A pochi giorni dall’apertura dei XXV Giochi olimpici invernali, Milano si trasforma in un palcoscenico mondiale dove lo sport incontra la gastronomia. Mentre San Siro si prepara ad accogliere la cerimonia d’apertura del 6 febbraio, tra le vie della città emerge un’iniziativa che rilegge la tradizione alpina attraverso sapori inediti. Don Juan, storico ristorante argentino in Via Altaguardia, a due passi dal Villaggio Olimpico, propone un viaggio culinario che unisce l’atmosfera dei rifugi di montagna alle tradizioni gastronomiche delle regioni più fredde dell’Argentina.
Quando la Pampa incontra le Dolomiti
L’idea nasce da una riflessione geografica e culturale. L’Argentina, con i suoi 3.700 chilometri di estensione da nord a sud, custodisce territori dove il freddo plasma l’identità culinaria tanto quanto sulle Alpi. Bariloche, la ‘Svizzera argentina’ incastonata tra i laghi patagonici, e la Terra del Fuego, l’estremità australe del continente, hanno sviluppato una cucina del calore e della sostanza, fatta di brasati, guisos e carni alla brace che riscaldano corpo e anima.
Don Juan, aperto nel 2000 da Giorgio Beretta e Marlene Gomes e considerato dalla critica il migliore ristorante argentino d’Italia, trasforma questa affinità climatica in un progetto gastronomico. Per tutta la durata delle Olimpiadi – dal 6 al 22 febbraio – il locale diventa un après-ski urbano, dove il rituale del ‘calore dopo il freddo’ si declina secondo i codici della cucina gaucha.
Il pranzo come rifugio alpino
A mezzogiorno, il ristorante propone il High Altitude Lunch, un menu che richiama l’esperienza dei rifugi alpini reinterpretata attraverso ingredienti e preparazioni argentine. L’Asado Bariloche – costine di manzo brasate al Malbec servite con polenta – evoca le lunghe cotture delle malghe dolomitiche, ma porta in tavola il carattere robusto della Patagonia andina, dove la tradizione dell’asado si fonde con l’eredità degli immigrati europei che colonizzarono quelle terre a fine Ottocento.
Il Guiso de Lenteja, zuppa sostanziosa di lenticchie con carne e salsiccia, appartiene al repertorio delle preparazioni che nelle regioni fredde dell’Argentina – dove le temperature invernali scendono sotto zero – hanno la stessa funzione rigenerante dei piatti di montagna europei. La Merenda Terra del Fuego, con salsiccia alla griglia, provolone fuso e polenta grigliata, racconta invece l’estremità meridionale del continente, dove la cucina dei popoli originari – fatta di carne di guanaco e selvaggina – si è incontrata con le tecniche culinarie dei coloni, generando piatti che oggi definiscono l’identità gastronomica della regione.
L’après-ski come momento identitario
L’après-ski, nato nelle Alpi francesi agli inizi del Novecento come semplice sosta davanti al camino con un vin brûlé, si è evoluto nel tempo fino a diventare un fenomeno culturale che oggi caratterizza località come Cortina, Courchevel e St. Moritz. Don Juan lo trasferisce in città reinterpretandolo attraverso sapori argentini: nel tardo pomeriggio e a cena, lo spazio diventa teatro di un rituale fatto di condivisione e convivialità.
Protagonista dell’esperienza è il Malbec Caliente, reinterpretazione argentina del vin brûlé europeo: il Malbec – vitigno simbolo della viticultura argentina, coltivato ai piedi delle Ande a oltre mille metri d’altitudine – viene scaldato con frutta e spezie, creando una bevanda che scalda e accompagna tapas e bite della tradizione gaucha. La proposta si chiude con dessert caldi: frutti di bosco con gelato alla crema e crêpe di mela verde flambata al rum, che richiamano la tradizione dolciaria delle regioni andine dove l’influenza tedesca e austriaca ha lasciato un’impronta indelebile.
Milano-Cortina come catalizzatore culturale
L’iniziativa di Don Juan si inserisce nel più ampio fenomeno di attivazione culturale che accompagna i Giochi olimpici. Milano-Cortina 2026, prima edizione olimpica invernale con due città ospitanti ufficiali, porta le competizioni in 15 sedi distribuite tra Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige. La cerimonia d’apertura del 6 febbraio trasformerà lo stadio Giuseppe Meazza in un palcoscenico globale, con artisti internazionali come Mariah Carey, Laura Pausini e Andrea Bocelli. Per la prima volta nella storia olimpica, la cerimonia si svolgerà simultaneamente in due città, creando un evento diffuso che unisce Milano e Cortina in un unico racconto.
In questo contesto, la proposta gastronomica del ristorante argentino diventa parte di una narrazione più ampia sul significato dello sport come occasione di scambio culturale. La vicinanza al Villaggio Olimpico – strutture che ospiteranno atleti e delegazioni da tutto il mondo – rende Don Juan un potenziale punto d’incontro tra pubblico internazionale e tradizioni culinarie lontane dalla geografia alpina ma vicine nello spirito.
Tradizione e innovazione sulla tavola
L’operazione di Don Juan non è semplice adattamento tematico, ma rilettura consapevole di affinità geografiche e climatiche. L’Argentina patagonnica, con le sue montagne, i suoi laghi glaciali e le sue temperature rigide, condivide con le Alpi europee non solo il paesaggio ma anche una filosofia del cibo: sostanza, calore, condivisione. Città come Bariloche – fondata ufficialmente nel 1902 e divenuta meta sciistica d’élite paragonabile a Cortina o St. Moritz – hanno sviluppato una cucina dove la carne di agnello, il cervo, il cinghiale e la trota patagonica si alternano in preparazioni che fondono tecnica europea e materia prima locale.
Il locale di Via Altaguardia, con le sue quattro sale tematiche che riproducono l’atmosfera delle case di campagna argentine e la grande parrilla a vista – elemento distintivo della cucina gaucha – mantiene durante le Olimpiadi la propria identità pur dialogando con la dimensione alpina. La carta dei vini, che vanta oltre 300 etichette argentine, offre Malbec provenienti dalle vigne d’alta quota di Mendoza e della Valle di Uco, territori dove la viticoltura si pratica tra i 900 e i 1.500 metri sul livello del mare, condizioni simili a quelle di certi vigneti alpini.
Nei diciassette giorni che separano la cerimonia d’apertura da quella di chiusura – prevista il 22 febbraio all’Arena di Verona – Milano diventa crocevia di culture e linguaggi. L’après-ski argentino di Don Juan si inserisce in questo dialogo come dimostrazione che le tradizioni culinarie, pur radicate in geografie specifiche, possono trovare corrispondenze inaspettate quando condividono clima, paesaggio e filosofia. Il calore di un guiso patagonico e quello di una polenta alpina raccontano, in fondo, la stessa storia: quella dell’uomo che cerca riparo dal freddo e trova nella condivisione del cibo un momento di umanità e accoglienza.

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