Mentre i colossi dello streaming continuano a sfornare produzioni miliardarie, una rivoluzione discreta sta ridefinendo il valore del cinema. Opere dimenticate, pellicole di nicchia e tesori sepolti negli archivi stanno vivendo una seconda giovinezza grazie a una piattaforma che nessuno avrebbe immaginato come salvagente per il cinema d’autore: YouTube. In un’epoca dominata dai blockbuster e dagli algoritmi delle piattaforme premium, alcune storiche case cinematografiche hanno capito che il vero tesoro non sono solo i titoli che fanno incassi stellari, ma anche quell’immenso patrimonio culturale che rischiava di scomparire nell’oblio.
Quando l’invisibilità diventa visibilità globale
La storia inizia nel 2013, quando la casa di distribuzione italiana Minerva Pictures, fondata nel 1953, si trovò di fronte a un dilemma che molte società cinematografiche storiche conoscono bene. Il loro vasto catalogo di migliaia di film – polizieschi italiani, western all’italiana, pellicole erotiche degli anni Settanta, opere d’autore misconosciute – stava raccogliendo polvere digitale. Le piattaforme commerciali dell’epoca, iTunes e Amazon in primis, davano priorità ai titoli recenti e ai grandi nomi, relegando questi film nelle profondità invisibili dei loro cataloghi.
“Finivi a pagina venti e nessuno ti trovava più”, ha spiegato Gianluca Curti, CEO di Minerva. “I costi di codifica superavano i ricavi.” Di fronte a questo scenario, invece di lasciare fermi quei film – operazione che comunque comportava costi di mantenimento – Minerva prese una decisione audace: renderli disponibili gratuitamente su YouTube. Una mossa che all’epoca sembrava controintuitiva, quasi un atto di disperazione. Si rivelò invece una strategia visionaria.
Il pubblico di nicchia esiste e ha fame di contenuti
Il canale Film&Clips, primo esperimento di Minerva su YouTube, ha superato oggi i 10 milioni di iscritti. La società gestisce ora oltre 140 canali in 15 lingue diverse, con più di 5.000 film disponibili gratuitamente. Il video più visto del canale principale – il film del 1978 “Interno di un convento” del regista surrealista polacco Walerian Borowczyk – ha accumulato 26 milioni di visualizzazioni. Non si tratta di capolavori mainstream, ma di cinema di genere, opere sperimentali, produzioni a basso budget che hanno trovato il loro pubblico.
La lezione è chiara: le nicchie hanno un valore. Ciò che non conveniva alle piattaforme generaliste – troppo piccolo, troppo specifico, troppo vecchio – ha trovato spazio e pubblico su YouTube. “Film invenduti da almeno dieci anni in tutti i canali tradizionali hanno dimostrato volumi di crescita sorprendenti”, ha dichiarato Curti, “e accumulato milioni di visualizzazioni in Italia come in Germania, in Sudamerica ma pure in India e in Medio Oriente.”
Il modello si espande: altri seguono la strada
Per anni, Minerva è stata l’unica grande società cinematografica storica a credere in questo modello. Ma nel 2024, qualcosa è cambiato. SF Studios, la prestigiosa casa di produzione svedese fondata nel 1919 – quella dei film di Ingmar Bergman, per intenderci – ha lanciato in ottobre il canale “SF Studios Classics” su YouTube. Un archivio di oltre 1.800 titoli, dal 1897 a oggi, che costituisce una parte fondamentale della storia del cinema nordico, ora accessibile gratuitamente.
Helena Hertz, responsabile delle vendite per le licenze di SF Studios, ha spiegato: “Vogliamo rendere il nostro patrimonio cinematografico unico più accessibile e vivo per il pubblico di oggi in tutto il mondo. YouTube è la piattaforma perfetta per raggiungere sia gli appassionati di cinema devoti che una nuova generazione di spettatori.” Ogni settimana, un nuovo classico viene aggiunto al canale, con film restaurati digitalmente dall’Istituto Svedese del Cinema.
YouTube non è più solo per creator amatoriali
Il successo di questo modello è strettamente legato all’evoluzione di YouTube stessa. Nata nel 2005 come piattaforma per video amatoriali, YouTube è diventata nel tempo il servizio di streaming più guardato al mondo, superando Netflix e Prime Video nella maggior parte dei paesi che monitorano il traffico delle piattaforme di streaming su televisione. Da anni la piattaforma ha cominciato a premiare i contenuti professionali rispetto a quelli amatoriali, affermandosi come un canale di distribuzione gratuito, accessibile a tutti e di successo.
Questo cambiamento ha creato opportunità inedite. Minerva, per esempio, non si limita più a distribuire il suo catalogo storico, ma ha iniziato ad acquistare film nuovi – produzioni a basso costo – specificamente per YouTube. Nel 2017 ha anche lanciato The Film Club, una piattaforma esterna a YouTube per film rari a pagamento, che dal 2023 è entrata nell’offerta di Prime Video come canale aggiuntivo. L’obiettivo dichiarato ora è fare un passo ulteriore: produrre film direttamente per YouTube, creando contenuti pensati nativamente per la piattaforma e il suo pubblico.
Un modello sostenibile o un’eccezione?
La domanda che molti si pongono è se questo modello sia economicamente sostenibile. Minerva non ha mai rivelato quanto guadagni dalle pubblicità di YouTube – la piattaforma trattiene il 45% delle entrate pubblicitarie, lasciando il 55% ai creatori di contenuti. Curti si è limitato a dire che è “un guadagno che ci consente di sperimentare, investire e migliorare il livello dei nostri contenuti.” Il fatto che l’azienda abbia aperto nel 2024 una società dedicata esclusivamente alla distribuzione digitale, Digital United Studios, e abbia incrementato il personale dedicato a YouTube suggerisce che il business funziona.
Questo modello rappresenta anche una forma di resistenza all’illegalità. Fornire film gratuitamente e legalmente contrasta lo streaming pirata, offrendo un’alternativa accessibile a costo zero. È un servizio al pubblico, ma anche una strategia di mercato: mantenere viva la memoria di opere che altrimenti scomparirebbero, costruire una comunità di appassionati, monetizzare attraverso le pubblicità ciò che non avrebbe mai generato ricavi attraverso i canali tradizionali.
Il futuro degli archivi cinematografici è online
Quello che sta emergendo è un nuovo paradigma di distribuzione cinematografica. Le grandi piattaforme a pagamento continueranno a dominare con i blockbuster e le serie di punta, ma YouTube si sta ritagliando uno spazio come archivio culturale vivente, dove il cinema di nicchia, le opere sperimentali, i film dimenticati possono trovare una seconda vita e un pubblico globale.
Il modello pionieristico di Minerva – e ora seguito da SF Studios e probabilmente da altri in futuro – dimostra che il valore di un catalogo cinematografico non si misura solo in termini di incassi immediati, ma anche nella capacità di preservare e rendere accessibile il patrimonio culturale. In un’epoca in cui l’algoritmo decide cosa vedere, la possibilità di scoprire film oscuri, bizzarri, dimenticati o semplicemente diversi è un lusso che non dovremmo dare per scontato.
Come ha osservato Michelle Kadir, responsabile di YouTube per il Nord Europa: “Più di 4 milioni di svedesi guardano YouTube su televisori normali, spesso insieme alla famiglia o agli amici. Senza dubbio, questo canale aiuterà le nuove generazioni a scoprire i classici del cinema con l’aiuto di YouTube.” Una dichiarazione che vale per ogni paese, per ogni generazione, per ogni film che merita di non essere dimenticato.

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