Tra le montagne dell’Alta Irpinia, dove il tempo sembra aver preservato gesti antichi e rituali immutati, Montemarano si trasforma ogni febbraio in un teatro vivente dove il Carnevale non si guarda, si vive. Non aspettatevi sfilate di carri imponenti o spettacoli coreografici studiati a tavolino. Qui la festa è altra cosa: un rito processionale che gli studi etnomusicologici collegano a pratiche precristiane, ai Saturnali e alle Dionisie romane, dove ogni abitante del borgo diventa protagonista in un vortice collettivo di danza e liberazione.

Il caporabballo guida la rivoluzione della tarantella

Il corteo è guidato dal Caporabballo, figura riconoscibile per il caratteristico vestito bianco impreziosito da pizzi e ricami, coperto da un mantellino rosso, una fascia scarlatta alla vita e un copricapo conico bianco decorato con fiocchi. Nella mano stringe un bastone, simbolo di autorità che un tempo veniva affidato proprio a chi nella vita quotidiana contava poco, ai più umili del paese. Durante il Carnevale i ruoli si invertono: il contadino diventa signore, il povero comanda, innescando una piccola rivoluzione sociale dove celebrare la riscossa attraverso la danza.

Ma il Caporabballo non sfila da solo. Al suo fianco compare “O Pezzaro”, maschera realizzata con piccole stoffe di scarto cucite insieme, testimonianza di quando le famiglie più povere improvvisavano costumi con ciò che avevano. Poi c’è il Vecchio, con pantaloni e giacca di velluto a coste, calzettoni bianchi, fazzoletto rosso al collo e cappuccio bianco, spesso in coppia con la Pacchiana, avvolta in gonna di flanella rossa, corpetto di velluto nero, mutandoni bianchi al ginocchio e zoccoli di legno ornati da nastri rossi.

Quando la musica diventa trance collettiva

La tarantella montemaranese è l’anima pulsante di questa festa, un ballo unico nel suo genere che probabilmente fu importato dai Bulgari durante le antiche dominazioni e poi rielaborato dalla comunità locale. Non si tratta di una semplice danza folcloristica: il ritmo accelera progressivamente, diventando ossessivo, travolgente. Le note di clarinetti, fisarmoniche e tamburi a cornice si fanno sempre più incalzanti, mentre i danzatori si muovono in cerchi concentrici lungo i vicoli del paese, in una sorta di trance liberatoria che cancella ogni inibizione.

Secondo documenti conservati nell’archivio parrocchiale della Cattedrale Santa Maria Assunta, già negli anni 1793-1794 Don Pasquale Toni, canonico dell’epoca, “teneva pubblici balli in casa sua durante il Carnevale, con scandalo di tutta la gente radunata”. Un dettaglio che racconta come questa tradizione sia radicata da secoli nel tessuto sociale del borgo.

Dove il passato incontra il presente

Il Carnevale di Montemarano va oltre la festa: coincide con la storia di un popolo che nei movimenti rotatori e nei passi ritmati richiama riti agricoli legati al passaggio dall’inverno alla primavera, tempo di risveglio e fioritura. È un auspicio di raccolti abbondanti mascherato da baldoria collettiva.

Nonostante i cambiamenti sociali ed economici, questa tradizione resiste. Come scrivono Annabella Rossi e Roberto De Simone nel loro studio antropologico, i giovani conservano il sentimento per queste pratiche perché “la tarantella e il carnevale rappresentano un momento di liberazione e la consapevolezza di appartenere a una cultura diversa”.

La manifestazione non si limita alle sfilate. In Piazza Mercato viene allestita la Piazza del Gusto, con stand enogastronomici dove degustare le ricette tipiche irpine abbinate ai vini delle cantine locali, primo fra tutti l’Aglianico del Taburno, rosso corposo che accompagna ogni momento di festa.

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♬ Tarantella montemaranese – Gruppo folk Atmosfera blù

Il carnevale morto e il testamento della follia

La festa si conclude con la suggestiva cerimonia del “Carnevale Morto”, corteo funebre satirico seguito dalla lettura del testamento. È un commiato ironico, dove si ride della morte stessa della festa, prima che le maschere si spoglino dei costumi e tornino alla quotidianità. Un ultimo atto che sancisce il confine tra il tempo sospeso del Carnevale e quello ordinario del resto dell’anno.


Informazioni pratiche Carnevale di Montemarano 2026

Date: dal 13 al 22 febbraio 2026

Programma principale:

  • 13 febbraio: Carnevale delle Culture
  • 14 febbraio: Convegno dedicato al Maestro Roberto De Simone
  • 15, 16, 17 febbraio: sfilate tradizionali dei cortei mascherati
  • 22 febbraio: rito del Carnevale Morto

Orari: Le sfilate principali si svolgono nel pomeriggio, generalmente dalle ore 15:30. Gli eventi serali e notturni proseguono fino a tarda sera.

Costi: Partecipazione gratuita a tutte le manifestazioni

Come arrivare: Montemarano si trova in provincia di Avellino, a circa 15 km dal capoluogo irpino. Raggiungibile in auto da Napoli (circa 80 km) tramite A16, uscita Avellino Est.