Il famigerato ammaraggio sul fiume Hudson del capitano Sullemberger che “quel” 15 gennaio del 2009 salvò tutti i passeggeri del volo, raccontato dal vecchio Eastwood in Sully. Dall’1 dicembre in sala.

Il capitano Sullemberger nota uno stormo di uccelli finire negli impianti del velivolo, mandando in pezzi i motori. Contattata la torre di controllo e analizzando la situazione nel migliore dei modi “umani”, Sully opta per l’atterraggio di emergenza sul fiume Hudson. Raffreddatosi il clima che lo incornicia come un eroe, Sully deve difendersi dal tribunale che confronta il suo operato con i dati virtuali di un simulatore di volo.

Bottino pieno di visibilità per Tom Hanks che dopo “Inferno” si mostra nei panni del coraggioso capitano, confidenzialmente chiamato Sully, alle prese con l’emergenza in volo prima, e con i dati di un simulatore di volo poi. Mostrare in un intero film il singolo incidente molto probabilmente si sarebbe rivelato limitante. Il film dunque punta il mirino sul lato umano che è alla base delle scelte del capitano, messo in contrapposizione alle analisi tecniche degli ingegneri, gli algoritmi e le simulazioni. Nonostante questo, il film ha qualcosa che non va.

La visione non colpisce mai (vuoi anche perché l’esito dell’atterraggio è noto fin dal principio) e risulta spesso noiosa. Di ufficio in ufficio per questioni legali, burocrazie, scartoffie, qualche bicchierino tra colleghi per far scorrere più velocemente le notti in balia dei dubbi. Le parti più interessanti sono certamente quelle girate in cabina.

Insomma, una biografia semplice su cui c’è poco da ragionare. Vediamo quello che è e basta.

Ci chiediamo: ma era davvero necessario? Perché dovremmo vedere questo film? Cosa è in grado di lasciare nelle mani del suo spettatore e all’interno del macro-utopistico-universo delle creazioni cinematografiche? Il nulla.

Eastwood si getta a capofitto nel progetto di raccontare una storia formidabile, certo, ma la cui idea reale supera e triplica in misura l’idea filmica. Viene “quasi” da pensare che Eastwood stia perdendo colpi, “quasi”, per lo meno sul piano delle idee e delle intenzioni.

Tirando le somme, tanti auguri per Hanks, un colpetto sulla spalla per Eastwood. Ci rivediamo in tempi migliori buon vecchio pistolero. E speriamo anche che gli USA si riprendano dalla devastante caterva di bio-flop che ha invaso le nostre sale nel 2016.