C’era una volta un ragazzo dell’Indiana che decise di prendere una chitarra acustica e percorrere a ritroso il fiume Mississippi, fin giù a Clarksdale, Mississippi, per sedersi ai piedi dei vecchi maestri del blues. Quella scelta ha cambiato tutto. Oggi Reverend Peyton è considerato uno dei migliori fingerpicker al mondo, e la sua band — i Reverend Peyton’s Big Damn Band — porta in giro per il pianeta un blues selvatico, autentico, che odora di legno secco e polvere di strada. Il prossimo autunno, il 27 settembre 2026, quella musica arriverà in Lombardia, sul palco del Black Inside di Lonate Ceppino (VA).
Dalle verande del Midwest ai palchi di tutto il mondo
Non c’è molta distanza, geograficamente, tra Nashville e Brown County, Indiana, dove Peyton è cresciuto. Ma c’è un abisso culturale tra il country patinato della Music Row e il blues grezzo, spoglio, quasi primitivo che lui ha scelto di fare. La sua è una musica di front porch — letteralmente, di portico davanti casa — nel senso più profondo del termine: suonata come se non ci fosse un palco, una scaletta, un pubblico da intrattenere, ma solo la verità da dire.
Eppure quella verità ha conquistato 38 paesi e 48 stati americani. La band è apparsa sulle pagine di Rolling Stone, ha conquistato la copertina di Vintage Guitar Magazine, ha raggiunto il primo posto nelle classifiche blues di Billboard, iTunes e Sirius XM, e ha ottenuto tre nomination ai Blues Music Awards della Blues Foundation di Memphis. L’Indianapolis Star ha inserito Peyton nella Top 25 dei musicisti hoosier di tutti i tempi — in una lista che comprende nomi come Wes Montgomery e John Mellencamp.
La scuola di Clarksdale: imparare il blues dai suoi padri
Per capire il suono di Peyton bisogna conoscere la sua formazione. Non si è iscritto a un conservatorio, né ha studiato su YouTube. Ha fatto qualcosa di molto più antico: è andato a imparare dai maestri. A Clarksdale, Mississippi — la città del Delta dove nacque il blues moderno, dove si trovano il leggendario crossroads e il Ground Zero Blues Club di Morgan Freeman — ha trascorso del tempo con leggende viventi come T-Model Ford, Robert Belfour e David “Honeyboy” Edwards, uno degli ultimi testimoni diretti dell’era di Robert Johnson.
Quella trasmissione orale, quasi tribale, del sapere musicale si sente in ogni nota. Il fingerstyle di Peyton — quella tecnica chitarristica in cui pollice e dita attaccano le corde simultaneamente, simulando basso, ritmo e melodia in un unico strumento — non è una dimostrazione tecnica, ma un atto di conservazione culturale. Un modo per tenere viva una tradizione che rischia di perdersi.
Un trio di famiglia: il washboard, la chitarra e il ritmo nel sangue
La band è, nel senso più stretto, una questione di famiglia. Al fianco di Peyton c’è sua moglie, Washboard Breezy Peyton, che suona il washboard — la vecchia tavolozza da lavanderia diventata strumento a percussione nel folk e nel blues degli anni ’20 e ’30 — con una precisione ritmica che lascia di stucco. Completa il trio “Jacob 201cThe Snakob201d Powell” alla batteria, il cui groove è il pavimento su cui tutto il resto danza.
Tre persone, un suono potente come una band di dieci elementi. È questo il paradosso dei Big Damn Band, e anche la fonte del loro fascino: riescono a riempire uno spazio sonoro enorme con la sola forza dell’intenzione musicale e dell’energia live. I loro concerti sono stati paragonati ai tent revival — le riunioni evangeliche sotto tenda dell’America rurale — per la loro capacità di trascinare il pubblico in qualcosa che assomiglia a un’esperienza collettiva, quasi spirituale.
Honeysuckle: un ritorno alle radici con ospiti d’eccezione
Il nuovo album si intitola Honeysuckle — caprifoglio, il fiore selvatico che cresce indisturbato lungo le strade di campagna del Sud — ed è forse il lavoro più personale e maturo della band. Prodotto dallo stesso Peyton e mixato da Vance Powell, ingegnere del suono sei volte vincitore di Grammy (ha lavorato con Jack White, Chris Stapleton e molti altri), l’album vanta collaborazioni di primo piano.
Tra gli ospiti figurano le McCrary Sisters, le voci gospel di Nashville che hanno cantato con Bob Dylan e Neil Young, presenti nel brano Manger; Colton Crawford in The Good Die Young; e ancora Billy Branch, armonicista di Chicago celebre per la sua militanza nella scena blues elettrica, e Michael Cleveland, virtuoso del fiddle bluegrass pluripremiato ai Grammy. Un cast che racconta quanto rispetto abbia guadagnato Peyton nell’ambiente musicale americano.
«È un ritorno alle mie radici: il nostro disco più acustico degli ultimi anni, tra strumenti vintage e collaborazioni da sogno», ha dichiarato Peyton. La scelta dell’acustico non è nostalgia, ma consapevolezza: il blues delle origini non aveva bisogno di amplificatori per farsi sentire. Bastava la verità.
Il 27 settembre a Lonate Ceppino: una data da non perdere
Per il pubblico lombardo, l’appuntamento è fissato: domenica 27 settembre 2026, il Black Inside di Lonate Ceppino (VA) ospiterà i Reverend Peyton’s Big Damn Band in quello che si preannuncia come uno degli eventi blues dell’anno in Italia. Il locale, punto di riferimento per gli appassionati di musica americana nella provincia di Varese, è il contesto perfetto per un concerto che non ha nulla di teatrale: niente effetti speciali, niente schermi giganti, solo musica suonata con le mani e il cuore.
I biglietti si possono prenotare tramite canale WhatsApp al 3477307640 / 3475430118. Per accedere al concerto è necessaria la tessera CSEN. Una serata in cui il blues non sarà un genere da ascoltare seduti, ma una forza da attraversare in piedi.

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