Il 3 febbraio segna in Giappone un momento di straordinaria intensità spirituale. Nelle case, nei templi, nei santuari shintoisti, milioni di persone si preparano a celebrare il Setsubun, la vigilia del primo giorno di primavera secondo l’antico calendario lunare. Non è solo una festa: è un rito purificatore che affonda le radici nel periodo Heian, quando la corte imperiale di Kyoto credeva fermamente che il cambiamento delle stagioni aprisse pericolose fratture tra il mondo degli uomini e quello degli spiriti maligni.

La cacciata dei demoni tra fagioli di soia e grida rituali

Cammino per le strade di Tokyo mentre il tramonto tinge di arancione i grattacieli. Dalle finestre degli appartamenti comincio a sentire voci che gridano: “Oni wa soto! Fuku wa uchi!” – “Demoni fuori! Fortuna dentro!”. È il mamemaki, il lancio rituale dei fagioli di soia tostati che rappresenta il momento centrale del Setsubun. Ogni famiglia lancia manciate di fukumame verso l’esterno delle abitazioni, mentre il membro più anziano o una persona nata nell’anno zodiacale in corso indossa talvolta una maschera da oni, il demone cornuto del folklore giapponese, per essere simbolicamente cacciato via.

La scienza dietro questa tradizione ha radici profonde nell’agricoltura giapponese. I fagioli di soia erano considerati dotati di poteri spirituali per la loro importanza nutritiva e per la somiglianza fonetica tra “mame” (fagiolo) e “mameru” (distruggere il male). Dopo il lancio, tradizione vuole che si mangino tanti fagioli quanti sono gli anni della propria età, più uno per l’anno che verrà, assicurandosi così salute e prosperità.

I templi in festa: spettacolo e spiritualità al Sensoji di Asakusa

Mi dirigo verso il tempio Sensoji di Asakusa, dove la celebrazione assume proporzioni monumentali. Migliaia di persone si accalcano nel cortile antistante la struttura del VII secolo, il più antico tempio buddista di Tokyo. Sul palco allestito per l’occasione, attori di sumo, celebrità televisive e personalità locali si preparano al toshiotoko, il lancio cerimoniale dei fagioli benedetti verso la folla.

L’atmosfera è elettrica. Quando i primi sacchetti di fukumame volano nell’aria, la massa si trasforma in un’onda vivente di braccia protese e mani aperte. Catturare questi fagioli benedetti significa assicurarsi la protezione divina per l’anno entrante. Osservo anziani signori con la stessa determinazione dei bambini, tutti uniti da quella fame ancestrale di buon auspicio che attraversa le generazioni.

Il Naritasan Shinshoji, nei pressi di Tokyo, organizza una delle cerimonie più imponenti del paese. Qui partecipano lottatori di sumo professionisti che, con la loro presenza imponente, aggiungono solennità al rito. La loro partecipazione non è casuale: essendo figure di forza e purezza rituale, si ritiene che i loro fagioli lanciati abbiano un potere protettivo ancora maggiore.

L’ehomaki: mangiare in silenzio guardando la direzione fortunata

Una tradizione relativamente recente ma ormai radicatissima è quella dell’ehomaki, il rotolo di sushi speciale del Setsubun. Ogni anno, gli esperti di calendario determinano la direzione fortunata (eho) basandosi sui principi dello Eto, lo zodiaco giapponese. Per il 2024, la direzione propizia era est-nord-est.

Entro in un izakaya tradizionale dove famiglie intere sono sedute con i loro lunghi rotoli di sushi non tagliati. La regola è ferrea: bisogna mangiare l’intero ehomaki in silenzio assoluto, senza interrompersi, mentre si guarda nella direzione fortunata dell’anno ed esprimendo un desiderio. L’origine di questa usanza è dibattuta – alcuni la fanno risalire all’Osaka del periodo Edo, altri a campagne commerciali dei venditori di sushi negli anni Settanta – ma la sua diffusione è innegabile.

I rotoli sono farciti con sette ingredienti diversi, numero che richiama le sette divinità della fortuna (Shichifukujin) del pantheon giapponese. Cetriolo, omelette, anguilla, funghi shiitake, zucca essiccata, bastoncini di pesce e altri ingredienti colorati compongono questa ruota della fortuna commestibile.

Le maschere oni e il simbolismo del male cacciato

In un piccolo negozio di artigianato tradizionale vicino al quartiere di Yanaka, osservo l’artigiano Takeshi Yamamoto mentre dipinge a mano maschere da oni. Questi demoni hanno corna appuntite, zanne sporgenti, carnagioni rosse o blu e capelli selvaggi. “L’oni non è solo il male esterno”, mi spiega mentre intinge il pennello nella vernice rossa vermiglio. “Rappresenta anche i nostri demoni interiori: rabbia, gelosia, avidità. Il Setsubun ci ricorda di cacciare via anche quelli”.

Le maschere vengono indossate durante il mamemaki domestico, trasformando un membro della famiglia nel bersaglio simbolico del lancio dei fagioli. Spesso questo ruolo tocca al padre, in una sorta di inversione ludica dell’autorità familiare che permette anche ai più piccoli di partecipare attivamente al rito di purificazione.

Setsubun tra passato e presente: una tradizione che evolve

Passeggiando per Shibuya, noto che anche i grandi magazzini hanno allestito sezioni dedicate al Setsubun. Accanto ai tradizionali fukumame tostati compaiono versioni al cioccolato, fagioli aromatizzati e persino gadget tecnologici a tema oni. I supermercati espongono piramidi di ehomaki preconfezionati, mentre le app per smartphone indicano automaticamente la direzione fortunata dell’anno usando la bussola integrata.

Questa modernizzazione non ha però scalfito l’essenza della festa. Secondo un sondaggio del 2023, oltre il settanta per cento delle famiglie giapponesi continua a praticare almeno una delle tradizioni del Setsubun, che si tratti del lancio dei fagioli o del consumo dell’ehomaki. La capacità di questa celebrazione di adattarsi ai tempi senza perdere il proprio significato profondo ne testimonia la vitalità.

Il Setsubun nei santuari shintoisti: danze e preghiere per la primavera

Al Santuario Yasaka di Kyoto, la celebrazione assume contorni ancora più antichi. Qui si svolge la Tsuina, una cerimonia esorcistica che precede il mamemaki e che prevede danze rituali eseguite da sacerdoti in abiti cerimoniali. I suoni dei tamburi taiko riempiono l’aria mentre ballerini mascherati da oni vengono simbolicamente scacciati dai confini sacri del santuario.

La sacerdotessa che guida la cerimonia mi spiega che il Setsubun rappresenta un momento di rishoumon, il passaggio tra una stagione e l’altra considerato particolarmente vulnerabile alle influenze negative. “Non stiamo solo celebrando l’arrivo della primavera”, dice mentre agita ramoscelli di sakaki, l’albero sacro dello shintoismo. “Stiamo proteggendo la comunità dalle energie destabilizzanti che accompagnano ogni grande cambiamento naturale”.

Conclusioni di un viaggio tra spiritualità e quotidianità

Mentre cala la sera del 3 febbraio, mi ritrovo in un piccolo parco di quartiere dove alcune famiglie hanno organizzato un mamemaki collettivo. I bambini ridono rincorrendo un padre mascherato da oni, mentre le nonne distribuiscono fagioli tostati. In questo momento semplice e gioioso colgo l’essenza vera del Setsubun: una tradizione vivente che continua a offrire agli abitanti del Giappone moderno un modo per connettersi con i ritmi della natura, con le paure ancestrali e con la speranza sempre rinnovata di un futuro migliore.

Il Setsubun non è relegato ai musei o ai libri di storia. È qui, nelle strade, nelle case, nei templi, nei supermercati. È una festa che respira con il paese che la celebra, dimostrando come le tradizioni antiche possano non solo sopravvivere ma prosperare, arricchendosi di nuovi significati senza tradire la propria anima.