Nel Valdarno Superiore, tra Firenze e Arezzo, si nasconde un paesaggio che sembra uscito da un altro continente. Le Balze sono formazioni geologiche costituite da sabbie, argille e ghiaie stratificate, alte fino a un centinaio di metri, che si ergono dalla campagna toscana come cattedrali naturali di terra ocra e miele. Chi percorre queste terre per la prima volta rimane spiazzato: dove sono le dolci colline, i cipressi allineati, i borghi medievali adagiati su placidi rilievi? Qui la Toscana rivela un volto inaspettato, quasi lunare, fatto di guglie affilate, pareti a strapiombo e profonde forre che ricordano i canyon del sudovest americano.
Storia scritta nella terra
La storia di queste formazioni inizia circa due milioni di anni fa, quando un vasto bacino lacustre occupava l’intera valle. I fiumi e i torrenti che scendevano dal Pratomagno depositavano sedimenti sul fondo di questo antico lago, strato dopo strato, creando quella che sarebbe diventata la materia prima delle Balze. Argilla alla base, poi sabbie e ciottoli: un libro geologico scritto con pazienza millenaria.
Quando il lago si prosciugò, circa centomila anni fa, iniziò la fase più drammatica. L’Arno e i suoi affluenti cominciarono a scavare, erodere, modellare. L’attività erosiva ha formato colline tondeggianti in corrispondenza delle argille verso il centro del bacino, e pareti verticali dove si incontrano i terreni più resistenti. Un processo ancora in corso, silenzioso ma inesorabile: le Balze continuano a trasformarsi, giorno dopo giorno, sotto l’azione di pioggia, vento e gelo.
Il colore caratteristico di queste formazioni oscilla tra il grigio pallido e l’ocra intenso, creando contrasti spettacolari con il verde dei vigneti, degli oliveti e dei boschi di querce che crescono ai loro piedi. I nomi dei poderi alludono a scenari incantati: Inferno, Purgatorio, Case Fate, testimonianze di come queste terre abbiano sempre suscitato meraviglia e timore reverenziale.
L’occhio del genio
Il primo a comprendere davvero la natura delle Balze fu Leonardo da Vinci. Nel Codice Hammer, manoscritto redatto tra il 1506 e il 1510, Leonardo comprese perfettamente i processi di erosione che avevano modellato il territorio, con secoli di anticipo rispetto alle moderne teorie geologiche. Ma l’artista non si limitò a studiare: portò queste visioni nei suoi dipinti più celebri.
Molti studiosi riconoscono nelle Balze del Valdarno il paesaggio dipinto alle spalle della Gioconda. Ampi riferimenti alle formazioni valdarnesi sono presenti anche nella Madonna dei Fusi, con una depressione valliva al centro della quale scorre un fiume placido, ai cui margini si fronteggiano pareti a strapiombo prive di vegetazione. Anche la Vergine delle Rocce e Sant’Anna con la Vergine e il Bambino mostrano quegli stessi rilievi dal colore giallo-ocra, quella stessa atmosfera nebbiosa tipica della valle.
La nebbia, infatti, è un fenomeno naturale caratteristico del Valdarno per via della sua origine lacustre, e ai tempi di Leonardo era ancora più frequente, quando la vallata non era completamente bonificata. Chissà quante volte il genio fiorentino, percorrendo la Strada dei Setteponti per i suoi incarichi alla corte medicea, si fermò ad osservare queste sculture naturali, annotando nel suo taccuino intuizioni che sarebbero state confermate solo secoli dopo.
Un patrimonio riconosciuto
Nel 2024, l’International Union of Geological Sciences, partner dell’UNESCO, ha decretato l’inserimento del sito “Valdarno Pliocene and Pleistocene mammals” fra le prime geocollezioni di rilevanza storica e scientifica internazionale. Un riconoscimento che testimonia l’eccezionalità di questo territorio non solo dal punto di vista geologico, ma anche paleontologico: nel Museo di Geologia e Paleontologia dell’Università di Firenze sono conservati fossili straordinari di mastodonti, ippopotami, elefanti ancestrali dei mammut e grandi cervi che popolavano queste terre tra tre milioni e un milione di anni fa.
Dal 1998, un’area di circa tremila ettari è stata dichiarata Area Naturale Protetta di Interesse Locale, abbracciando i territori di Castelfranco di Sopra, Loro Ciuffenna, Pian di Scò, Terranuova Bracciolini e Reggello. Una tutela necessaria per preservare non solo le formazioni geologiche, ma anche gli ecosistemi unici che si sono sviluppati tra le forre: piccoli stagni e laghetti che ospitano anfibi, insetti, crostacei e piante acquatiche.
Camminare nella storia
Il modo migliore per vivere le Balze è percorrerle a piedi. Il Sentiero dell’Acqua Zolfina, tracciato CAI 51, è un anello di circa sette chilometri che parte dal borgo di Castelfranco di Sopra. Il percorso attraversa vallate e paesaggi suggestivi, dove prati, frutteti e vigneti sono circondati dalle maestose Balze. La deviazione verso la sorgente dell’acqua zolfina, riconoscibile dall’intenso odore di zolfo, aggiunge un tocco di magia primordiale all’escursione.
Un altro punto privilegiato è Piantravigne, pittoresco borgo adagiato sul ciglio di uno strapiombo naturale. Questo piccolo borgo è circondato dalle pareti di erosione e collegato ai territori circostanti da ponti che attraversano le forre. Da qui, lo sguardo spazia su un anfiteatro naturale dove le Balze mostrano le loro forme più spettacolari: torrioni, lame e piramidi di terra che si stagliano contro il cielo.
La Buca delle Fate, nei pressi del borgo medievale di Montemarciano, offre invece la prospettiva inversa: un anfiteatro naturale da cui osservare le grandi sculture geologiche dal basso, sentendosi piccoli di fronte alla potenza del tempo geologico.
Per chi preferisce l’automobile, la strada di campagna che dalla periferia di San Giovanni Valdarno porta alla frazione della Penna consente di attraversare il paesaggio delle Balze “on the road”, con numerosi punti dove fermarsi ad ammirare il panorama.
Un tesoro nascosto
Eppure, nonostante la straordinarietà di questo paesaggio, questa “Monument Valley” in miniatura nel mezzo della Toscana rimane sconosciuta a molti. Forse è proprio questo il suo fascino più autentico: un angolo di wilderness a pochi chilometri dall’autostrada, dove è ancora possibile camminare in solitudine tra formazioni geologiche che hanno ispirato uno dei dipinti più famosi al mondo.
Le Balze del Valdarno sono un promemoria dell’impermanenza, un luogo dove il tempo geologico diventa visibile. Ogni temporale, ogni gelata, ogni stagione contribuisce a scolpire ulteriormente queste cattedrali di terra. Un giorno, tra migliaia di anni, spariranno completamente. Ma oggi sono qui, maestose e fragili al tempo stesso, pronte a raccontare la loro storia millenaria a chiunque abbia il desiderio di ascoltare.
Visitarle significa compiere un doppio viaggio: attraverso gli strati del tempo geologico e attraverso lo sguardo di Leonardo, che in queste terre vide non solo sabbia e argilla, ma la chiave per comprendere i processi profondi che plasmano il nostro pianeta. Un’esperienza che trasforma il modo di guardare il paesaggio, insegnando che anche la Toscana può sorprendere, quando si è disposti ad abbandonare le cartoline patinate per immergersi nelle pieghe autentiche della terra.

Giornalista appassionata di enogastronomia, lifestyle e tempo libero, racconto storie autentiche che uniscono sapori, culture e tendenze. Con un occhio attento alle eccellenze culinarie e alle novità del mondo del food, esploro territori e tradizioni per offrire ai lettori esperienze autentiche, consigli di viaggio e approfondimenti sul lifestyle contemporaneo. Amo valorizzare la convivialità e il piacere di scoprire, raccontando vini, piatti e luoghi che fanno della qualità e dell’innovazione il loro punto di forza. Nel tempo libero, mi dedico a esplorare nuove destinazioni e sperimentare nuovi trend, condividendo storie e ispirazioni che arricchiscono la vita quotidiana in modo semplice e coinvolgente. Con un linguaggio fresco e coinvolgente, cerco di trasformare ogni articolo in un viaggio sensoriale che stimola curiosità e voglia di vivere.




































