Andare a vedere “La fabbrica degli innocenti” non è come andare a teatro per una commedia o un dramma classico; è più un’esperienza di “teatro d’inchiesta” dal vivo.
Con immagini e documenti, testimonianze e ricostruzioni Gianluigi Nuzzi, uno dei volti più noti del giornalismo e della televisione italiana e conduttore di “Quarto Grado”, analizzerà tre famose vicende giudiziarie italiane, andando a ricostruire caso per caso, con l’intento di svelare come lavora la fabbrica degli innocenti tra manipolazioni e omissioni.
Nuzzi non si limita a riassumere i fatti, ma scava in quelli che lui definisce i “buchi neri” delle indagini. Il focus è su come errori investigativi, pregiudizi mediatici o prove mal interpretate possano trasformare chiunque in un mostro. Se ti affascina il confine sottile tra colpevolezza e innocenza questo è lo spettacolo giusto.
Vengono analizzati i casi che hanno diviso l’Italia:
- Garlasco (Alberto Stasi)
- Yara Gambirasio (Massimo Bossetti)
- La Strage di Erba (Olindo e Rosa)
Sebbene siano stati giudicati con sentenza definitiva sono entrati nel mirino della fabbrica degli innocenti, imbastendo una martellante campagna di disinformazione, di fake news che ha distorto la realtà per demolire le sentenze definitive. Ne esce un quadro falsato dall’assunto inquietante di prove manipolate, confessioni estorte, complotti giudiziari portati avanti da giudici, pubblici ministeri, investigatori e psichiatri. Vedere queste storie analizzate dal vivo permette di cogliere sfumature che spesso vengono tagliate nei tempi serrati dei talk show televisivi.
Nuzzi mette sotto i riflettori anche il ruolo della stampa e della TV. Ti spinge a chiederti: quanto veniamo influenzati dal “processo mediatico” prima ancora che i giudici emettano una sentenza? È un esercizio di pensiero critico su come consumiamo le notizie oggi.
A differenza di un libro o di un documentario, il racconto teatrale ha un ritmo serrato, supportato da immagini, documenti inediti e una narrazione pensata per tenerti incollato alla poltrona.
Uno spettacolo quindi per persone dal pensiero analitico, che non si accontentano delle versioni ufficiali, che mette insieme i pezzi di puzzle giudiziari che, a distanza di anni, presentano ancora zone d’ombra.



































