Quando le luci del Teatro Arcimboldi si abbasseranno il 20 ottobre, Milano si preparerà ad accogliere una delle voci più inconfondibili del panorama jazzistico mondiale. Diana Krall, la pianista e cantante canadese che ha trasformato gli standard del jazz in preghiere intime e sensuali, porterà sul palco milanese la sua straordinaria capacità di far dialogare il pianoforte con la voce, creando atmosfere che sembrano sospese nel tempo. L’appuntamento, che fa parte della prestigiosa rassegna JAZZMI, rappresenta un’occasione rara per assistere dal vivo a un’artista che ha venduto oltre sei milioni di album in tutto il mondo.
Nata a Nanaimo, una cittadina sulla costa occidentale del Canada affacciata sull’oceano Pacifico, Diana Krall ha iniziato a suonare il pianoforte da bambina, quando le sue dita ancora piccole esploravano i tasti in bianco e nero della tastiera di casa. A soli quindici anni, quella ragazzina già suonava nei ristoranti locali, intrattenendo i commensali con interpretazioni di brani che conosceva a memoria, assorbendo ogni nota come una spugna. Ma il destino aveva in serbo per lei qualcosa di molto più grande delle sale da pranzo della British Columbia.
Da Nanaimo al mondo: l’ascesa di un’icona
Il talento straordinario della giovane Krall non passò inosservato. A diciassette anni, grazie a una borsa di studio, lasciò la sua città natale per studiare al Berklee College of Music di Boston, uno dei templi della formazione musicale jazz. Ma fu il trasferimento a Los Angeles, e soprattutto l’incontro con il leggendario bassista Ray Brown, che segnò la vera svolta della sua carriera. Brown, che era stato il marito di Ella Fitzgerald e aveva suonato con i più grandi del jazz, riconobbe immediatamente in Diana qualcosa di speciale: non solo tecnica impeccabile, ma quella rara capacità di far respirare le canzoni, di abitarle dall’interno.
Gli anni Novanta rappresentarono il trampolino di lancio verso il successo planetario. Nel 1996, l’album “All for You”, un omaggio al trio di Nat King Cole, le valse la prima nomination ai Grammy Awards e una permanenza nelle classifiche jazz americane per ben settanta settimane consecutive. Ma fu con “When I Look in Your Eyes” del 1999 che Diana Krall entrò definitivamente nell’Olimpo del jazz contemporaneo: il disco non solo le regalò il primo Grammy Award, ma dimostrò al mondo intero che la sua voce morbida e vellutata, unita al suo tocco elegante al pianoforte, poteva competere con i grandi maestri del genere.
I numeri di una carriera stellare
Quando si parla di Diana Krall, i numeri raccontano una storia di successi straordinari. È l’unica cantante jazz ad aver conquistato tre Grammy Awards e otto Juno Awards (i premi più prestigiosi della musica canadese). Ha collezionato nove dischi d’oro, tre di platino e sette multi-platino. Ma ancora più impressionante è il fatto che nove dei suoi album abbiano debuttato al primo posto della classifica Billboard Jazz Albums, un record che pochi artisti possono vantare.
Il 2001 portò “The Look of Love”, un album che mescolava bossa nova e pop orchestrale con una raffinatezza senza precedenti, mentre l’anno successivo “Live in Paris” conquistò un altro Grammy per il miglior album vocale jazz. Ogni disco è un viaggio sonoro, una collezione di momenti rubati al tempo, dove le canzoni del Great American Songbook vengono reinterpretate con una freschezza che le fa sembrare scritte ieri.
L’amore con Elvis Costello e una vita tra due mondi
Nel 2003, la vita personale di Diana Krall si intrecciò con quella di un altro gigante della musica: Elvis Costello, il cantautore britannico dalla penna tagliente e dalla voce inconfondibile. Il loro incontro, avvenuto durante le prove per uno spettacolo televisivo, si trasformò rapidamente in una storia d’amore che portò al matrimonio nello stesso anno. La loro unione non fu solo romantica, ma anche creativa: Costello co-scrisse sei canzoni per l’album del 2004 “The Girl in the Other Room”, un disco che segnò una svolta nella carriera di Diana, introducendo per la prima volta brani da lei stessi composti.
La coppia ha sempre cercato di mantenere una vita quanto più normale possibile, dividendosi tra la British Columbia, dove Diana ama tornare alle sue radici, e l’Europa, dove entrambi hanno impegni professionali. Hanno due figli gemelli, nati nel 2006, e hanno sempre protetto con cura la loro privacy familiare. In un’intervista, Diana raccontò con ironia: “Andiamo al supermercato e facciamo la spesa come tutti. Mi piace stare a casa mia, indossare i miei stivali, essere nel posto dove sono cresciuta e mi sento a mio agio”.
Il maestro Tommy LiPuma e l’arte dell’interpretazione
Impossibile parlare della carriera di Diana Krall senza menzionare Tommy LiPuma, il leggendario produttore scomparso nel 2017 che fu il suo mentore artistico per oltre vent’anni. LiPuma, che aveva lavorato con giganti come Natalie Cole, George Benson e Barbra Streisand, riconobbe in Diana non solo una straordinaria interprete, ma un’artista capace di trasformare ogni canzone in un racconto personale. Sotto la sua guida, Diana imparò a dosare il silenzio quanto le note, a lasciare che le pause parlassero tanto quanto le parole.
Uno degli aneddoti più significativi della loro collaborazione riguarda le sessioni di registrazione di “Love Scenes”. LiPuma insistette affinché Diana cantasse in modo ancora più intimo, quasi sussurrando al microfono, come se stesse confidando un segreto all’ascoltatore. Il risultato fu un album che sembrava registrato in una stanza buia illuminata solo da candele, dove ogni respiro diventava parte della musica.
L’eclettismo che sorprende
Sebbene sia principalmente conosciuta come jazzista, Diana Krall ha sempre dimostrato un’apertura musicale che va oltre i confini del genere. Nel 2004 duettò con Ray Charles poco prima della morte del leggendario musicista, un’esperienza che descrisse come “uno dei momenti più toccanti della mia vita”. Nel 2020, sorprese tutti includendo nel suo album “This Dream of You” una cover di “Folks Who Live on the Hill” e, ancora più inaspettatamente, “Don’t Smoke in Bed” e una reinterpretazione della canzone “Singing in the Rain” che Bob Dylan aveva registrato nel 1970.
Ma la sorpresa più grande arrivò quando decise di includere nell’album una versione di una canzone di Iggy Pop, dimostrando che il jazz, nelle sue mani, può dialogare con qualsiasi forma musicale senza perdere la sua essenza. Come lei stessa dichiarò: “La musica non ha confini quando viene suonata con autenticità”.
Il ritorno a Milano e cosa aspettarsi
Il concerto del 20 ottobre 2025 al Teatro Arcimboldi, che si terrà alle 21:00 come parte della rassegna JAZZMI, promette di essere un evento indimenticabile. Diana Krall si esibirà con la sua band, portando sul palco un repertorio che spazierà dai suoi classici più amati alle interpretazioni più recenti. Chi ha avuto la fortuna di assistere ai suoi concerti sa che ogni esibizione è unica: Diana ha la rara capacità di far sembrare ogni spettacolo come una conversazione intima con il pubblico, anche quando si trova di fronte a migliaia di persone.
Il Teatro Arcimboldi, con la sua acustica impeccabile e la sua atmosfera elegante, si rivelerà la cornice perfetta per la musica della Krall. Le sue dita scivoleranno sui tasti del pianoforte mentre la sua voce, calda come il bourbon e morbida come il velluto, riempirà la sala. Ogni nota sarà un invito a lasciarsi trasportare, a chiudere gli occhi e perdersi in melodie che parlano di amore, nostalgia, speranza e quella particolare malinconia che solo il jazz sa evocare con tanta grazia.
Per chi non ha mai visto Diana Krall dal vivo, questo è il momento di scoprire perché è considerata una delle interpreti più raffinate del nostro tempo. Per chi l’ha già ascoltata, sarà l’occasione di ritrovare un’amica che torna a trovarci con nuove storie da raccontare. Perché alla fine, questo è ciò che fa Diana Krall: racconta storie attraverso la musica, storie che diventano nostre nel momento in cui le ascoltiamo, e che portiamo con noi molto tempo dopo che l’ultima nota si è spenta nel silenzio.




































