Quando il buio scende sulle valli alpine del Friuli-Venezia Giulia e dell’Alto Adige, la sera del 5 dicembre, accade qualcosa che sembra strappato a una dimensione fuori dal tempo. Il fragore dei campanacci riecheggia tra le case di pietra, fiamme di torce danzano nell’aria gelida, e dalle ombre dei boschi emergono figure che sembrano uscire dagli incubi più ancestrali dell’umanità. Sono i Krampus, creature che accompagnano San Nicolò nella sua visita ai villaggi, portando con sé l’antica memoria di riti che precedono il cristianesimo di molti secoli.
L’incontro tra sacro e selvaggio nelle Alpi orientali
A Tarvisio, nel cuore della Val Canale, questa tradizione trasforma ogni anno il paese in un luogo dove la leggenda prende forma, dove bambini e adulti si stringono ai bordi delle strade principali mentre il corteo attraversa Via Dante, Via Vittorio Veneto, Via Roma fino a Piazza Unità. La processione segue un ordine rituale preciso: in primis sfila San Nicola, a piedi o su un carro, distribuendo dolciumi e piccoli regali ai paesani; a seguire i Krampus, una masnada di demoni inferociti, armati di fruste e catene.
San Nicolò, il vescovo dalla lunga barba bianca, porta dolci e doni ai bambini buoni, mentre dietro di lui avanzano queste creature dal passo impetuoso. Maschere scolpite nel legno, pellicce di capra dall’odore acre, corna ricurve che svettano verso il cielo notturno: ogni dettaglio dei Krampus parla di un’epoca in cui l’inverno era nemico da placare, quando il buio rappresentava una minaccia reale e tangibile.
Radici che affondano nel tempo pagano
Le origini dei Krampus affondano nelle tradizioni precristiane dei popoli alpini, probabilmente legate ai culti pagani della natura e ai rituali del solstizio d’inverno. Prima che le campane cristiane risuonassero tra queste montagne, le popolazioni alpine celebravano l’arrivo dell’inverno con riti che cercavano di esorcizzare le paure legate al freddo e all’oscurità. Giovani uomini si mascheravano con pelli e corna per impersonare spiriti selvaggi della foresta, in quello che era probabilmente un rito iniziatico per attraversare simbolicamente l’oscurità prima di tornare alla comunità.
Il nome stesso tradisce queste origini remote. Secondo alcuni studiosi, Krampus deriverebbe da una parola germanica per “uncini, artigli”, mentre altri lo collegano al bavarese “krampn”, ovvero “morto, putrefatto”. Altre interpretazioni suggeriscono collegamenti con antiche divinità: alcune ricerche indicano che i Krampus potrebbero derivare dalla venerazione di Cernunnos, il dio cornuto celtico, la cui più antica immagine si trova nelle incisioni rupestri della Val Camonica risalenti al IV secolo a.C., o dal dio romano Silvano, protettore delle selve.
Quando il cristianesimo si diffuse tra le valli alpine, la Chiesa tentò di sopprimere questi riti pagani ma non ci riuscì completamente, così li assimilò. Nacque il dualismo che conosciamo oggi: San Nicolò come santo benevolo e i Krampus come suoi servitori demoniaci, trasformati da spiriti della natura in punitori dei bambini cattivi. Eppure, l’essenza pagana non è mai scomparsa del tutto.
Il teatro notturno della paura e del sacro
La sfilata di Tarvisio è solo l’epicentro di una celebrazione che coinvolge l’intera Val Canale. Dopo il corteo principale in centro, la festa prosegue a Rutte Piccolo, dove la cornice dei boschi fa da scenario alla rappresentazione simbolica dell’eterna sfida tra bene e male. Nelle frazioni – da Coccau a Fusine, da Camporosso a Cave del Predil – i Krampus visitano case e cortili, portando con sé quella che gli abitanti chiamano “il profumo delle tradizioni di un tempo”.
I Krampus non sono figure da osservare passivamente. Mentre sfilano, prendono di mira i cosiddetti “Tratzer” o provocatori, giovani che indossano pantaloni imbottiti pronti a ricevere le frustate degli inquietanti diavoli. Gli spettatori possono essere sporcati di nero con un tocco sul naso, mentre chi si avvicina troppo rischia di sentire il sibilo delle fruste di betulla che i Krampus fanno roteare con forza. Il suono dei campanacci di bronzo che portano appesi alla vita riempie l’aria, mescolandosi al crepitio delle fiaccole e alle urla che accompagnano la loro corsa.
Secondo la tradizione, appena il sole tramonta completamente, San Nicolò scompare dalla sfilata, lasciando i diavoli liberi di vagare incontrollati per le vie della città in quello che viene chiamato Krampuslauf. È il momento del caos controllato, quando la folla si accalca ai margini delle strade e l’atmosfera raggiunge il suo picco di tensione ed eccitazione.
Maschere che non devono essere tolte
C’è un aspetto particolare che rende la tradizione dei Krampus ancora più affascinante: il segreto dell’identità. A interpretare i Krampus sono esclusivamente uomini, e secondo la tradizione la maschera non deve mai essere tolta in pubblico, né si deve tentare di smascherarli. Il disonore per chi venisse smascherato sarebbe troppo grande, poiché la figura del Krampus perde il suo potere e il suo mistero una volta rivelata l’identità umana.
Le maschere stesse sono opere d’arte artigianale. Particolarmente famosi per questo tipo di artigianato sono gli intagliatori delle Valli di Tures ed Aurina, che scolpiscono nel legno volti demoniaci con espressioni terrificanti, zanne sporgenti e lingue lunghe. Ogni maschera è unica, frutto di ore di lavoro paziente, e viene tramandata di generazione in generazione o creata ex novo per nuovi membri del gruppo.
Una tradizione che resiste e si rinnova
Questa celebrazione non è solo un folklore pittoresco per turisti. È un rito collettivo che intreccia memoria, spiritualità e folklore, e affonda nelle radici germaniche, slave e latine della cultura locale. Per le comunità della Val Canale e dell’intero arco alpino orientale, la notte dei Krampus rappresenta un momento di identità collettiva, quando i giovani assumono il ruolo di custodi di una tradizione che parla di chi sono e da dove vengono.
Non tutte le sfilate sono uguali: a Dobbiaco, in Alta Pusteria, ogni anno si radunano oltre seicento Krampus provenienti da diverse nazioni per quella che è considerata la più antica sfilata dell’Alto Adige. Ogni località ha le sue varianti: in alcuni luoghi compaiono anche i Perchten, figure simili ai Krampus che scacciano l’inverno con le loro campane; a Stelvio esiste la tradizione dei “Klosn”, ragazzi vestiti con abiti colorati e maschere spaventose.
La modernità non ha spento questa fiamma ancestrale, anzi. Centinaia di visitatori accorrono ogni anno da tutta la regione e oltre confine per assistere alle sfilate. È anche possibile raggiungere Tarvisio a bordo del Treno Storico dei Krampus che parte da Trieste, un’iniziativa che offre ai viaggiatori l’occasione di vivere un’esperienza d’altri tempi.
La leggenda che spiega tutto
Dietro a questa tradizione si cela anche una leggenda che ne spiega l’origine in termini narrativi. Si racconta che molto tempo fa, durante periodi di carestia, i giovani dei piccoli villaggi di montagna si mascheravano con pellicce vecchie e malandate per andare dai villaggi vicini a terrorizzare gli abitanti e fare razzie di viveri. Un giorno scoprirono che tra loro si era infiltrato il diavolo in persona, riconoscibile solo dalle zampe a forma di zoccolo di capra.
Terrorizzati, i giovani invocarono l’aiuto del vescovo Nicolò, che riuscì a esorcizzare la presenza inquietante. Da allora, ogni anno i giovani si mascherano da Krampus non più per fare razzie, ma per distribuire doni e “picchiare i bambini cattivi”, in una rappresentazione rituale della vittoria del bene sul male.
La notte del 5 dicembre nelle Alpi orientali non è semplicemente una festa. È un momento in cui le comunità rinnovano il loro legame con forze che precedono la storia scritta, quando il confine tra umano e selvaggio, tra cristiano e pagano, tra luce e tenebra diventa sottile come la nebbia che sale dai boschi. In un’epoca in cui le tradizioni natalizie si sono standardizzate in tutto il mondo occidentale, i Krampus continuano a offrire qualcosa di diverso: il brivido dell’oscurità che ci ricorda che la luce ha senso solo in contrasto con le tenebre, che la virtù si misura solo quando esiste la possibilità del peccato.
E quando l’ultima fiaccola si spegne e i Krampus scompaiono nel buio da cui sono venuti, resta negli occhi di chi ha assistito alla sfilata quella sensazione indefinibile: di aver toccato qualcosa di antico, di aver visto per un momento il mondo come lo vedevano i nostri antenati, quando l’inverno era ancora una stagione da temere e rispettare.

Appassionato di scoperta e avventura, racconto i sentieri meno battuti del mondo, dove la natura e le tradizioni si svelano in modo autentico e sorprendente. Amo esplorare percorsi nascosti, lontani dalle rotte turistiche, per cogliere l’essenza vera di ogni luogo e condividere storie di paesaggi incontaminati, culture sconosciute e incontri autentici. Con uno stile narrativo coinvolgente, porto i lettori in un viaggio intimo e ricco di emozioni, dove il silenzio dei sentieri permette di riscoprire sé stessi e il mondo che ci circonda. Per me, ogni cammino è un’esperienza di scoperta, un invito a svelare le meraviglie sconosciute e a vivere avventure uniche, lontano dal caos e vicino alla natura.

































