La Milano Ice Skating Arena ha assistito a uno degli upset più clamorosi nella storia del pattinaggio artistico olimpico. Ilia Malinin, il ventunenne statunitense soprannominato il “Quad God” e dato per vincitore con il 93% di probabilità dai bookmaker, è crollato sotto il peso delle aspettative, chiudendo all’ottavo posto con 264,49 punti. Al suo posto, sul gradino più alto del podio, è salito Mikhail Shaidorov, pattinatore kazako di 21 anni che ha conquistato un oro storico con 291,58 punti, regalando al Kazakhstan la sua prima medaglia d’oro olimpica invernale dopo 32 anni.
Quando la perfezione tecnica incontra la pressione psicologica
La serata del 13 febbraio 2026 è iniziata con una citazione socratica registrata dalla stessa voce di Malinin: “La vera saggezza sta nel sapere di non sapere nulla”. Parole che, in retrospettiva, suonano come un presagio. Il programma libero dell’americano, che lo aveva consacrato come il più grande innovatore tecnico della sua generazione con salti che sembravano sfidare le leggi della fisica, si è trasformato in un incubo. Il quadruplo axel che avrebbe dovuto entrare nella leggenda olimpica si è dissolto in un banale salto singolo. Due cadute rovinose hanno compromesso irrimediabilmente la performance.
“Sono sotto shock, mi sono allenato tutta la stagione e questo è il risultato, posso solo guardare al futuro”, ha dichiarato Malinin ai microfoni a fine gara, con la voce spezzata dall’incredulità. Il suo quindicesimo posto nel libero ha trascinato verso il basso la sua classifica generale, nonostante fosse partito in testa dopo il programma corto. 72 punti persi in errori catastrofici che raccontano non solo di salti sbagliati, ma di una mente che ha ceduto prima del corpo.
L’outsider che ha sconfidato i pronostici
Mentre l’America piangeva il suo campione caduto, il ghiaccio milanese consacrava un nuovo re. Mikhail Shaidorov, quinto dopo il programma corto, ha pattinato sulle note di “Confessa” e musiche dal film “Il Quinto Elemento”, interpretate dal celebre cantante kazako Dimash Qudaibergen. La sua performance è stata tecnicamente impeccabile: cinque salti quadrupli puliti eseguiti per la prima volta in carriera in una competizione così importante, per un punteggio di 198,64 nel libero.
“Non posso crederci. Tutta la stagione ho lottato con me stesso. Questa stagione è stata estremamente dura. Ho provato diverse volte nelle competizioni a eseguire cinque salti quadrupli, ma non ha mai funzionato. Oggi tutto si è incastrato”, ha dichiarato Shaidorov, visibilmente emozionato. La sua vittoria rappresenta non solo un trionfo personale, ma un momento storico per il Kazakhstan: la prima medaglia d’oro olimpica nel pattinaggio artistico e il primo oro olimpico invernale dal 1994, quando il fondista Vladimir Smirnov trionfò a Lillehammer.
L’eredità di Denis Ten vive attraverso Shaidorov
La vittoria di Shaidorov porta con sé un peso emotivo profondo. Cresciuto ad Almaty, il giovane pattinatore fu allievo di Denis Ten, il bronzo olimpico di Sochi 2014 tragicamente assassinato nel luglio 2018 durante un tentativo di rapina. Ten era stato il primo pattinatore kazako a salire su un podio olimpico, aprendo la strada a una nuova generazione di atleti in un paese senza tradizione nel pattinaggio artistico.
“Credo che questa medaglia avrebbe significato molto per Denis Ten. Ha aperto la strada per noi. Il percorso è stato difficile per lui e per me. Voglio ringraziare Denis per tutto ciò che ha fatto per il nostro sport e per il nostro paese”, ha affermato Shaidorov dopo la vittoria. Le sue parole risuonano come un tributo a un mentore perduto troppo presto, a soli 25 anni. Ten non aveva solo conquistato medaglie, ma aveva costruito ponti culturali, portando campioni mondiali come Stéphane Lambiel e Carolina Kostner in Kazakhstan con il suo show “Denis Ten and Friends”.
Il Giappone conferma la sua dominanza
Dietro a Shaidorov si sono piazzati due pattinatori giapponesi: Yuma Kagiyama ha conquistato l’argento con 280,06 punti, mentre Shun Sato ha completato il podio con il bronzo e 274,90 punti. Per il terzo Giochi Olimpico consecutivo, il Giappone si è assicurato almeno due medaglie nel pattinaggio artistico maschile, confermandosi potenza dominante della disciplina.
La prestazione di Sato è stata particolarmente notevole: pattinando con il destino della medaglia d’oro giapponese nelle sue mani, ha eseguito tre quadrupli in una prestazione brillante, ricevendo valutazioni positive per ogni elemento. “Essendo onesto, mi aggrappavo alla speranza di poter superare Ilia… ma è un pattinatore di un altro livello, quindi volevo solo avvicinarmi il più possibile a lui”, ha dichiarato Sato ai giornalisti giapponesi.
Malinin e la lezione di sportività che trascende la delusione
In un’epoca dominata da ego e polemiche, Ilia Malinin ha offerto una lezione di stile che va oltre il risultato sportivo. Seduto nella kiss & cry dopo aver appreso che il suo libero era solo il quindicesimo, distrutto e frastornato, il giovane americano si è ripreso e si è diretto verso Shaidorov. Lo ha abbracciato e si è congratulato con sincerità, dimostrando quella sportività e quel rispetto per l’avversario che spesso sembrano scomparsi dall’atletica moderna.
Il gesto di Malinin non cancella la sua delusione, ma la incornicia in una prospettiva più ampia. Ha partecipato solo pochi giorni prima alla vittoria americana nella gara a squadre, contribuendo con una performance di 200,03 punti nel libero che, sebbene sotto i suoi standard abituali, ha permesso al Team USA di conquistare l’oro per il secondo Giochi consecutivo, battendo il Giappone per un solo punto.
L’Italia fuori dal podio ma con orgoglio
Per l’Italia, Daniel Grassl ha chiuso nono con 263,71 punti, esibendo il suo programma “Conclave” mentre combatteva contro un’intossicazione alimentare che lo aveva tormentato per tutta la giornata. “Ero morto nella seconda metà del programma”, ha rivelato Grassl, che è corso a vomitare dietro le quinte subito dopo l’esibizione. La sua tenacia nel competere nonostante le condizioni fisiche precarie ha conquistato il rispetto del pubblico italiano, che gli ha tributato una standing ovation.
Nella gara a squadre, invece, l’Italia aveva conquistato un emozionante bronzo davanti al pubblico di casa, con Matteo Rizzo protagonista di una prestazione libera che ha scatenato l’entusiasmo della Milano Ice Skating Arena. Il suo scivolamento sulle ginocchia verso i compagni celebranti è diventato uno dei momenti iconici di questi Giochi.
Il futuro del pattinaggio artistico tra innovazione e tradizione
La vicenda di Milano Cortina 2026 solleva interrogativi profondi sul futuro del pattinaggio artistico. Shaidorov ha portato in gara innovazioni tecniche straordinarie, diventando nel novembre 2024 il primo pattinatore a eseguire in competizione la combinazione triplo axel-quadruplo toeloop, seguita un mese dopo dal primo triplo axel-euler-quadruplo salchow al Grand Prix Final. Quest’ultima combinazione, ripetuta anche nel libero olimpico, gli è valsa 21,39 punti e ha scritto una pagina di storia.
“Sto migliorando, facendo cose nuove, portando cambiamenti nel pattinaggio artistico. Molti atleti, anche i migliori, mi guardano e provano le combinazioni. E per me questa è probabilmente la cosa più importante, che sono in grado di far progredire questo sport”, ha dichiarato Shaidorov, tracciando un parallelo con il suo mentore Denis Ten, anch’egli innovatore e visionario.
Malinin, dal canto suo, rimane il detentore di primati tecnici che sembravano impossibili fino a pochi anni fa. Soprannominato il “Quad God” per la sua capacità di eseguire sei tipi diversi di salti quadrupli, compreso il leggendario quadruplo axel che nessun altro ha mai completato in competizione, rappresenta l’apice dell’evoluzione tecnica della disciplina. La sua debacle olimpica non cancella questi meriti, ma sottolinea come nel pattinaggio artistico, forse più che in qualsiasi altro sport, la componente psicologica possa determinare il confine tra gloria e delusione.
La pressione delle aspettative: un peso invisibile ma devastante
Gli psicologi dello sport hanno da tempo identificato il fenomeno del “favorito che crolla”, particolarmente evidente negli sport giudicati dove l’elemento mentale gioca un ruolo cruciale. Malinin è arrivato a Milano con il peso di essere considerato imbattibile. Le statistiche parlavano chiaro: 93% di probabilità di vittoria secondo i bookmaker, campione mondiale in carica per la seconda volta consecutiva, record mondiale con 228,97 punti allo Skate Canada di ottobre 2024.
Questo tipo di pressione può creare un ciclo vizioso: l’atleta inizia a pensare al risultato finale piuttosto che concentrarsi sull’esecuzione di ogni singolo elemento. Nel pattinaggio artistico, dove frazioni di secondo e millimetri determinano il successo o il fallimento di un salto, questa distrazione mentale può essere fatale. La citazione socratica con cui Malinin ha aperto il suo programma – “La vera saggezza sta nel sapere di non sapere nulla” – sembra ora una riflessione involontaria sulla natura imprevedibile dello sport d’élite.
Shaidorov: dalla pista all’aperto di Almaty al tetto olimpico
La storia di Mikhail Shaidorov è un racconto di determinazione contro ogni probabilità. Cresciuto ad Almaty, capitale del Kazakhstan fino al 1998, da ragazzo era costretto ad allenarsi all’alba su una pista all’aperto per provare i salti senza essere disturbato da bambini e turisti. Figlio d’arte – suo padre Stanislav è stato sei volte campione nazionale ed è ora allenatore – ha iniziato a pattinare a cinque anni in condizioni che avrebbero scoraggiato molti.
Nel 2018, l’anno della tragica morte di Denis Ten, i genitori di Shaidorov capirono che il ragazzo doveva lasciare il Kazakhstan per raggiungere il suo pieno potenziale. Si trasferì a Sochi per allenarsi con Aleksei Urmanov, campione olimpico del 1994 a Lillehammer – le stesse Olimpiadi in cui il Kazakhstan conquistò il suo ultimo oro olimpico invernale prima di questo. Il cerchio si chiude in modo quasi poetico: il medagliato d’oro del 1994 ha allenato il medagliato d’oro del 2026.
L’eredità imprevedibile dello sport
Ciò che resterà di questa notte milanese è un promemoria crudele ma necessario: nello sport, la perfezione annunciata è spesso quella che tradisce. Le competizioni non si vincono sulla carta o nei pronostici, ma sul ghiaccio, sul campo, nella piscina. L’elemento umano – con le sue debolezze, le sue paure, ma anche la sua capacità di elevarsi oltre i limiti – rimane l’ingrediente più imprevedibile e affascinante.
Mikhail Shaidorov ha vinto perché ha saputo gestire la pressione meglio degli altri. Arrivato quinto dopo il corto, aveva meno da perdere rispetto a Malinin, ma anche meno margine di errore. Ha scelto di modificare elementi del suo programma poco prima di scendere in pista, una decisione audace che avrebbe potuto costargli carissima. Invece, quella scommessa su se stesso ha dato i suoi frutti in modo spettacolare.
Per Ilia Malinin, questa sconfitta potrebbe rivelarsi, paradossalmente, una lezione preziosa. Ha solo 21 anni e il tempo dalla sua parte. I prossimi Giochi Olimpici invernali si terranno tra quattro anni, e se la storia del pattinaggio artistico ci insegna qualcosa, è che le seconde opportunità possono essere dolci. Yuzuru Hanyu ha vinto due ori olimpici consecutivi, ma aveva solo 19 anni al primo trionfo. Patrick Chan, dopo tre argenti mondiali, ha finalmente conquistato il suo primo titolo mondiale a 22 anni.
Nel frattempo, il Kazakhstan celebra. Le strade di Almaty si sono riempite di festeggiamenti spontanei. Erbol Myrzabossynov, Ministro del Turismo e dello Sport kazako, ha dichiarato: “Questo è il risultato di anni di duro lavoro, perseveranza e fede nel proprio obiettivo”. Una nazione con scarsa tradizione negli sport invernali ha dimostrato che con la giusta combinazione di talento, dedizione e supporto istituzionale, tutto è possibile.
La vittoria di Shaidorov non è solo sua, né solo del Kazakhstan. È una vittoria per tutti gli atleti che vengono da nazioni considerate marginali negli sport invernali. È un promemoria che lo sport, nella sua essenza più pura, non conosce confini geografici o tradizioni consolidate. Serve solo il ghiaccio, un paio di pattini, e il coraggio di sognare l’impossibile.

Curioso per natura, vivo la vita come se non ci fosse un domani.
Appassionato di enogastronomia e viaggi, racconto storie di sapori, tradizioni e culture attraverso itinerari culinari e destinazioni autentiche. Esploro territori, scopro vini, piatti e prodotti locali, condividendo esperienze sensoriali e consigli pratici per viaggiatori enogastronomici. Amo immergermi nelle tradizioni di ogni luogo, catturando l’essenza di culture diverse e facendo emergere il legame tra territorio e gastronomia. Con uno stile vivace e coinvolgente, trasformo ogni racconto in un’esperienza da gustare e vivere, ispirando chi desidera scoprire il mondo attraverso i suoi sapori autentici. Per me, viaggio e cucina sono strumenti di conoscenza e confronto, capaci di unire le persone e arricchire l’anima.


































