diventa premio
Merita un capitolo a parte il carbone della Befana, diventato ormai simbolo riconoscibile della festa. Tradizionalmente, i bambini che si erano comportati male ricevevano carbone vero nelle loro calze, mentre quelli buoni trovavano dolci e piccoli regali. Nel dopoguerra, l’industria dolciaria italiana ha trasformato questa “punizione” in un dolce: lo zucchero viene caramellato con colorante nero alimentare fino ad assumere l’aspetto di veri pezzi di carbone. Il risultato è un prodotto croccante e dolcissimo, che i bambini divorano con piacere anche quando si sono comportati male.
La preparazione casalinga del carbone dolce è semplicissima: bastano albumi montati, zucchero, acqua e colorante alimentare nero. Si cuoce il tutto fino a ottenere la consistenza desiderata, poi si spezza in pezzi irregolari che imitano perfettamente il carbone minerale.
Una festa che unisce l’Italia
L’Epifania rappresenta un momento unico nel calendario italiano: è l’ultimo giorno in cui le famiglie si riuniscono prima che la quotidianità riprenda il suo corso normale. Segna il confine tra il tempo sospeso delle feste e il ritorno alla routine, tra la magia del Natale e la prosa dell’inverno lavorativo. Eppure questa transizione non è brusca: la Befana ammorbidisce il distacco, regala un’ultima giornata di meraviglia ai bambini, un ultimo dolce agli adulti.
Da Trieste a Palermo, da Torino a Lecce, ogni comunità celebra a modo suo questa vecchina volante. Nei grandi eventi cittadini come nelle feste di paese, nei falò sulle colline come nelle regate sui canali, la Befana continua a volare, a distribuire doni, a spazzare via il vecchio anno con la sua scopa magica. È una figura profondamente italiana, nata dall’incontro di culture diverse, dalla stratificazione di significati pagani e cristiani, dalla creatività popolare che ha saputo mantenere viva una tradizione antica adattandola ai tempi nuovi.
Quando il 6 gennaio volge al termine e le ultime calze vengono svuotate, quando gli ultimi dolci tradizionali vengono consumati e i falò si spengono lasciando solo cenere fumante, la Befana riprende la sua scopa e torna a casa. Tornerà tra dodici mesi, puntuale come sempre, per ricordarci che il tempo è ciclico, che ogni fine è anche un inizio, che la vecchiaia porta saggezza e che anche nel cuore dell’inverno più freddo possiamo trovare dolcezza.

Giornalista appassionata di enogastronomia, lifestyle e tempo libero, racconto storie autentiche che uniscono sapori, culture e tendenze. Con un occhio attento alle eccellenze culinarie e alle novità del mondo del food, esploro territori e tradizioni per offrire ai lettori esperienze autentiche, consigli di viaggio e approfondimenti sul lifestyle contemporaneo. Amo valorizzare la convivialità e il piacere di scoprire, raccontando vini, piatti e luoghi che fanno della qualità e dell’innovazione il loro punto di forza. Nel tempo libero, mi dedico a esplorare nuove destinazioni e sperimentare nuovi trend, condividendo storie e ispirazioni che arricchiscono la vita quotidiana in modo semplice e coinvolgente. Con un linguaggio fresco e coinvolgente, cerco di trasformare ogni articolo in un viaggio sensoriale che stimola curiosità e voglia di vivere.




































