Piazze vuote dove il tempo si è fermato. Manichini che osservano in silenzio. Ombre allungate che disegnano geometrie impossibili. Dal 28 gennaio al 21 giugno 2026, Milano diventa il palcoscenico di uno dei progetti espositivi più ambiziosi dell’anno: “Metafisica/Metafisiche”, una mostra diffusa che attraversa quattro istituzioni museali e trasforma il capoluogo lombardo in un museo a cielo aperto dedicato al movimento che ha rivoluzionato l’arte del Novecento.
Curata da Vincenzo Trione, l’esposizione mette in dialogo i maestri storici della Metafisica con gli artisti contemporanei che ne hanno raccolto l’eredità, creando un percorso che collega Palazzo Reale, il Museo del Novecento, le Gallerie d’Italia e Palazzo Citterio. Un itinerario di duemila passi nel centro città, come lo ha definito l’assessore alla Cultura Tommaso Sacchi, che invita a riscoprire Milano come “luogo di pensiero, immaginazione e visione”. Il progetto, che rientra nel programma culturale dei Giochi Olimpici Invernali Milano Cortina 2026, non è solo una retrospettiva: è un’indagine sulla capacità della Metafisica di attraversare epoche, linguaggi e discipline.
Quando la realtà diventa enigma: la nascita della pittura metafisica
Per comprendere la portata di questa mostra, bisogna tornare a Ferrara, nel 1917. È qui che nasce ufficialmente la pittura metafisica, dall’incontro tra Giorgio de Chirico e Carlo Carrà nell’ospedale militare di Villa del Seminario, dove entrambi erano ricoverati durante la Prima Guerra Mondiale. Ma le radici del movimento affondano ancora più indietro: già nel 1910, de Chirico aveva dipinto “Enigma di un pomeriggio d’autunno”, ispirato da piazza Santa Croce a Firenze, un’opera che il poeta Guillaume Apollinaire definì “metafisica” nel 1913.
Il termine stesso – dal greco “oltre la fisica” – indica la volontà di andare al di là della realtà visibile per rappresentare l’essenza nascosta delle cose. Influenzato dalla filosofia di Nietzsche e Schopenhauer, de Chirico elaborò un linguaggio visivo fatto di prospettive esasperate, architetture classiche, statue e manichini immersi in atmosfere sospese e silenziose. Le sue piazze italiane, svuotate di presenza umana, diventano spazi mentali dove il mistero regna sovrano.
A Ferrara, città che de Chirico definì “la più metafisica di tutte”, il pittore trova l’ambiente ideale per sviluppare la sua visione. Le grandi piazze geometriche, i portici con archi a tutto sesto, le lunghe ombre proiettate dai monumenti: tutto contribuisce a creare quella sensazione di attesa inquieta che caratterizza i suoi capolavori. Nel 1917 dipinge “Le muse inquietanti”, considerato il manifesto della pittura metafisica, ambientato proprio a Ferrara con il Castello Estense sullo sfondo.
Accanto a de Chirico, figure fondamentali come Alberto Savinio (fratello di Giorgio), Carlo Carrà, Giorgio Morandi e Filippo de Pisis contribuiscono a definire il movimento. La Metafisica si propone in opposizione al Futurismo: mentre quest’ultimo esalta dinamismo e velocità, la pittura metafisica celebra l’immobilità, il silenzio, la sospensione temporale. Non è un ritorno al passato, ma una ricerca dell’essenza delle cose attraverso lo straniamento e l’enigma.
Palazzo Reale: oltre 400 opere attraverso un secolo di influenze metafisiche
Il fulcro dell’esposizione è Palazzo Reale, dove sono presentate circa 400 opere tra dipinti, sculture, fotografie, disegni, oggetti di design, plastici architettonici, illustrazioni, fumetti, riviste, video e vinili. Una varietà straordinaria che testimonia come la Metafisica abbia contaminato ogni ambito della creatività del XX e XXI secolo.
La mostra “Modernità e malinconia” si avvale della collaborazione scientifica della Fondazione Giorgio e Isa de Chirico e del Museo Morandi, oltre alla partecipazione dell’Archivio Alberto Savinio e dell’Archivio Carlo Carrà. I prestiti provengono da oltre 150 istituzioni pubbliche e private, nazionali e internazionali, rendendo questa esposizione un evento unico per completezza e qualità.
Il percorso parte dai protagonisti del gruppo storico ferrarese per esplorare poi le influenze del movimento su artisti europei e americani. Troviamo così René Magritte e Max Ernst, Salvador Dalí e Andy Warhol, fino agli italiani Mario Sironi e Felice Casorati. Ma la mostra non si limita alla pittura: esplora le contaminazioni con l’architettura (da Aldo Rossi a Gio Ponti, da Paolo Portoghesi a Frank Gehry), la fotografia (con Mimmo Jodice e Gabriele Basilico), il cinema (da Paolo Sorrentino a Tim Burton), la moda (con creazioni di Giorgio Armani e Fendi) e persino la musica, con riferimenti a David Bowie.
Particolarmente significativa è la presenza di artisti contemporanei che hanno reinterpretato la poetica metafisica: Mimmo Paladino, Giulio Paolini, Jannis Kounellis, Francesco Vezzoli. Ognuno di loro ha assorbito atmosfere e soluzioni del movimento originario per creare un linguaggio personale, dimostrando la vitalità di una visione artistica che continua a interrogare il presente.
La facciata laterale dell’Arengario ospiterà inoltre un’installazione site-specific di Joseph Kosuth dal titolo “Vedere le cose (per A.S.)”, realizzata con i neon tipici del suo linguaggio artistico, un omaggio alla capacità della Metafisica di rendere visibile l’architettura del pensiero.
Museo del Novecento: quando la Metafisica incontra Milano
Al Museo del Novecento, negli Archivi Ettore e Claudia Gian Ferrari, la mostra “Milano Metafisica” indaga il legame tra i protagonisti del movimento e la città. Un rapporto sorprendente e poco conosciuto: Milano non fu solo luogo di passaggio, ma laboratorio di sperimentazione e dialogo tra le arti.
Attraverso una selezione di 50 opere tra disegni, maquette, abiti, materiali d’archivio e fotografie, l’esposizione documenta l’attività di de Chirico, Savinio e Carrà nel capoluogo lombardo. Particolarmente interessanti sono i bozzetti di scenografie e costumi realizzati tra gli anni Quaranta e Cinquanta per il Teatro alla Scala, testimonianza di come la Metafisica abbia influenzato anche il teatro e l’opera lirica.
Un focus speciale è dedicato alle fotografie d’epoca e ai disegni preparatori dei Bagni Misteriosi, progettati per la Triennale di Milano: un’opera iconica che trasforma l’acqua e l’architettura in un ambiente metafisico capace di dialogare con il paesaggio urbano.
Grande attenzione è riservata al romanzo “Ascolto il tuo cuore, città” (1944) di Alberto Savinio, definito dall’autore stesso come espressione di “tutto l’amore ‘carnale’ che l’uomo può avere per una città”. A questo testo è dedicata una serie di 10 disegni di Mimmo Paladino dal titolo “Disegni per Savinio”, che ne estrapolano situazioni e atmosfere componendo le sequenze di una sorta di film disegnato d’impronta neorealista, in un calibrato gioco tra fedeltà e infedeltà al testo originale.
Gallerie d’Italia e Palazzo Citterio: l’omaggio a Giorgio Morandi
Le Gallerie d’Italia, museo di Intesa Sanpaolo in piazza della Scala, presentano un omaggio fotografico a Giorgio Morandi attraverso le fotografie di Gianni Berengo Gardin dedicate all’atelier bolognese del pittore. Le immagini, in dialogo con le opere conservate nel caveau del museo, restituiscono l’intimità dello studio di Morandi, quel luogo sospeso dove le bottiglie e i vasi diventavano soggetti di un’indagine formale ossessiva.
Ma è a Palazzo Citterio, sede della Grande Brera, che si consuma il dialogo più intenso con l’eredità di Morandi. Dal 6 febbraio al 5 aprile 2026, la Sala Stirling ospita un progetto inedito dell’artista sudafricano William Kentridge articolato in due momenti: una videoinstallazione sonora dal titolo “More Sweetly Play the Dance” e una sequenza di sculture in cartone intitolata “Remembering Morandi”.
L’intervento di Kentridge reinterpreta poeticamente gli oggetti d’uso quotidiano protagonisti delle nature morte di Morandi, stabilendo un dialogo ideale con le opere metafisiche del maestro bolognese conservate a Palazzo Citterio grazie alle collezioni Jesi e Vitali. Attraverso un linguaggio che attraversa video, suono e scultura, l’artista sudafricano affronta temi come la staticità, il silenzio e la dimensione temporale, elementi ricorrenti nella poetica morandiana reinterpretati in chiave contemporanea.
Kentridge, noto per le sue esplorazioni intermediali, aveva già reso omaggio a Morandi nel film d’animazione “Medicine Chest” (2001) e nella serie di fotoincisioni “Eight Vessels” (2020-2021), realizzata durante il lockdown. Con questo nuovo progetto, presentato per la prima volta al pubblico, l’artista mette in luce l’eredità formale e concettuale di Morandi, recuperando una pratica espressiva che fa del tempo, della memoria e del ritmo una materia visiva.
Un percorso da vivere a piedi nel centro di Milano
Quello che rende unica “Metafisica/Metafisiche” è la sua natura di mostra diffusa. Non si tratta di visitare singole esposizioni, ma di intraprendere un vero e proprio viaggio urbano che trasforma Milano in una mappa sentimentale dell’arte metafisica. Da Piazza Duomo a Brera, duemila passi che collegano spazi fisici e opere d’arte, passato e presente, grandi maestri e sguardi contemporanei.
L’idea di città come museo diffuso, attraversabile a piedi, richiama proprio quella concezione metafisica dello spazio urbano che caratterizza i dipinti di de Chirico: le piazze diventano luoghi mentali, le architetture si trasformano in scenari per l’immaginazione, il camminare assume una dimensione contemplativa. È un invito a rallentare, a guardare Milano con occhi nuovi, a riscoprire quegli angoli dove la luce crea ombre lunghe e il silenzio si fa tangibile.
Il progetto, promosso dal Ministero della Cultura e dal Comune di Milano e prodotto dalle quattro istituzioni coinvolte insieme alla casa editrice Electa, rappresenta uno degli appuntamenti culturali di punta del 2026, anno in cui Milano ospiterà i Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali. Un modo per presentare la città non solo come centro di innovazione e modernità, ma anche come custode di una tradizione artistica capace di interrogare il mistero e l’enigma della realtà.
L’eredità metafisica: da André Breton ai giorni nostri
La Metafisica ha gettato le basi per movimenti fondamentali del Novecento, primo fra tutti il Surrealismo. André Breton considerava de Chirico un precursore, pur con le dovute distinzioni: mentre i surrealisti esploravano l’inconscio e il sogno, de Chirico cercava di rappresentare una realtà trascendente attraverso la lucidità della veglia. Non l’automatismo psichico, ma la costruzione di uno spazio mentale dove gli oggetti, privati del loro contesto abituale, si caricano di nuovi significati.
L’influenza della Metafisica si estende ben oltre la pittura. Nell’architettura, la lezione di de Chirico ha ispirato visioni urbane dove la geometria e il silenzio dialogano con la memoria classica. Nel cinema, da Michelangelo Antonioni a David Lynch, passando per i già citati Sorrentino e Burton, ritroviamo quella stessa atmosfera sospesa, quegli spazi vuoti carichi di attesa. Nella moda, le geometrie nette e i riferimenti alla statuaria classica diventano elementi di stile. Nella fotografia, il gioco di luci e ombre, la ricerca di angolazioni insolite, la rappresentazione di spazi urbani deserti richiamano direttamente la poetica metafisica.
“Metafisica/Metafisiche” dimostra che quella visione nata a Ferrara più di un secolo fa continua a essere generativa, capace di ispirare nuove interpretazioni e linguaggi. Non è nostalgia del passato, ma riscoperta di uno sguardo che sa andare oltre l’apparenza, che trasforma il quotidiano in mistero e l’enigma in forma d’arte.
La mostra si conclude il 21 giugno 2026, ma il suo messaggio rimarrà impresso nella memoria di chi avrà percorso quei duemila passi tra Palazzo Reale e Brera. Un invito a guardare la realtà con occhi diversi, a cercare l’essenza nascosta delle cose, a non accontentarsi della superficie. Proprio come faceva de Chirico quando, di fronte alle piazze italiane, vedeva non solo architetture e monumenti, ma scenari per l’immaginazione dove il tempo si ferma e lo spazio diventa pensiero.
Milano, per sei mesi, sarà la capitale della Metafisica. E forse, camminando per le sue strade al tramonto, quando le ombre si allungano e la città si fa più silenziosa, qualcuno riuscirà a cogliere quella stessa inquietudine, quel senso di attesa e mistero che de Chirico immortalò nei suoi dipinti. Perché l’arte metafisica non appartiene solo ai musei: vive negli spazi urbani, nella luce del pomeriggio, in quegli attimi sospesi dove la realtà diventa enigma.
Informazioni pratiche
Palazzo Reale – Modernità e malinconia Dal 28 gennaio al 21 giugno 2026 Circa 400 opere Collaborazione: Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, Museo Morandi, Archivio Alberto Savinio, Archivio Carlo Carrà
Museo del Novecento – Milano Metafisica Dal 28 gennaio al 21 giugno 2026 50 opere tra disegni, maquette, abiti, materiali d’archivio e fotografie
Gallerie d’Italia – Gianni Berengo Gardin. Lo studio di Giorgio Morandi Dal 28 gennaio al 6 aprile 2026 Fotografie dell’atelier bolognese di Morandi
Palazzo Citterio – William Kentridge. Omaggio a Giorgio Morandi Dal 6 febbraio al 5 aprile 2026 Videoinstallazione sonora e sculture in cartone

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