Scendere i venticinque gradini del pozzo sacro di Santa Cristina significa attraversare tremila anni di storia in pochi secondi. La luce filtra dall’alto, disegna geometrie perfette sulle pareti di basalto levigato, e improvvisamente ti ritrovi faccia a faccia con uno dei capolavori architettonici più straordinari della civiltà nuragica. L’acqua cristallina sul fondo riflette la volta a tholos che si eleva per sette metri sopra di te, costruita con una precisione che lascia attoniti gli ingegneri moderni. Questo non è un semplice pozzo: è un tempio, un osservatorio astronomico, un luogo dove il sacro e il profano si sono incontrati per millenni.

L’architettura che sfida la comprensione moderna

Nel cuore dell’altopiano di Abbasanta, a pochi chilometri da Paulilatino nella Sardegna centro-occidentale, sorge quello che l’archeologo Giovanni Lilliu ha definito il culmine dell’architettura dei templi delle acque. Datato all’XI secolo a.C., il pozzo rappresenta un equilibrio nelle proporzioni e una precisione geometrica talmente raffinata da apparire quasi incredibile per un’opera di tremila anni fa.

La struttura si compone di tre elementi distinti, tutti realizzati in conci di basalto perfettamente squadrati e assemblati a secco, senza l’uso di malta. Il vestibolo introduce al vano scala dalla caratteristica forma trapezoidale, che conduce alla camera sotterranea con volta a tholos alta circa sette metri, coronata da un’apertura circolare di appena 35 centimetri di diametro. Ogni blocco di pietra si incastra con quello adiacente con una precisione millimetrica, creando una tenuta quasi stagna che ha permesso al monumento di attraversare i millenni praticamente intatto.

Dall’alto, il complesso rivela una pianta a forma di serratura: un doppio recinto ellittico chiamato themenos circonda il pozzo, separando lo spazio sacro da quello profano, con sedili in pietra incastonati nella parte interna. Questa configurazione non era casuale, ma seguiva precise esigenze liturgiche e astronomiche.

Il dialogo millenario tra terra e cielo

Il vero prodigio del pozzo di Santa Cristina emerge nei momenti di allineamento celeste. Durante gli equinozi di primavera e autunno, tra il 18 e il 21 marzo e tra il 21 e il 23 settembre, si verifica un fenomeno che ha dell’incredibile. A mezzogiorno, il sole penetra attraverso l’apertura superiore del pozzo, illuminando perfettamente il fondo della camera sotterranea e riflettendosi sull’acqua. Chi scende in quel momento vede proiettarsi due ombre: una nell’acqua e una seconda, capovolta, che scende dalla volta a tholos come se appartenesse a un mondo rovesciato.

Ma c’è di più. Ogni 18,6 anni, durante il fenomeno astronomico del lunistizio maggiore, la Luna raggiunge lo specchio d’acqua del pozzo riflettendosi perpendicolarmente attraverso il foro della camera a tholos. Questa straordinaria corrispondenza ha portato studiosi come Arnold Lebeuf a ipotizzare che il pozzo fosse stato progettato anche come osservatorio astronomico per controllare i cicli lunari e prevedere le eclissi.

Secondo lo storico delle religioni Vittorio Lanternari, il pozzo rappresenta una tipologia unica che dimostra l’importanza del culto dell’acqua nella Sardegna nuragica, con una complessità architettonica che non può essere spiegata con motivazioni meramente pratiche.

Un santuario che riuniva popoli

Il pozzo sacro non era isolato. Attorno ad esso si sviluppava un vero e proprio complesso religioso che riuniva intere comunità nuragiche, richiamando fedeli da tutta la Sardegna e forse anche da oltre mare. Gli scavi hanno portato alla luce una capanna delle riunioni circolare di dieci metri di diametro, pavimentata a ciottoli e dotata di sedile circolare, insieme ad altri ambienti che fungevano probabilmente da alloggi per i maestri di culto e botteghe del mercato che accompagnava le solennità religiose.

I numerosi ex voto rinvenuti testimoniano l’intensità della devozione: quattro statuette di bronzo, bronzetti nuragici e altri oggetti votivi di produzione nuragica sono stati trovati insieme a manufatti mediorientali del primo millennio a.C. e fibule bronzee del IX secolo a.C., segno di una lunga vitalità cultuale e di contatti commerciali con il Mediterraneo orientale.

A duecento metri dal pozzo sacro, immerso nel bosco di olivastri secolari, si trova un nuraghe monotorre risalente al Bronzo medio (XV secolo a.C.), con la camera principale coperta da una volta a tholos intatta e tre celle sussidiarie che si aprono lateralmente. La presenza del nuraghe, più antico del pozzo stesso, testimonia che quest’area era considerata sacra già prima della costruzione del tempio delle acque.

La continuità del sacro attraverso i secoli

Quello che rende ancora più affascinante Santa Cristina è la stratificazione delle fedi. Accanto al santuario nuragico sorge la chiesetta campestre di Santa Cristina, risalente all’XI secolo, circondata da 36 muristenes, caratteristiche casette che ancora oggi ospitano i pellegrini durante le celebrazioni delle novene. La seconda domenica di maggio e la quarta domenica di ottobre, il sito si risveglia con le feste dedicate rispettivamente a Santa Cristina e all’arcangelo Raffaele, in una continuità di pellegrinaggi che probabilmente non si è mai interrotta dai tempi nuragici.

Il culto cristiano ha assorbito e trasformato quello più antico, ma non lo ha cancellato. L’acqua rimane protagonista: ancora oggi nel pozzo scorre una falda perenne, mantenuta a un livello costante di circa 50 centimetri grazie a un canale di scolo realizzato durante gli scavi per consentire le visite.

Visitare Santa Cristina oggi

Il pozzo sacro si trova all’interno del Parco Archeologico Naturalistico di Santa Cristina, facilmente raggiungibile dalla SS 131 in direzione di Paulilatino. Il parco è aperto tutti i giorni dalle 8:30 fino al tramonto, con biglietti acquistabili in loco o online.

Per chi desidera vivere pienamente l’esperienza, il consiglio è di programmare la visita in corrispondenza degli equinozi, quando i fenomeni luminosi raggiungono il loro apice. Alcuni operatori organizzano anche visite guidate notturne durante il plenilunio, un’opportunità unica per osservare il riflesso della Luna nelle acque sacre e percepire quella dimensione mistica che ancora permea il luogo.

Passeggiare tra gli ulivi secolari che ombreggiano il sito, esplorare le capanne del villaggio nuragico con i loro cunicoli e passaggi segreti, sostare nel silenzio del piccolo cimitero medievale: ogni angolo di Santa Cristina racconta una storia che si snoda attraverso tremila anni. E quando finalmente scendi nella penombra del pozzo, con le pareti di basalto che sembrano emanare una luce propria e l’acqua che riflette il cerchio di cielo sopra di te, capisci perché questo luogo è stato considerato sacro per così tanto tempo.

Non serve credere negli antichi dei per percepire che qui, dove la terra incontra l’acqua e il cielo si riflette nelle profondità, si tocca qualcosa che va oltre la semplice architettura. È l’eco di una civiltà che sapeva leggere il cosmo e trasformava la pietra in poesia, la precisione geometrica in trascendenza.