Nel 2020, mentre il Sudafrica affrontava uno dei periodi più bui della sua crisi di violenza di genere, una studentessa di sedici anni sedeva nella sua camera a Limpopo, circonda da fili elettrici, circuiti e una domanda che le bruciava dentro: come poteva fare la differenza? Bohlale Mphahlele non possedeva laboratori all’avanguardia né finanziamenti milionari. Aveva però qualcosa di più potente: la convinzione che la tecnologia potesse trasformarsi in uno scudo per chi non aveva voce.

Quella convinzione si è materializzata in un oggetto apparentemente banale ma rivoluzionario: un orecchino che nasconde un dispositivo di sicurezza. L’Alerting Earpiece, questo il nome dell’invenzione, rappresenta oggi una delle risposte più innovative alla piaga della violenza contro donne e bambini in un paese dove tra luglio e settembre 2024 sono state uccise 957 donne, con 10.191 stupri denunciati in soli tre mesi.

Un paese in emergenza: i numeri che non mentono

Per comprendere l’urgenza che ha spinto Bohlale all’azione, è necessario confrontarsi con una realtà statistica devastante. Secondo il rapporto del 2024 dello Human Sciences Research Council sudafricano, oltre una donna su tre tra le 5.603 intervistate ha riferito di aver subito violenza sessuale o fisica nel corso della vita. Non si tratta di episodi isolati o di eccezioni: è un’epidemia sociale che permea ogni strato della società sudafricana.

Il primo studio nazionale sulla violenza di genere del Sudafrica ha rivelato che il 33,1% delle donne sudafricane sopra i 18 anni ha subito violenza fisica nel corso della propria esistenza. Ma dietro questi numeri freddi si celano storie di donne che camminano con la paura, bambini che crescono nell’insicurezza, famiglie devastate da traumi che si tramandano di generazione in generazione.

Il governo sudafricano ha riconosciuto ufficialmente la violenza di genere come una “crisi nazionale” e una “seconda pandemia”, allocando oltre 21 miliardi di rand per contrastare il fenomeno. Eppure, nonostante i piani strategici nazionali e le leggi robuste, la violenza continua ad aumentare. È in questo contesto di impotenza istituzionale che l’intuizione di una sedicenne assume un significato ancora più profondo.

L’orecchino che può salvare una vita: anatomia di un’innovazione

L’Alerting Earpiece sembra un comune accessorio da indossare, ma al suo interno racchiude una tecnologia sofisticata e multifunzionale. Il dispositivo funziona premendo discretamente un piccolo pulsante nascosto: una volta attivato, scatta silenziosamente fotografie tramite una telecamera integrata e le trasmette, insieme alla posizione GPS dell’utente, ai contatti di fiducia preselezionati e ai servizi di emergenza.

La genialità dell’invenzione risiede nella sua discrezione. In situazioni di pericolo, le vittime spesso non hanno la possibilità di effettuare chiamate telefoniche o gridare aiuto senza aggravare la propria posizione. Un gesto naturale come toccarsi l’orecchino, invece, passa completamente inosservato. Questo dettaglio apparentemente banale potrebbe fare la differenza tra la vita e la morte.

Il dispositivo invia alert immediati con la posizione in tempo reale della vittima ai contatti di fiducia e ai servizi di emergenza, permettendo tempi di risposta più rapidi e fornendo prove cruciali per azioni legali, un elemento spesso mancante nei casi di violenza di genere dove la parola della vittima viene sistematicamente messa in discussione.

Dal banco di scuola alla medaglia di bronzo

Quando Bohlale era ancora una studentessa dell’undicesimo anno alla SJ van der Merwe Technical High School, presentò il suo prototipo all’Eskom Expo for Young Scientists, una delle piattaforme più prestigiose del Sudafrica per giovani innovatori. La sua invenzione le valse una medaglia di bronzo nella categoria ingegneria-elettronica, ma soprattutto attirò l’attenzione di educatori, funzionari governativi e media nazionali.

La motivazione di Bohlale era chiara e diretta: “La tecnologia non dovrebbe solo rendere la vita conveniente; dovrebbe anche proteggere i vulnerabili”. Parole semplici che racchiudono una filosofia potente: l’innovazione tecnologica ha una responsabilità sociale, un dovere morale di mettere il proprio potenziale al servizio di chi ne ha più bisogno.

Il Dipartimento dell’Educazione della provincia di Limpopo ha celebrato Bohlale come un modello da seguire e un agente di cambiamento, sollecitando investitori e istituzioni a sostenere il progetto per portarlo dalla fase di prototipo alla produzione di massa.

Da innovatrice a imprenditrice: costruire un futuro più sicuro

La storia di Bohlale non si è conclusa con il diploma di scuola superiore. Determinata a trasformare la sua idea in una soluzione accessibile su larga scala, ha fondato la sua azienda, Mphahlele Alerts (Pty) Ltd, per sviluppare l’Alerting Earpiece in un prodotto funzionale. Parallelamente, ha intrapreso studi universitari in tecnologia dell’informazione, costruendo le competenze necessarie per ampliare l’impatto della sua innovazione.

Ma Bohlale non si è limitata a perseguire il proprio progetto imprenditoriale. Ha partecipato a programmi di innovazione che supportano giovani donne nello sviluppo di soluzioni tecnologiche per le loro comunità, diventando al contempo mentore per altre ragazze interessate alla tecnologia. Questa dimensione di “restituzione” alla comunità è forse l’aspetto più significativo della sua storia: non si tratta solo di creare un prodotto, ma di ispirare una nuova generazione a credere nel proprio potenziale di cambiamento.

Mphahlele Alerts sta ora investendo tutti gli sforzi per raggiungere ONG e il settore pubblico, nella speranza di avviare un programma pilota del dispositivo nelle aree ad alto rischio. La visione di Bohlale è ambiziosa ma chiara: “Voglio che l’Alerting Earpiece raggiunga le più vulnerabili: le studentesse che camminano sole verso casa, le donne che lavorano nei turni notturni, coloro che vivono in case dove subiscono abusi”.

Il contesto tecnologico: quando l’innovazione incontra l’urgenza sociale

L’invenzione di Bohlale si inserisce in un panorama più ampio di tecnologie indossabili per la sicurezza personale, ma si distingue per diverse ragioni. Primo, la specificità del contesto: è stata progettata da chi conosce intimamente la realtà sudafricana, le sue dinamiche sociali e le sfide specifiche che le donne affrontano quotidianamente. Secondo, l’accessibilità del design: un orecchino è un oggetto universale, privo di connotazioni socioeconomiche che potrebbero limitarne l’adozione.

Terzo, e forse più importante, c’è la componente di documentazione visiva. In un sistema giudiziario dove i casi di violenza di genere spesso si arenano per mancanza di prove, la capacità del dispositivo di catturare immagini del perpetratore rappresenta un elemento di svolta. Non si tratta solo di chiedere aiuto, ma di costruire un archivio probatorio che può trasformare l’esito di un procedimento legale.

Le sfide del presente e le speranze del futuro

Cinque anni dopo la sua prima presentazione all’Eskom Expo, l’Alerting Earpiece non è ancora un prodotto commerciale disponibile su larga scala. Bohlale continua a cercare partnership tecniche, finanziamenti e supporto per perfezionare il dispositivo e portarlo sul mercato. Le sfide sono molteplici: dalla miniaturizzazione dei componenti alla durata della batteria, dalla produzione su scala ai costi accessibili per le comunità più vulnerabili.

Eppure, il valore simbolico e pratico di questa invenzione va oltre il dispositivo stesso. Bohlale Mphahlele rappresenta una generazione che non accetta lo status quo, che non si limita a denunciare i problemi ma si rimbocca le maniche per risolverli. In un continente spesso descritto solo attraverso le sue difficoltà, storie come questa raccontano un’Africa che innova, che si prende cura dei propri membri più vulnerabili, che crede nel potere trasformativo dell’istruzione e della tecnologia.