Il sesto gennaio, quando l’Europa accende le ultime candele dell’Epifania e rimuove gli addobbi natalizi, in Irlanda si celebra una tradizione antica e profondamente significativa. Nollaig na mBan – pronunciato “Null-ig na Mahn” – è il giorno in cui le donne irlandesi appendono il grembiule e abbandonano la cucina, lasciando che siano gli uomini a occuparsi delle faccende domestiche. È il Natale delle donne, una festività che trasforma il dodicesimo giorno di Natale in un momento di riposo e solidarietà femminile, dopo settimane di preparativi frenetici.
Nelle città di Cork e Kerry, sulla costa sudoccidentale dell’isola, questa usanza ha mantenuto radici profonde. Qui, nei pub e nei ristoranti, il 6 gennaio si verifica un fenomeno insolito: le clienti sono quasi esclusivamente donne. Gruppi di amiche, sorelle, madri e figlie si riuniscono per brindare insieme, mentre a casa i mariti preparano la cena e accudiscono i bambini. Una tradizione che, nata da necessità pratiche in un’epoca di rigidi ruoli di genere, è diventata simbolo di riconoscimento del lavoro femminile.
L’origine perduta nella tradizione orale
Tracciare le origini precise di Nollaig na mBan è un’impresa ardua. La ricercatrice Marion McGarry, esperta di costumi irlandesi, sottolinea come questa festività sia stata tramandata oralmente per generazioni, rendendo difficile stabilire con certezza quando sia nata. Quello che sappiamo è che almeno dalla fine del XIX secolo le donne irlandesi celebravano questa giornata, specialmente nelle contee di Kerry e Cork, nella provincia meridionale del Munster.
La scelta del 6 gennaio non è casuale. Questa data coincide con la Festa dell’Epifania, quando la tradizione cattolica commemora la visita dei tre Re Magi al Bambino Gesù. È anche il dodicesimo e ultimo giorno di Natale, quello in cui, secondo la superstizione irlandese ancora oggi rispettata, è obbligatorio rimuovere le decorazioni natalizie. Lasciarle oltre questa data porterebbe sfortuna per tutto l’anno. L’agrifoglio, unico addobbo delle case irlandesi d’un tempo, veniva conservato fino al martedì grasso per essere poi bruciato nel fuoco usato per cuocere le tradizionali frittelle della vigilia di Quaresima.
La storica Mary McAuliffe dell’University College di Dublino spiega che, nonostante l’Irlanda sia un paese piccolo, esistono pratiche culturali molto diverse tra le varie regioni. Nollaig na mBan è rimasta sconosciuta per molti anni in gran parte del territorio irlandese, restando localizzata principalmente nel sudovest. A Cork City si diceva che l’unico uomo presente in città durante il Natale delle donne fosse il vescovo.
Il riposo dopo la maratona natalizia
Per comprendere il significato profondo di questa festività occorre immaginare l’Irlanda rurale del passato. Il Natale non era una semplice celebrazione di un giorno, ma un periodo lungo e impegnativo che partiva dall’Avvento e si estendeva fino all’Epifania. Le donne dovevano pianificare, preservare, cuocere e far durare il cibo per settimane. Pane, dolci, pudding, carne e tè dovevano essere preparati in anticipo. L’ospitalità non era opzionale: visitatori arrivavano senza preavviso, vicini bussavano alle porte, parenti si presentavano improvvisamente. Era un dovere accoglierli.
Il lavoro domestico durante le festività era schiacciante. Mentre gli uomini godevano del Natale “vero” il 25 dicembre, quando veniva servito il meglio del cibo festivo, le donne continuavano instancabilmente a cucinare, pulire, servire. Tracey Groome, vicepreside di cinquantotto anni che vive a Kildorrey nella contea di Cork, racconta che per lei Nollaig na mBan è il momento clou della stagione: “È la sera in cui riesco davvero a rilassarmi perché non c’è pressione su di me”. Suo padre possedeva un pub, The Clodagh, nella contea di Tipperary, e il 6 gennaio gli uomini lasciavano il locale presto per tornare a casa a occuparsi dei figli. “Il Natale delle donne era la sera in cui non ci sarebbe stato nessun uomo nel pub”, ricorda, una scena insolita in un’Irlanda dove i pub erano domini prevalentemente maschili fino alla fine degli anni Settanta.
La celebrazione tra tè e solidarietà
Come si svolgeva concretamente questa giornata? Le donne si riunivano nel pomeriggio nelle case delle amiche per mangiare l’ultima fetta di Christmas cake, bere tè, chiacchierare e, soprattutto, riposare dopo un Natale frenetico. In alcune comunità, la serata culminava con la donna di casa che accendeva dodici candele alla finestra. Molte famiglie passeggiavano per ammirare le case illuminate. Nei giorni precedenti all’elettricità, doveva essere uno spettacolo straordinario, “la notte più luminosa dell’anno”, secondo un abitante delle Isole Aran.
Nell’Irlanda occidentale, specialmente nel Kerry, la tradizione aveva sfumature particolari. Le donne allevavano cinque o sei tacchini da vendere al mercato natalizio, conservando il ricavato come “denaro per le uova”. Se dopo Natale rimaneva qualcosa, lo spendevano per sé stesse il 6 gennaio. Un detto comune era “Nollaig na mBan, Nollaig gan mhaith” – “Natale delle donne, Natale senza valore” – riferendosi alla scarsità di cibo abbondante rimasto a quella data. Eppure, la semplicità era proprio il senso della celebrazione: una fetta di pane all’uva, una tazza di tè, una chiacchierata. Niente di più.
Siobhán Fahy, della penisola di Dingle, ricorda: “Noi donne andavamo a farci visita quel pomeriggio. Era una celebrazione molto semplice, solo mangiare una fetta di pane all’uvetta in casa di qualcuno e prendere una tazza di tè e fare due chiacchiere, ma era il giorno in cui facevi qualcosa per te stessa e ti riposavi dopo tutto il lavoro natalizio”. La carne tradizionale servita durante Nollaig na mBan era l’oca, e le famiglie pulivano la casa e preparavano un secchio d’acqua pulita la sera del 6 gennaio come simbolo della fine del Natale e di un nuovo inizio.
Il declino e la rinascita contemporanea
A metà del XX secolo, la tradizione di Nollaig na mBan era in gran parte scomparsa. Quando Mary McAuliffe si trasferì a Dublino come studentessa negli anni Novanta, nessuno ne aveva mai sentito parlare. La festività sembrava destinata all’oblio, sopravvivendo solo in poche sacche resistenti di Cork e Kerry. Poi, negli ultimi vent’anni, è avvenuta una riscoperta. Una nuova generazione ha riportato alla luce questa antica usanza, adattandola ai tempi moderni. “Ora è praticamente scritta nel calendario”, afferma McAuliffe, sottolineando come oggi sia celebrata a livello nazionale.
I ruoli di genere sono cambiati radicalmente in Irlanda. Molte più donne lavorano fuori casa, molti più uomini sono coinvolti nella cura dei figli e nelle faccende domestiche. Vivienne Sayers, ventiquattrenne di Cork che promuove la lingua e la cultura irlandese sui social media dove è seguita da un quarto di milione di persone, spiega: “È un po’ datato e ne siamo tutti consapevoli. Quindi ora lo stiamo adattando ai nostri ideali più contemporanei, di ‘facciamone semplicemente un giorno per partecipare, divertirci e celebrare le donne‘”.
La rinascita di Nollaig na mBan ha assunto forme diverse e creative. Nel 2024, il Dublin City Council ha organizzato un festival dedicato alle donne del centro città. Gli uomini del Trillick St Macartan’s Gaelic Athletic Club hanno preparato e servito un tè pomeridiano di ringraziamento per le donne delle loro vite. Oltre 2.400 donne hanno partecipato a nuotate collettive nell’Atlantico in varie località del paese per raccogliere fondi per Women’s Aid, organizzazione benefica contro la violenza domestica. Hotel e ristoranti pubblicizzano tè pomeridiani e serate dedicate alle signore, con tanto di prosecco.
Una tradizione femminista ante litteram
Marion McGarry definisce questa tradizione irlandese dall’aspetto pittoresco come “piuttosto femminista a modo suo”. In un’epoca e in un contesto rurale dove i ruoli di genere tradizionali dominavano incontrastati, una festività dedicata esclusivamente alle donne rappresentava un’anomalia. Nollaig na mBan riconosceva il lavoro femminile e lo ricompensava, anche se solo per un giorno. L’inversione dei ruoli domestici avveniva senza manifesti, proteste o drammi. Era una consuetudine che temporaneamente ridistribuiva il lavoro, trasformando le donne da padrone di casa in ospiti.
James Joyce ambientò proprio il 6 gennaio 1904 il suo celebre racconto “I morti”, considerato da T.S. Eliot “uno dei più grandi racconti brevi mai scritti”. La storia si svolge attorno a una tavola ricca di cibo: oca, prosciutto, manzo speziato, pudding, vino. Il pasto è abbondante, preparato con cura, servito formalmente secondo lo stile edoardiano. Le donne che ospitano la serata, in particolare le zie, hanno fatto tutto il lavoro: pianificare, cucinare, servire, sostenere il rituale dell’ospitalità. Quando gli ospiti se ne vanno e il cibo viene sparecchiato, la stagione festiva si conclude non con uno sfarzo ma con una resa dei conti tranquilla e solenne.
Il significato nella cultura alimentare irlandese
Lo scrittore e chef Jp McMahon sottolinea un aspetto particolare: Nollaig na mBan non è un giorno di banchetto, ma un giorno di liberazione. Mentre in Scandinavia le tradizioni alimentari natalizie si estendono fino a gennaio inoltrato centrate sulla continuità e la convivialità, l’Irlanda segna l’Epifania allontanandosi completamente dalla cucina. “Ciò che rende il Natale delle donne così avvincente è che espone la politica della cucina irlandese senza nominarla”, scrive McMahon. Non c’è manifesto, protesta o rivoluzione, solo un costume che ridistribuisce temporaneamente il lavoro.
Il cibo diventa un marcatore di questa inversione: cibo delicato, semplice, preparato da qualcun altro. Un drink e una chiacchierata, un bicchiere di vino bianco tedesco. In questo modo, Nollaig na mBan rivela qualcosa di essenziale sulla cultura alimentare irlandese: quanto profondamente sia plasmata dal lavoro di genere e quanto raramente questo lavoro sia stato, o sia, riconosciuto. Il valore di questa festività non sta nel far rivivere un menù, ma nel riconoscere uno schema: il cibo come lavoro, il cibo come obbligo, il cibo come qualcosa da cui ci si può, occasionalmente, allontanare.
Una festività esportabile
Oggi non è necessario essere irlandesi per celebrare Nollaig na mBan. È una festività che più paesi dovrebbero abbracciare, una sorta di “Galentine’s Day” di gennaio. Un momento per riunirsi e celebrare un altro anno di sopravvivenza alla frenesia festiva. Come la si celebra è completamente personale: potrebbe essere una serata sfrenata di karaoke e balli, un elegante tè pomeridiano con pasticcini delicati e prosecco, o semplicemente una cena accogliente in un ristorante con le amiche più care. La bellezza di questa festività è che non ci sono regole, e si può celebrare esattamente come si preferisce.
L’industria dell’ospitalità irlandese ha colto questa opportunità, organizzando eventi specifici per chi celebra Nollaig na mBan. I gruppi di donne e ragazze sono comuni nei bar e ristoranti la sera del 6 gennaio. Molti gruppi femminili segnano la giornata con eventi di beneficenza o donazioni per aiutare chi è in difficoltà, in particolare organizzazioni che supportano le donne. Il messaggio fondamentale rimane invariato: riconoscere chi rende possibile il Natale. E non deve necessariamente essere solo per le donne. Chiunque assuma il ruolo di “project manager” del Natale nella propria casa – che sia la mamma, il papà, la nonna o il teenager molto organizzato – merita una pausa e del buon tempo.
Nollaig na mBan è un antidoto perfetto alla malinconia di gennaio. Arriva proprio quando serve di più, quando le luci natalizie sono spente e la routine quotidiana riprende il sopravvento. È una tradizione tranquilla senza aspettative commerciali o maglioni a tema che la rovinino. È un tempo prezioso per incontrarsi con le amiche e ridere insieme, per riflettere sul lavoro invisibile che sostiene le celebrazioni, per onorare la solidarietà femminile. In un’epoca in cui il dibattito sul carico mentale e sulla distribuzione del lavoro domestico è più acceso che mai, questa antica festività irlandese offre una lezione semplice ma potente: il riposo è una forma di abbondanza, e il riconoscimento è il primo passo verso il cambiamento.

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