In un’epoca in cui i social media plasmano le nostre percezioni e desideri, emerge un fenomeno tanto subdolo quanto affascinante: lo snackfishing. Come il suo “cugino” più famoso, il catfishing – ovvero la pratica di ingannare online creando false identità per manipolare emotivamente altre persone – questa tendenza rappresenta una forma di inganno digitale, ma invece di giocare con i cuori, gioca con i nostri stomaci e le nostre papille gustative.

Dalla camera del college al fenomeno virale

La storia dello snackfishing ha un protagonista preciso: Benji, un analista di dati londinese che nel 2019, durante i suoi anni universitari, iniziò questa avventura cercando gusti esotici di Fanta da condividere con i suoi coinquilini. Con l’arrivo del lockdown nel 2020, impossibilitato a girare contenuti nei supermercati, la sua creatività ha preso una piega inaspettata: ha iniziato a creare concozioni alimentari fittizie, complete di etichette contraffatte realizzate con Photoshop.

L’arte della manipolazione gastronomica

Il culmine della sua notorietà è arrivato nel novembre 2023, quando il suo account Instagram @UKSnackAttack ha pubblicato un video di quello che sembrava essere un ketchup Heinz trasparente. Con 1,2 milioni di mi piace, il video ha scatenato reazioni contrastanti: mentre su Instagram molti utenti hanno subito individuato la natura fittizia del prodotto, su TikTok la linea tra realtà e finzione è diventata sempre più sfumata.

Dalla finzione alla viralità

Il repertorio di Benji include creazioni surreali come Coca-Cola alla zucca speziata, Nutella glitterata e gelato ai Pringles. A differenza dei tanti influencer che popolano TikTok con trend alimentari assurdi come “l’acqua di lattuga” o il “caffè al limone”, il suo approccio è più simile a quello di un Banksy del cibo: una forma d’arte che sfida i confini tra satira e realtà.

La reazione dei brand

La popolarità delle sue creazioni ha attirato l’attenzione dei grandi marchi. Quando Nutella lo ha contattato chiedendogli di aggiungere disclaimer ai suoi post, Benji ha iniziato a utilizzare il tag “snackfishing” per identificare le sue opere. Tuttavia, come lui stesso racconta: “Mentre la maggior parte prende gli snackfish con un granello di sale, a volte vedo commenti frenetici che chiedono dove ho acquistato il prodotto! È interessante vedere quanto le persone si appassionino, arrivando persino a taggare i brand chiedendo di rendere reali questi prodotti.”

Un fenomeno culturale

Lo snackfishing rappresenta qualcosa di più di un semplice trend: è uno specchio della nostra epoca, dove il confine tra reale e digitale diventa sempre più sottile. Come Andy Warhol trasformava oggetti quotidiani in arte, lo snackfishing eleva il cibo ordinario a spettacolo virale, creando un nuovo linguaggio che mescola creatività, inganno e cultura pop. In un mondo saturato di contenuti digital, questa forma di espressione artistica ci fa riflettere su quanto siamo disposti a credere a ciò che vediamo online, anche quando si tratta di un semplice barattolo di Nutella luccicante.