Sul fronte del Padiglione 6 dell’Ospedale Niguarda, ventisette metri di pura energia pittorica si ergono verso il cielo di Milano. Cinque rubinetti monumentali da cui sgorga acqua colorata che si trasforma nei celebri cerchi olimpici, mentre nella parte inferiore l’esplosione cromatica su sfondo nero cattura lo sguardo dei passanti. È “Apri alla Vita”, il murale che Marco Tamburro ha realizzato lo scorso novembre come tributo alle Olimpiadi invernali, primo tassello di un progetto espositivo più ampio.
Due città, un’unica visione artistica
Dal 5 febbraio al 7 marzo 2026, la mostra personale “Eyes to the Sky” inaugura simultaneamente alla Fabbrica Eos Gallery di Milano e alla Galleria Luigi Proietti di Cortina d’Ampezzo. Un doppio appuntamento che unisce idealmente la metropoli lombarda alla Regina delle Dolomiti, proprio mentre il mondo si prepara a celebrare i Giochi.
Le opere inedite esposte proseguono il dialogo tra arte e sport già avviato con il murale del Niguarda. Città italiane e discipline olimpiche invernali diventano protagoniste di una pittura che fonde elementi architettonici, teatrali e pittorici, caratteristica che ha reso riconoscibile il linguaggio di questo artista nato a Perugia nel 1974.
Lo sguardo rivolto verso l’alto
“Eyes to the Sky” non è solo un titolo evocativo. È un gesto universale: quello dell’atleta che alza gli occhi al cielo dopo una vittoria, ma anche la ricerca di conforto dopo una caduta. Per apprezzare pienamente il murale di Tamburro bisogna guardare in alto, e questo movimento diventa metafora di un’elevazione più profonda, un invito a superare la prospettiva centrata solo su noi stessi per abbracciare un orizzonte condiviso.
Diplomato all’Accademia di Belle Arti di Roma e formatosi anche a Brera, Tamburro ha esposto al MAXXI, alla Biennale di Venezia e al Macro. Le sue tele di grande formato portano sulla scena il teatro della vita contemporanea, con campiture di bianco e nero interrotte da squarci di rosso acceso.
Quando il tempo si ferma sulla tela
Arte e sport condividono valori come disciplina, resilienza, solidarietà. Ma c’è una differenza sostanziale: lo sport vive nel qui e ora, in una sfida costante contro il tempo; l’arte invece lo ferma, lo cristallizza in un frammento eterno. Ed è proprio questa capacità di fissare l’attimo che rende le opere di Tamburro così potenti nel dialogo con l’universo olimpico.
La mostra milanese fa parte del circuito “Arte e Sport: Armonia, Bellezza, Benessere, Velocità”, organizzato dal Maroncelli District con il patrocinio di FISI Comitato Alpi Centrali, CONI Lombardia e FICTS. In occasione dell’esposizione è stato realizzato anche un catalogo con contributi del Presidente Giovanni Malagò, testimonianza di come istituzioni sportive e mondo dell’arte stiano convergendo verso un linguaggio comune in vista dei Giochi.

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