Un dramma storico… che non lo è. Due donne per una sola corona e il sacrificio del desiderio.
Sono appena passate le dieci di sera e la folla che sciama fuori dal Teatro Elfo Puccini sembra stranamente silenziosa. C’è un senso di sospensione nell’aria, quello che solo il grande teatro sa lasciare quando non si limita a raccontare una storia, ma ti scortica un po’ l’anima.
Il colpo di genio di Ella Hickson, sorretto dalla regia millimetrica di Cristina Crippa ed Elio De Capitani, si palesa subito: Elisabetta non è una, è due. Sul palco, la tensione tra Maria Caggianelli Villani (la giovane Elizabeth, vibrante di desideri e paure) ed Elena Russo Arman (la Regina, marmorea e implacabile) è stata quasi elettrica.
Sin dai primi minuti, lo sdoppiamento della Regina ci ha proiettati in un labirinto mentale. Vedere Maria Caggianelli Villani lottare con la propria giovinezza, con quel corpo che è al contempo un’arma e una condanna, è stato straziante. Ma è quando entra in gioco la “maturità” di Elena Russo Arman che lo spettacolo stasera ha preso il volo: la sua trasformazione in un’icona di porcellana, priva di sesso per poter avere tutto il potere, è stata di una potenza scenica devastante.
Un’estetica che toglie il fiato e dialoghi di rara intensità concettuale.
Visivamente, lo spettacolo è accattivante. I costumi di Ferdinando Bruni non sono solo abiti: sono gabbie dorate. Durante la rappresentazione, ogni strato rimosso o aggiunto sembrava un pezzo di libertà che se ne andava.
Non lasciatevi ingannare dai nomi storici: stasera non eravamo nel 1558, eravamo qui, oggi. Il testo di Ella Hickson è risuonato nelle casse del teatro con una ferocia contemporanea incredibile. Ogni dialogo tra Elizabeth e i suoi “protettori” o nemici (un cast maschile, con Curcurù e Giammarini, capace di essere viscido e autorevole con un solo cambio di tono) sembrava uno scontro di scherma.
La lotta per l’autodeterminazione, il prezzo altissimo che le donne pagano per la leadership e la frammentazione della propria identità tra pubblico e privato sono temi che sono risuonati fortissimi tra le poltrone rosse della sala.
È uno spettacolo che non dà risposte consolatorie. Ti sbatte in faccia la domanda: quanto di te stesso saresti disposto a uccidere per diventare immortale?
Lo spettacolo “I corpi di Elizabeth”, scritto dalla drammaturga britannica Ella Hickson, è diventato un piccolo caso teatrale sin dal suo debutto nel 2024, consolidandosi con il ritorno all’Elfo Puccini di Milano in questa stagione 2026.
Regia: Cristina Crippa ed Elio De Capitani
Cast: Elena Russo Arman, Maria Caggianelli Villani, Enzo Curcurù, Cristian Giammarini
































