Nel piccolo comune di Cavriago, in provincia di Reggio Emilia, accade qualcosa di straordinario. Una signora entra in biblioteca, si ferma davanti a un’illustrazione di Biancaneve, esita, poi torna indietro e la porta a casa. Non è un furto, è un prestito. Proprio come farebbe con un libro, quella donna ha scelto un’opera d’arte che vivrà con lei per quarantacinque giorni, appesa nel suo salotto o nella sua camera da letto. Benvenuti nel mondo delle artoteche, luoghi dove l’arte smette di essere privilegio di pochi per diventare patrimonio condiviso.
L’idea non è nuova, ma la sua diffusione in Italia resta timida, quasi clandestina. Le artoteche nascono nell’Europa centrale della fine degli anni Cinquanta, quando nel dopoguerra si cercava di ricostruire non solo le città ma anche il tessuto culturale di una società ferita. Germania, Olanda, Francia: paesi che hanno fatto della circolazione artistica un servizio pubblico, convinti che la bellezza non dovesse essere confinata tra le mura dei musei o nelle case dei collezionisti facoltosi.
La prima artoteca italiana: un esperimento emiliano
Quando nel 2011 il Multiplo di Cavriago apre le porte della prima artoteca pubblica dell’Emilia-Romagna, molti sono scettici. In un paese dove l’arte è spesso associata a investimenti economici o a esibizioni museali, l’idea di prestarla gratuitamente suona quasi sovversiva. Barbara Mantovi, responsabile del servizio, racconta di come tutto sia iniziato con un viaggio di studio nelle artoteche mitteleuropee. L’obiettivo era chiaro: evitare gli errori altrui e costruire un modello sostenibile, basato non su una collezione permanente ma su un sistema dinamico di prestiti da parte di artisti e galleristi.
Le opere – circa centocinquanta tra fotografie, grafiche su carta, tavole originali di fumetti e illustrazioni – ruotano ogni sei mesi. Non ci sono barriere di vetro, non servono competenze specifiche in storia dell’arte. Basta essere maggiorenni, iscriversi al servizio e scegliere. Ogni opera arriva con una “carta d’identità” sul retro che fornisce informazioni essenziali sull’autore e sulla tecnica. E per chi vuole approfondire, in biblioteca ci sono monografie e cataloghi disponibili.
I numeri parlano chiaro: quaranta artisti coinvolti, migliaia di prestiti effettuati, una comunità che si è affezionata al piacere del godimento estetico quotidiano. Mario, proprietario di un’officina metalmeccanica, espone dietro la sua scrivania un’opera di Alexander Calder. Prima dell’artoteca, probabilmente non sapeva nemmeno chi fosse uno dei massimi artisti del Novecento americano. Oggi quella massa elastica di forme arancioni, gialle e rosse fa parte della sua vita lavorativa.
Un modello che si espande: dall’Alto Adige alla Lombardia
Il successo di Cavriago ha fatto scuola. Nel 2013 anche l’Alto Adige ha aderito all’iniziativa attraverso il circuito delle sue cinque biblioteche provinciali, coordinate dalla Cooperativa 19 di Bolzano. Qui il prestito dura novanta giorni e il catalogo è consultabile online. Gli artisti possono candidarsi per entrare a far parte della rete: sarà un comitato artistico a selezionarli, offrendo loro l’opportunità di far circolare il proprio lavoro in un circuito alternativo a quelli canonici delle gallerie e dei musei.
Il concetto è rivoluzionario: invece di immaginare una collezione concentrata all’interno di un edificio, la collezione è diffusa, sparsa per la provincia, e incontra le persone direttamente nelle loro abitazioni. Dal collage alla serigrafia, dal dipinto su tavola all’installazione, ogni opera inserita in catalogo resta disponibile per tre anni, dopopodiché viene restituita o sostituita. È un prestito gratuito agli artisti, non una cessione: chi crea l’opera mantiene la proprietà, ma accetta di metterla a disposizione della comunità.
Anche la Toscana si è mossa in questa direzione. A Pistoia, dal 2017, l’artoteca della Biblioteca San Giorgio propone opere incorniciate di dimensione massima 50×70 centimetri realizzate da artisti locali. A Gorlago, in provincia di Bergamo, il servizio offre una cinquantina di opere su carta incorniciate create da artisti di fama nazionale, con un prestito che dura sessanta giorni. Nel 2021 è arrivata anche la prima artoteca del Piemonte, inaugurata a Domodossola presso il Collegio Rosmini. A Spino d’Adda, in Lombardia, il catalogo si concentra sui libri d’artista, una specializzazione che rende unica questa realtà.
Educare all’arte, cambiare la società
Ma perché le artoteche sono così importanti? La risposta va oltre il semplice accesso gratuito all’arte. Si tratta di educazione estetica, di costruzione di una sensibilità critica, di democrazia culturale. Come spiega il comitato scientifico dell’artoteca di Cavriago, composto dal critico d’arte Sandro Parmiggiani, dal pedagogista Mauro Speraggi e dall’autore di fumetti Giuseppe Camuncoli, uno degli obiettivi principali è stimolare gli utenti a sviluppare un approccio critico nei confronti delle opere esposte.
Gli utenti iniziano scegliendo opere di autori che conoscono o di cui hanno sentito parlare. Poi, esauriti questi, passano a nomi sconosciuti, ampliando progressivamente i propri orizzonti. È lo stesso meccanismo che avviene nelle biblioteche tradizionali: la curiosità alimenta la scoperta, la scoperta genera nuova curiosità. E così, opere di Calder e Chagall, grafiche di Capogrossi e illustrazioni di Luzzati finiscono per convivere con creazioni di giovani artisti del territorio, in una circolazione democratica del bello.
Il costo annuale di un servizio di prestito d’opere d’arte è inferiore a quello necessario per organizzare una mostra temporanea con catalogo. Eppure le artoteche restano poco diffuse in Italia. Forse perché richiedono un cambio di mentalità, la convinzione che l’arte non sia solo un investimento economico ma un bene comune, un diritto al pari dell’istruzione e della salute.
L’arte nelle case, nei luoghi di lavoro, nelle scuole
Le artoteche non si limitano al prestito. Durante l’anno ospitano incontri con gli artisti, laboratori aperti al pubblico, momenti di approfondimento sulle tecniche artistiche. In Alto Adige, questi eventi sono pensati per promuovere e divulgare l’arte contemporanea locale. A Cavriago, l’artoteca è presente anche al Multisala Novecento e all’Istituto Comprensivo Don Dossetti: la bellezza dell’arte segue i cittadini nella loro quotidianità, a casa, in ufficio, a scuola, al cinema.
I professionisti possono allestire le sale d’attesa dei loro studi con opere in prestito. Le scuole possono utilizzare il servizio per progetti didattici. Le aziende possono decorare i loro spazi con arte originale senza dover investire capitali. È un modello che ridefinisce il rapporto tra arte e vita, abbattendo le barriere che tradizionalmente le separano.
Le opere sono assicurate contro furto e rapina non solo negli spazi della biblioteca ma anche a casa dell’utente e in automobile durante il trasporto. Gli artisti ricevono visibilità e riconoscimento, il pubblico ha accesso a un patrimonio altrimenti irraggiungibile, le biblioteche si trasformano in centri culturali vivi e pulsanti. È un circolo virtuoso in cui tutti guadagnano qualcosa, e nessuno perde nulla.
Un futuro da costruire
Le artoteche rappresentano una pratica di cittadinanza attiva, come le hanno definite i responsabili del Multiplo di Cavriago. Sono luoghi dove il capitale sociale cresce attraverso lo sviluppo personale, la coesione sociale, il benessere collettivo. Sono spazi che incidono sul pensiero analogico e creativo, stimolando connessioni nuove tra le persone e il mondo che le circonda.
Mentre in Europa settentrionale le artoteche sono una realtà consolidata da decenni, in Italia restano esperienze isolate, lodevoli ma frammentate. Manca una rete nazionale, mancano investimenti strutturali, manca forse la consapevolezza che l’arte può essere un servizio pubblico essenziale quanto la sanità o l’istruzione.
Eppure qualcosa si muove. Sempre più biblioteche stanno valutando la possibilità di aprire sezioni dedicate al prestito artistico. Sempre più artisti manifestano interesse per questo tipo di circuito alternativo. Sempre più cittadini scoprono il piacere di vivere con un’opera d’arte originale, di osservarla ogni giorno, di farla diventare parte della propria storia personale.
In fondo, l’idea è semplice quanto potente: l’arte è per tutti. Non serve essere ricchi per goderne, non serve essere esperti per apprezzarla. Basta avere la curiosità di entrare in una biblioteca, scegliere un’opera che ci parla, portarla a casa e lasciarle il tempo di raccontarci qualcosa. Forse la signora di Cavriago che esitava davanti a Biancaneve lo aveva già capito. Forse è ora che anche il resto del paese lo capisca.

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