Mentre la primavera giapponese si tinge di rosa con la fioritura dei ciliegi, l’autunno trasforma il paese in una tavolozza di rossi profondi, arancioni infuocati e gialli luminosi. È una metamorfosi che da secoli cattura l’anima giapponese, tanto da aver generato una pratica culturale chiamata momijigari – letteralmente “caccia alle foglie d’acero” – che si traduce nell’atto di cercare e contemplare i colori autunnali. Non si tratta di semplice ammirazione estetica: questa tradizione affonda le radici nell’VIII secolo e si lega profondamente al concetto shintoista secondo cui gli spiriti abitano la natura, dalle acque agli alberi, rendendo la trasformazione delle foglie un evento degno di reverenza e contemplazione.
A Tokyo, questa antica usanza si intreccia con la modernità in modi che sfidano ogni aspettativa. La capitale giapponese non è solo una metropoli di luci al neon e attraversamenti pedonali affollati: nasconde giardini storici che risalgono al periodo Edo, parchi nazionali che si estendono per decine di ettari e angoli verdi dove aceri giapponesi e ginkgo biloba danzano con il vento mentre i grattacieli fungono da scenografia futuristica. Il contrasto è straniante e magnifico: un giardino feudale che si specchia nelle facciate di vetro, un viale di ginkgo che si illumina di oro mentre il traffico scorre a pochi metri di distanza.
La stagione delle foglie autunnali a Tokyo raggiunge generalmente il suo apice tra metà novembre e inizio dicembre, quando temperature più miti e una luce più dolce invitano a rallentare il passo. A differenza della primavera, quando i turisti si accalcano sotto i ciliegi in fiore, l’autunno offre un’esperienza più intima, meno frenetica, dove il silenzio diventa parte integrante della contemplazione.
La poesia degli aceri e la filosofia dell’impermanenza
Per i giapponesi, le foglie autunnali incarnano il concetto di mono no aware, quella capacità tutta nipponica di trovare bellezza nella transitorietà delle cose. A differenza dei sakura primaverili che simboleggiano rinascita e nuovi inizi, i colori dell’autunno evocano riflessione, malinconia dolce, consapevolezza del tempo che scorre. Ogni foglia che cade è un promemoria delicato della nostra stessa fugacità, un invito a vivere pienamente l’istante presente prima che svanisca.
La parola giapponese per foglie autunnali, 紅葉, può essere letta in due modi: “momiji” si riferisce specificamente agli aceri giapponesi che si accendono di rosso, arancione e giallo, mentre “koyo” indica il cambiamento cromatico di tutti gli alberi autunnali. Questa distinzione linguistica rivela quanto profondamente radicata sia la cultura del foliage nella società giapponese, dove persino le metafore quotidiane attingono a questo immaginario: le manine di un neonato vengono paragonate a “piccole foglie d’acero”, mentre arrossire per l’imbarazzo si traduce letteralmente in “spargere foglie autunnali”.
Sei oasi naturali dove Tokyo rallenta il respiro
Hama-rikyu, dove la storia incontra il futuro
Questo giardino imperiale situato a Shiodome è unico nel suo genere per la particolare tecnica paesaggistica chiamata Shiori-no-ike, che mima il flusso e riflusso delle maree. Passeggiare qui significa vivere una sospensione temporale: da un lato i grattacieli dello skyline moderno si stagliano contro il cielo, dall’altro gli stagni tranquilli riflettono aceri secolari che sembrano estranei al mondo circostante. Tra gli alberi più spettacolari figura un grande acero proprio di fronte alla Nakajima Teahouse, dove è possibile gustare tè tradizionale mentre le foglie si specchiano nell’acqua.
Koishikawa Korakuen, un tuffo nell’epoca feudale
Questo giardino paesaggistico, situato nel quartiere di Bunkyo, risale al periodo Edo e riproduce scenari celebri come il lago Biwa e Arashiyama a Kyoto. Con circa 480 aceri che si colorano vividamente, le zone più spettacolari si trovano sul lato nord dello stagno centrale Daisensui, dove i riflessi sull’acqua creano composizioni pittoriche degne di antichi dipinti giapponesi. Qui il tempo sembra cristallizzato nell’epoca degli shogun: niente traffico, niente rumori urbani, solo il fruscio delle foglie e il gorgoglio dell’acqua.
Mejiro, il giardino delle illuminazioni notturne
Situato in una zona residenziale tranquilla tra la stazione di Mejiro e Ikebukuro, questo piccolo giardino nascosto offre un’esperienza unica con i suoi eventi di illuminazione autunnale. Quando il sole tramonta e le luci si accendono, gli aceri vermiglio si riflettono sulla superficie dello stagno creando un doppio scenario di bellezza abbagliante. L’ingresso è gratuito e il giardino offre diversi punti fotografici, inclusa una torre di pietra che si staglia accanto allo stagno e una sala esagonale che sembra galleggiare sull’acqua. È il luogo perfetto per chi cerca poesia lontano dalla frenesia della metropoli.
Hibiya, l’oasi nel centro della città
Fondato nel 1903 come primo parco in stile occidentale di Tokyo, Hibiya Park è uno dei luoghi migliori nel centro città per ammirare il koyo. Gli aceri rosso fuoco e i ginkgo giallo senape si concentrano attorno allo stagno Kumogata-ike, dove una fontana ispirata alla gru – simbolo giapponese di buona fortuna – aggiunge un tocco di grazia alla scena. Accanto al ristorante Hibiya Matsumotoro cresce un ginkgo alto 20 metri che ha quasi 500 anni, un testimone silenzioso di epoche trascorse che continua a vestirsi d’oro ogni autunno.
Yoyogi, dove la città respira
Questo parco di 54 ettari, che ospitò il villaggio olimpico durante i Giochi di Tokyo del 1964, è oggi uno dei luoghi classici per osservare il foliage autunnale. Con sei varietà di alberi – tra cui mille zelkove, 200 ginkgo e 100 aceri – Yoyogi offre spazio a tutti: famiglie che fanno picnic, musicisti che provano i loro strumenti, ciclisti che percorrono i viali alberati. A pochi passi da Shibuya e Harajuku, rappresenta il polmone verde dove Tokyo si concede una pausa, dove il caos urbano lascia spazio alla contemplazione.
Ōtaguro, il segreto di Suginami
Questo piccolo giardino nel quartiere di Suginami è uno dei tesori meglio custoditi della capitale. Varcare il suo ingresso significa entrare in un mondo a parte, dove un tappeto di foglie gialle accoglie i visitatori e gli aceri si riflettono sullo stagno creando suggestioni quasi irreali. Al tramonto, quando la luce radente trasforma l’acqua in uno specchio infuocato, il giardino diventa pura suggestione visiva, un luogo dove il confine tra realtà e sogno si fa sottile.
Quando la natura detta i tempi alla metropoli
Ogni anno, a partire da metà settembre, il “fronte del koyo” si muove lentamente verso sud dall’isola settentrionale di Hokkaido fino a raggiungere le zone centrali e meridionali del Giappone intorno a fine novembre. È un fenomeno prevedibile eppure sempre sorprendente, una danza della natura che sfida la programmazione ossessiva della vita moderna. A Tokyo i ginkgo raggiungono generalmente il culmine della loro bellezza dalla fine di novembre, mentre gli aceri si accendono intorno a quel periodo, mantenendo i loro colori vividi fino a metà dicembre.
La temperatura gioca un ruolo fondamentale: giorni soleggiati e notti fresche intensificano i pigmenti, trasformando le foglie in opere d’arte naturali. Il clima autunnale spazia da piacevolmente mite a decisamente fresco, rendendo consigliabile portare sempre con sé un maglione e una sciarpa. I weekend e i giorni festivi vedono un’affluenza massiccia di turisti e residenti ansiosi di catturare gli ultimi scampoli di bellezza prima dell’inverno, motivo per cui molti esperti suggeriscono di visitare questi luoghi nei giorni feriali e nelle ore mattutine.
Un invito alla lentezza
In un’epoca dominata dalla velocità, dove ogni momento sembra dover essere produttivo e ottimizzato, la tradizione del momijigari rappresenta un contrappunto necessario. È un invito a rallentare, a osservare, a lasciarsi attraversare dalla bellezza senza altri scopi se non quello della contemplazione stessa. Per i giapponesi, il koyo non è solo uno spettacolo visivo ma un’opportunità per la riflessione silenziosa e la meditazione.
Tokyo in autunno insegna che anche la metropoli più frenetica del mondo può fermarsi ad ammirare una foglia che cade. Che la tradizione e l’innovazione non sono nemiche ma possono danzare insieme, come gli aceri vermiglio che si specchiano nelle facciate di vetro dei grattacieli. Che la bellezza più profonda risiede spesso nel momento che sta per svanire, e proprio per questo va celebrata con ancora maggiore intensità.
Quando l’aria si fa più fresca e le prime foglie iniziano a cambiare colore, Tokyo si trasforma in un palcoscenico naturale dove ogni giardino diventa una scena, ogni albero un attore, ogni visitatore uno spettatore privilegiato di uno spettacolo che si ripete da millenni ma che ogni volta si presenta come fosse la prima volta.

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