Lungo le scogliere calcaree che abbracciano il fiume Yi, a dodici chilometri da Luoyang nella provincia dello Henan, si snoda uno dei più straordinari archivi in pietra dell’arte buddhista mondiale. Le grotte di Longmen – che nel 2000 l’UNESCO ha riconosciuto come Patrimonio dell’Umanità – custodiscono oltre 110.000 statue buddhiste, scolpite nell’arco di quattro secoli lungo un chilometro di pareti rocciose verticali che sembrano sfidare il tempo stesso.
La nascita di un santuario scavato nella roccia
Tutto iniziò nel 493 d.C., quando l’imperatore Xiaowen della dinastia Wei Settentrionale trasferì la capitale da Pingcheng a Luoyang. Con questo spostamento non viaggiarono solo funzionari e cortigiani, ma anche maestri scalpellini che portarono con sé l’ambizione di creare qualcosa di eterno. La pratica di scavare templi nelle montagne remote era giunta dalla lontana India, viaggiando lungo la Via della Seta insieme agli insegnamenti del Buddha.
La prima grotta a essere completata fu la Guyang Cave, oggi considerata la più antica del complesso. All’interno di questa caverna naturale trasformata in santuario, gli artigiani incisero oltre 1.000 nicchie e 800 iscrizioni, creando un’opera che ancora oggi lascia senza fiato per la sua ricchezza artistica e spirituale. Le figure del Buddha Sakyamuni e dei Bodhisattva scolpite qui presentano quel caratteristico aspetto solenne e quelle silhouette allungate tipiche dello stile tardo Wei Settentrionale, così diverse dalle figure più robuste delle precedenti grotte di Yungang.
Il periodo Tang e l’apoteosi dell’arte rupestre
Ma fu durante la dinastia Tang (618-907 d.C.) che Longmen raggiunse il suo apice artistico. Circa il 60% di tutte le grotte visibili oggi furono scavate in questo periodo, tra il 626 e la metà dell’VIII secolo, quando il buddhismo fioriva in Cina e gli imperatori regnavano da Luoyang. L’imperatore Gaozong e sua moglie, la futura imperatrice Wu Zetian, furono i principali mecenati di questo fervore creativo.
Il capolavoro assoluto di quest’epoca è il Tempio Fengxian, completato nel 675 d.C. Questa grotta maestosa, larga 36 metri e profonda 39, ospita nove figure colossali che dominano il paesaggio circostante. Al centro troneggia il Buddha Vairocana, un colosso che raggiunge 17,14 metri di altezza, con orecchie lunghe 1,9 metri. La tradizione vuole che il volto di questa statua sia stato modellato sulle fattezze dell’imperatrice Wu Zetian stessa, che donò “ventimila stringhe dei suoi soldi per il rossetto e la cipria” per completare l’opera.
Il volto del Buddha Vairocana esprime una serenità che trascende i secoli. Le labbra leggermente incurvate verso l’alto, la testa appena inclinata, quel sorriso appena accennato che ha fatto guadagnare alla statua l’appellativo di “Mona Lisa d’Oriente”. Ai lati della figura centrale, discepoli, bodhisattva, guardiani celesti e vajrapani creano un’assemblea sacra che riflette non solo la devozione religiosa, ma anche la struttura gerarchica dell’impero Tang.
La grotta dei diecimila Buddha e altri tesori nascosti
Poco dopo il completamento del Tempio Fengxian, venne scavata la Wanfo Cave (Grotta dei Diecimila Buddha), completata nel 680 d.C. Nonostante il nome suggerisca diecimila statue, pare che ne contenga circa 15.000, tutte piccole figure sedute di Buddha scolpite in minuscole nicchie che ricoprono le pareti settentrionali e meridionali come un mosaico sacro. Al centro siede il Buddha Amida, con un’espressione composta e solenne, mentre sulla parete posteriore 54 fiori di loto ospitano altrettanti bodhisattva, ciascuno con forme ed espressioni uniche.
Particolarmente affascinante è la Grotta del Loto (Lianhua Cave), così chiamata per l’enorme fiore di loto scolpito in altorilievo sul soffitto. Questo simbolo buddhista di purezza è circondato da sei figure volanti di musicisti che sembrano danzare nell’aria. Ma Longmen non è solo spiritualità: la Yaofang Cave (Grotta delle Prescrizioni Mediche) conserva 140 iscrizioni con trattamenti per varie malattie, testimonianza degli avanzamenti medici raggiunti durante la dinastia Tang. Alcune di queste prescrizioni sono ancora utilizzate oggi.
La calligrafia come arte suprema
Oltre alle statue, le grotte di Longmen custodiscono un tesoro spesso sottovalutato dai visitatori frettolosi: le iscrizioni calligrafiche. Più di 2.800 iscrizioni su stele decorano le pareti delle grotte, trasformando il sito in un museo all’aperto della calligrafia cinese. Venti di queste iscrizioni sono particolarmente celebri e vengono collettivamente chiamate i “Venti Tesori della Calligrafia di Longmen”, diciannove dei quali si trovano proprio nella Grotta Guyang.
Questi testi, incisi principalmente nel genere epigrafico Wei (weibeiti), rappresentano uno stadio di transizione maturo nella storia della calligrafia cinese. I tratti vigorosi, la progressione a velocità media, la struttura compatta e l’energia latente di questi caratteri hanno ispirato generazioni di calligrafi. Leggere queste iscrizioni significa immergersi nella mente degli artisti, dei monaci e dei nobili che commissionarono le statue, scoprendo le loro speranze, le loro preghiere e le loro storie personali.
Tra devastazione e rinascita
La storia di Longmen non è stata solo di gloria. Nel corso dei secoli, le grotte hanno subito vandalismi ripetuti e saccheggi sistematici. Durante il primo Novecento, molte statue furono decapitate da collezionisti senza scrupoli e molte finirono in musei stranieri, come il Metropolitan Museum of Art di New York e il Nelson-Atkins Museum di Kansas City. La Rivoluzione Culturale portò un’ulteriore ondata di distruzione, con volti di statue brutalmente cancellati. Anche gli agenti atmosferici hanno fatto la loro parte, levigando lentamente i lineamenti di molte figure.
Ma dal 1949, con la fondazione della Repubblica Popolare Cinese, le grotte sono diventate area protetta. Nel 1953 venne istituita la Longmen Relics Care Agency sotto il Ministero della Cultura, e nel 1961 il Consiglio di Stato le dichiarò monumento culturale nazionale che necessita di protezione speciale. Oggi, grazie a tecnologie avanzate e progetti di restauro digitale, le statue perdute stanno “rinascendo” virtualmente attraverso la realtà aumentata, permettendo ai visitatori di vedere come apparivano originariamente.
Il fiume Yi e le due montagne guardiane
Le grotte si sviluppano su entrambe le sponde del fiume Yi, che scorre verso nord dividendo le scogliere calcaree dello Xiangshan (Montagna del Profumo) a est e del Longmenshan a ovest. Questa configurazione naturale, che ricorda le tipiche torri-porta cinesi, ha dato origine al nome alternativo del sito: “Grotte della Porta del Drago”. Anticamente, l’area era conosciuta come Yique, ovvero “La Porta del Fiume Yi”.
La maggior parte delle opere significative si trova sulla sponda occidentale, mentre le grotte orientali, più piccole e meno numerose, servivano principalmente come residenze per le numerose comunità monastiche. Sulla collina orientale si trova anche il Tempio Xiangshan, uno dei dieci templi originari di Longmen, costruito per la prima volta nel 516 d.C. e più volte ricostruito nei secoli successivi. Qui visse per un periodo il celebre poeta della dinastia Tang, Bai Juyi, che era così incantato dalla serenità del luogo da adottare il titolo di “Eremita di Xiangshan”.
Longmen oggi: tra conservazione e innovazione
Oggi le grotte di Longmen non sono solo un sito archeologico, ma un’esperienza culturale completa. Durante i mesi da aprile a ottobre, il sito offre tour notturni speciali chiamati “Lanterne che Illuminano Longmen”, quando le antiche statue vengono avvolte da una luce soffusa che le trasforma in uno spettacolo onirico. Passeggiare lungo i sentieri mentre il fiume Yi scintilla nell’oscurità e i Buddha di pietra sembrano ancora più solenni e mistici sotto il cielo notturno è un’esperienza che trascende la semplice visita turistica.
L’Accademia delle Grotte di Longmen ha sviluppato programmi educativi che traducono la ricerca accademica in esperienze di apprendimento coinvolgenti. Dieci corsi pratici e campi estivi a tema offrono ai giovani la possibilità di cimentarsi nella scultura in argilla, nella pittura murale e nella tecnica dello sfregamento su pietra, invitandoli ad apprezzare direttamente la bellezza dell’arte rupestre.
Un ponte tra passato e futuro
Visitare le grotte di Longmen significa compiere un viaggio attraverso millequattrocento anni di storia cinese. Ogni nicchia, ogni statua, ogni iscrizione racconta una storia di devozione, di potere imperiale, di fusione culturale tra India e Cina, di artisti il cui nome spesso è perduto ma la cui abilità continua a stupire.
Le figure buddhiste qui scolpite mostrano una trasformazione: dalle silhouette ascetiche e allungate dello stile Wei Settentrionale ai corpi più robusti e alle espressioni naturalistiche della dinastia Tang. Questa evoluzione artistica riflette non solo un cambiamento estetico, ma anche una trasformazione nella comprensione stessa del buddhismo, che da religione straniera divenne parte integrante dell’identità culturale cinese.
Passeggiando tra queste caverne sacre, si percepisce la straordinaria capacità umana di creare bellezza duratura. Gli scalpellini che lavorarono qui – molti dei quali rimasero anonimi – dedicarono intere vite a modellare la pietra, millimetro dopo millimetro, con una pazienza e una devozione che oggi fatichiamo persino a immaginare. Il loro lascito continua a parlare, attraverso il linguaggio universale dell’arte, a chiunque si fermi ad ascoltare.

Giornalista appassionata di enogastronomia, lifestyle e tempo libero, racconto storie autentiche che uniscono sapori, culture e tendenze. Con un occhio attento alle eccellenze culinarie e alle novità del mondo del food, esploro territori e tradizioni per offrire ai lettori esperienze autentiche, consigli di viaggio e approfondimenti sul lifestyle contemporaneo. Amo valorizzare la convivialità e il piacere di scoprire, raccontando vini, piatti e luoghi che fanno della qualità e dell’innovazione il loro punto di forza. Nel tempo libero, mi dedico a esplorare nuove destinazioni e sperimentare nuovi trend, condividendo storie e ispirazioni che arricchiscono la vita quotidiana in modo semplice e coinvolgente. Con un linguaggio fresco e coinvolgente, cerco di trasformare ogni articolo in un viaggio sensoriale che stimola curiosità e voglia di vivere.


































