Il Lucca Summer Festival ha annunciato uno degli eventi più attesi dell’estate 2026: il 17 luglio, Ronnie Wood & His Band saliranno sul palco di Piazza Napoleone per quello che sarà l’unico concerto italiano dell’artista. Una serata che si preannuncia come molto più di un semplice show — una traversata di sessant’anni di storia del rock, suonata da uno dei suoi protagonisti più longevi e amati al mondo.
Piazza Napoleone abbraccia una leggenda vivente
C’è qualcosa di quasi cinematografico nell’immaginare Ronnie Wood che sale su quel palco il 17 luglio. Il cielo toscano di mezza estate, le luci che si accendono sulla Piazza Napoleone di Lucca — uno dei contesti architettonici più suggestivi d’Italia — e quella chitarra che inizia a tessere note familiari nell’aria calda della sera. Il concerto rappresenterà l’unica data italiana dell’artista, il che rende l’appuntamento ancora più raro e prezioso per il pubblico del nostro paese.
Lo show sarà una grande retrospettiva della straordinaria carriera di Ronnie Wood, concepita a supporto dell’uscita di Fearless: Anthology 1965–2025, il doppio album che raccoglie sessant’anni di musica e creatività. Non una semplice esibizione, dunque, ma un racconto per immagini sonore: la storia di un uomo che ha attraversato il rock come una corrente elettrica ininterrotta, dal Londra operaia degli anni Sessanta fino ai palcoscenici più grandi del mondo.
Sessant’anni di rock compresso in una sera
Per capire il peso specifico di questa serata, bisogna tornare indietro al 1964. Wood cominciò la sua carriera quando si unì ai Birds come chitarrista — un ragazzo della periferia londinese di Hillingdon con la musica nel sangue di famiglia. Suo padre suonava in un’orchestra di armonica, mentre i fratelli maggiori Ted e Art erano entrambi musicisti e graphic designer. Il destino era scritto, anche se nessuno poteva immaginare quanto in grande.
Poi arrivò la Jeff Beck Group, nel 1967, dove Wood si ritrovò a suonare il basso accanto a un altro prodigio della chitarra, diventando parte di una formazione che avrebbe ispirato generazioni di musicisti. Dopo lo scioglimento del gruppo, insieme a Rod Stewart fondò i Faces, la band che avrebbe iniettato uno spirito buccaneering di rock’n’roll in una scena musicale grigia, attirando enormi platee con i loro show travolgenti e influenzando una generazione di musicisti punk in attesa di emergere.
L’antologia Fearless attraversa tutte le tappe fondamentali del suo percorso artistico: dalle prime registrazioni negli anni Sessanta, passando per l’esperienza con la Jeff Beck Group, il successo internazionale con i Faces, fino al lungo e leggendario sodalizio con i The Rolling Stones, di cui è membro ufficiale dal 1975.
Rolling Stones: il sogno che diventa realtà
La storia dell’ingresso di Ronnie Wood nei Rolling Stones è quasi una leggenda nella leggenda. Wood spesso raccontava di aver visto i Rolling Stones nel 1964 al National Jazz and Blues Festival del Surrey come un’esperienza che gli aveva cambiato la vita, commentando: “Pensai: sembra un bel lavoro. Un giorno sarò in quella band.”
Quella profezia si avverò nel 1975, quando Mick Taylor lasciò il gruppo e Mick Jagger cercò il suo sostituto ideale. Jagger, parlando dell’ingresso di Wood, disse di aver voluto qualcuno facile con cui lavorare, un buon musicista abituato a suonare dal vivo, capace di affrontare il grande tour americano con una band come gli Stones. Wood era l’uomo giusto al momento giusto, e da allora non ha mai lasciato quel posto.
Il risultato è quello che Keith Richards ha descritto come “l’antica arte dell’intreccio”: due chitarre che dialogano, si sovrappongono, si inseguono senza mai davvero separarsi. Un linguaggio musicale unico che ha caratterizzato il suono degli Stones per cinquant’anni.
Fearless: il testamento di un artista ancora in movimento
Fearless: Anthology 1965–2025 include brani chiave tratti dai sette album solisti in studio di Wood, oltre a co-composizioni e momenti essenziali con i Rolling Stones, i Faces, Rod Stewart, Ronnie Lane e la Jeff Beck Group.
Ma ciò che rende la raccolta davvero speciale — e che alimenta l’attesa per il concerto di Lucca — sono i quattro brani inediti registrati nel 2025, il primo nuovo materiale solista di Wood dai tempi di I Feel Like Playing del 2010. Tra questi, un aggiornamento del classico rhythm and blues You’re So Fine dei Falcons (1959) e una reinterpretazione del brano rocksteady Take It Easy di Hopeton Lewis, entrambi con la voce aggiuntiva di Imelda May. E poi A Certain Girl con Chrissie Hynde dei Pretenders, e infine una composizione originale di Wood, Mother Of Pearl, co-prodotta da suo figlio Jesse e dal produttore Sean Genockey.
Quattro brani che raccontano non un uomo che guarda indietro, ma uno che continua a muoversi, a sperimentare, a sorprendersi. A 77 anni, Ronnie Wood è ancora, irriducibilmente, un musicista in divenire.
Due volte nella Rock and Roll Hall of Fame
Due volte inserito nella Rock and Roll Hall of Fame — con i Rolling Stones e con i Faces — Ronnie Wood ha militato in alcuni dei gruppi rock più influenti di sempre e ha collaborato con il meglio della musica britannica e internazionale. Un palmares che pochi possono vantare, eppure Wood non ha mai amato le etichette. Si è sempre definito, prima di tutto, un musicista curioso.
Chitarrista, bassista, cantautore, pittore, conduttore radiofonico, autore: le vite di Ronnie Wood si moltiplicano come i riff della sua chitarra. La sua versatilità come musicista, mescolando rock, blues e soul, gli ha guadagnato ammirazione da parte di fan e colleghi. E poi c’è la pittura: una carriera parallela di tutto rispetto, con mostre in gallerie di tutto il mondo. È raro trovare qualcuno capace di essere autentico in così tanti linguaggi allo stesso tempo.
Un artista che non si è mai arreso
La storia di Ronnie Wood non è solo una storia di successo. È anche una storia di resilienza che merita di essere raccontata. Nel 2017 gli fu diagnosticato un tumore al polmone, trattato con successo senza chemioterapia grazie alla diagnosi precoce. Nel 2020, in pieno lockdown, affrontò una seconda battaglia oncologica, questa volta contro una forma rara e aggressiva di cancro a piccole cellule. Dopo il trattamento, annunciò di essere guarito.
Queste vicende — che avrebbero piegato chiunque — sembrano aver restituito a Wood una chiarezza e una gratitudine verso la musica che si percepisce in ogni nota di Fearless. Salire su quel palco a Lucca il 17 luglio non sarà per lui un atto di routine: sarà, ancora una volta, una conquista.
Il Lucca Summer Festival: la cornice perfetta per una storia straordinaria
Da oltre venticinque anni, il Lucca Summer Festival porta nella splendida cornice medievale della città toscana i grandi nomi della musica internazionale. Piazza Napoleone è diventata nei decenni un luogo quasi sacro per i fan di tutto il mondo, uno spazio dove l’architettura storica e la musica dal vivo si fondono in qualcosa di irripetibile. L’edizione 2026 del festival si preannuncia ricchissima — con artisti come David Byrne, John Legend, Jamiroquai, Alabama Shakes, Zucchero e Katy Perry — ma la data del 17 luglio ha già acquisito uno status speciale.
Lontano dalla dimensione monumentale degli Stones, Wood si presenta qui come narratore della propria storia, offrendo una prospettiva intima su un percorso che ha attraversato epoche, stili e linguaggi musicali senza mai perdere autenticità. Ed è forse questa intimità — questo racconto in prima persona di sessant’anni di rock — la promessa più affascinante della serata.

Appassionata di musica, racconto storie, emozioni e tendenze che vibrano nel mondo sonoro di oggi. Attraverso interviste, recensioni e approfondimenti, esploro generi diversi, dal mainstream alle scene indipendenti, con uno sguardo attento ai talenti emergenti e alle icone della musica internazionale. Amo immergermi nelle note e nei testi per offrirne una lettura originale e coinvolgente, capace di raccontare non solo i brani, ma anche le storie dietro gli artisti e le influenze che plasmano le loro opere. Con uno stile fresco e appassionato, cerco di trasmettere al pubblico l’energia e la magia della musica, strumento di cultura, emozione e condivisione universale.



































