Lasciate che vi racconti di una donna che ha trasformato l’ossessione per il rock’n’roll in una delle collezioni d’arte più insolite e dibattute del Novecento. Cynthia Albritton, nata a Chicago il 24 maggio 1947, non si è limitata a vivere nell’orbita delle rockstar: le ha immortalate in gesso in un modo che nessuno prima aveva osato immaginare.
L’inizio di tutto: quando l’arte incontra il desiderio
Era il 1968 quando la giovane Cynthia, studentessa all’Università dell’Illinois di Chicago, ricevette dal suo professore d’arte un compito apparentemente semplice: realizzare un calco in gesso di “qualcosa di solido che potesse mantenere la propria forma”. Dove altri vedevano oggetti domestici o frutti, lei vide un’opportunità. Timida e affascinata dai “bellissimi uomini che facevano la musica meravigliosa” che amava, Cynthia ebbe un’intuizione rivoluzionaria: avrebbe realizzato calchi in gesso dei genitali maschili in erezione delle rockstar, sfruttando il fatto che, dopo aver raggiunto lo stato necessario per il calco, avrebbero naturalmente perso rigidità, permettendo la rimozione dello stampo senza danno.
Il suo primo “soggetto” celebre fu nientemeno che Jimi Hendrix, nel febbraio del 1968. Nel suo diario, Cynthia annotò con meraviglia le dimensioni impressionanti del chitarrista, che rimase per sempre il suo soggetto preferito per la sua attitudine rilassata e tranquilla durante il processo. Utilizzando alginato, una sostanza usata per gli stampi dentali, mescolata in uno shaker da martini, Cynthia perfezionò la sua tecnica dopo alcuni esperimenti con amici fidati.
La consacrazione e il sodalizio con Frank Zappa
La fama di Cynthia si diffuse rapidamente nell’ambiente rock. A soli 19 anni, lasciò casa e si unì alla sua amica Dianne, conosciuta nella hall dell’hotel dei Rolling Stones nel 1965. Insieme si ribattezzarono “The Plaster Casters of Chicago” e divennero una leggenda metropolitana del circuito musicale. L’attenzione mediatica arrivò nel gennaio 1969, quando la rivista Rolling Stone pubblicò uno speciale sulle groupie, con le foto di Baron Wolman che mostravano le due giovani artiste al lavoro.
Fu proprio Eric Clapton a presentarle a Frank Zappa, che rimase folgorato dall’idea. Sebbene Zappa stesso non accettò mai di posare per un calco, divenne il loro più grande sostenitore, trasferendole a Los Angeles e progettando di organizzare una mostra della loro collezione. “È stata la cosa più fantastica che abbia mai sentito”, dichiarò Zappa in un’intervista del 1969. Seguirono calchi di Noel Redding (bassista degli Jimi Hendrix Experience), Wayne Kramer e Dennis Thompson degli MC5, Eric Burdon degli Animals, Pete Shelley dei Buzzcocks, Jello Biafra dei Dead Kennedys, e molti altri.
La battaglia legale per riprendersi l’arte
Il progetto di Zappa per una grande esposizione non si materializzò mai: molte rockstar, dopo aver accettato, si tirarono indietro quando capirono che non avrebbero potuto tenere i calchi per sé. Nel 1971, dopo che l’appartamento di Cynthia fu svaligiato, Zappa decise di affidare la collezione di oltre due dozzine di calchi al suo socio in affari Herb Cohen per custodirli in attesa di tempi migliori.
Ma quando Cynthia, ormai tornata a Chicago, chiese la restituzione delle sue opere, Cohen rifiutò. Iniziò così una battaglia legale che si trascinò per anni. Nel 1976, Zappa e Cohen si separarono in malo modo, con reciproche accuse di appropriazione indebita e violazione contrattuale. Solo nel 1993, dopo la morte di Zappa, Cynthia riuscì finalmente a ottenere indietro la sua collezione attraverso un procedimento giudiziario, recuperando tutti i calchi in bronzo tranne tre. “Non è solo una lotta per dell’arte”, dichiarò all’epoca. “È più come una battaglia per la custodia dei figli. Queste cose non sono solo pezzi di gesso per me — sono come i miei bambini.”
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Il riconoscimento artistico e l’eredità culturale
Con 48 calchi maschili completati nel corso della sua carriera, Cynthia si costruì una reputazione che andava ben oltre il sensazionalismo iniziale. Nel 2000 tenne finalmente la sua prima mostra pubblica nel quartiere di SoHo a New York, seguita da un’altra esposizione anni dopo al MoMA PS1 nel Queens. Dall’anno 2000, ampliò il suo raggio d’azione iniziando a realizzare calchi dei seni di artiste femminili, tra cui Karen O degli Yeah Yeah Yeahs, Laetitia Sadier degli Stereolab e Peaches.
Il mondo della musica le rese omaggio in modi creativi. I Kiss le dedicarono la canzone “Plaster Caster” nell’album Love Gun del 1977, con il verso eloquente “The plaster’s gettin’ harder and my love is perfection / A token of my love for her collection”. Il cantautore Jim Croce scrisse per lei “Five Short Minutes”, che conteneva il verso “She casted me in plaster while I sang her a tune”. Anche Caparezza la citò nel singolo “La rivoluzione del sessintutto” dall’album Le dimensioni del mio caos.
Nel 2001 uscì il documentario Plaster Caster, che raccontava la sua straordinaria avventura artistica. Nel 2010, con il suo inconfondibile senso dell’umorismo, si candidò persino a sindaco di Chicago per il “Hard Party“, con slogan provocatori come “Erect Cynthia Plaster Caster” e “Hard On Crime”.
L’artista concettuale dietro la provocazione
Chi la conosceva personalmente ricorda Cynthia non solo per le sue creazioni controverse, ma per la sua integrità artistica. Il suo amico e ex manager Mitch Marlow raccontò che “non avrebbe mai fatto un calco su commissione solo perché qualcuno lo voleva” e che “non avrebbe venduto nemmeno a persone che non le piacevano, anche se aveva bisogno di soldi”. Selettiva nei suoi soggetti, Cynthia vedeva il suo lavoro come una forma di arte concettuale che documentava un particolare aspetto della cultura popolare degli anni Sessanta e Settanta.
Jon Langford dei Mekons, che la incontrò la prima sera che arrivò a Chicago nel 1985 e che anni dopo accettò di farsi fare un calco, la descrive come un’amica “affascinante, spiritosa, eccentrica”, ma soprattutto come un’artista seria il cui lavoro era “arte concettuale brillante“. Per i musicisti di Chicago, essere scelti da Cynthia era considerato un onore, un riconoscimento di “potenziale da rockstar”.
Cynthia Albritton è morta il 21 aprile 2022 a Chicago, all’età di 74 anni, per una malattia cerebrovascolare. Poco prima della morte, aveva donato una copia del suo calco del 1968 di Jimi Hendrix al Museo Fallologico Islandese. Dopo la sua scomparsa, i suoi amici di lunga data Babette Novak e Chris Kellner contattarono il Kinsey Institute per trovare una casa permanente per la sua collezione. “Cynthia voleva che la gente sapesse chi era e quale fosse il suo ruolo nella storia della musica, specialmente del rock and roll”, ha dichiarato Novak.
La sua vita è stata una testimonianza del fatto che l’arte può nascere dai luoghi più inaspettati, trasformando la passione per la musica e l’audacia personale in un archivio culturale unico, controverso ma innegabilmente affascinante, di un’epoca irripetibile.

Appassionata di musica, racconto storie, emozioni e tendenze che vibrano nel mondo sonoro di oggi. Attraverso interviste, recensioni e approfondimenti, esploro generi diversi, dal mainstream alle scene indipendenti, con uno sguardo attento ai talenti emergenti e alle icone della musica internazionale. Amo immergermi nelle note e nei testi per offrirne una lettura originale e coinvolgente, capace di raccontare non solo i brani, ma anche le storie dietro gli artisti e le influenze che plasmano le loro opere. Con uno stile fresco e appassionato, cerco di trasmettere al pubblico l’energia e la magia della musica, strumento di cultura, emozione e condivisione universale.




































