L’11 aprile 2026, davanti alla Taylor Family Digital Library dell’Università di Calgary, in Alberta, Canada, il tempo ha fatto un salto di sessantasei milioni di anni. Oltre 6.000 calgarians hanno invaso il campus per la giornata celebrativa del 60° anniversario dell’ateneo, tra musica dal vivo, cibo gratuito e un’impresa destinata a entrare nei libri dei record. Studenti, professori, dipendenti e bambini hanno ballato sulle note di We Are the Champions dei Queen nelle loro tute e costumi gonfiabili da dinosauro, dopo che un giudice del Guinness World Records aveva appena certificato qualcosa di straordinario: il record mondiale per la più grande riunione di persone vestite da dinosauro era ufficialmente e irrevocabilmente estinto.

Il legame profondo tra l’università e i dinosauri

Non si è trattato di un capriccio festivo. Il mascotte ufficiale dell’università è “Rex O’Saurus”, e le squadre sportive dell’ateneo sono da decenni conosciute come i “Dinos”: un’identità costruita nel tempo, radicata nella cultura istituzionale e ora celebrata con un’esplosione di entusiasmo collettivo. Per il 60° anniversario, l’università voleva infrangere un record di “proporzioni preistoriche”, e quando si ha un dinosauro come simbolo, la strada è già tracciata. L’Alberta, del resto, non è nuova a questo tipo di passione: a poche ore di strada da Calgary sorge Drumheller, capitale paleontologica del Canada, dove il Royal Tyrrell Museum custodisce alcune delle collezioni di fossili di dinosauro più straordinarie al mondo.

Come si organizza un’invasione di dinosauri

Conquistare il Guinness World Records non è mai una faccenda improvvisata. L’università aveva iniziato a pianificare il tentativo l’anno precedente, facendo registrare i partecipanti nei giorni prima dell’evento e confrontandosi con il Guinness per conoscere i requisiti precisi. Le regole erano inflessibili: non bastava indossare un semplice accessorio. “Se sembri una persona, non vai bene”, era stata la risposta del Guinness. Niente draghi, niente creature fantastiche: si doveva essere un dinosauro, inequivocabilmente. Le persone si sono presentate con eleganti tutine intere e con enormi dinosauri gonfiabili dentro cui non si scorgeva nulla dell’occupante, tranne le scarpe. Persino i cani erano stati portati in costume — ma naturalmente non venivano conteggiati ai fini del record.

Il momento in cui il silenzio è diventato urlo

L’intero campus è rimasto in un silenzio carico di tensione mentre i giudici del Guinness e i droni aerei completavano il conteggio finale. Poi è arrivata la prima cifra. “Non appena abbiamo sentito il Guinness pronunciare ‘sei…’, sapevamo di aver battuto il record. Nessuno ha ascoltato nient’altro dopo quel momento. Eravamo tutti a urlare e ad abbracciarci”, ha raccontato Verity Turpin, vice-rettrice per l’esperienza studentesca. Il numero finale, 682 dinosauri, aveva polverizzato il precedente primato di 468 persone stabilito dal Cox Science Center and Aquarium di West Palm Beach, in Florida. “Il vecchio record è estinto”, ha dichiarato il presidente dell’università Ed McCauley con una battuta degna dell’occasione.

Un record che parla di comunità, non solo di costumi

Al di là dello spettacolo, ciò che ha colpito osservatori e media internazionali è stata la dimensione umana e collettiva dell’evento. L’ufficiale del Guinness World Records Tina Shi, nel momento della proclamazione, ha detto semplicemente: “Congratulazioni. Siete ufficialmente straordinari.” Turpin ha sottolineato come iniziative simili offrano alle persone una parentesi di leggerezza e gioia in un momento storico carico di preoccupazioni globali. “Ci ha dato l’opportunità di distrarci da alcune delle cose che accadono nel mondo e che ci pesano un po’ più di così”, ha detto. In poche ore, le immagini di quasi settecento esseri preistorici che ballavano sotto il cielo dell’Alberta avevano già fatto il giro del mondo, trasformando una festa di compleanno universitaria in un fenomeno mediatico globale. Il record sarà riportato nella prossima edizione cartacea del Guinness World Records, e il certificato ufficiale è già incorniciato sul campus.