Accettare, valorizzare e amare il proprio corpo non è mai stato semplice. Scattare e postare un selfie può rappresentare davvero tanto: può voler dire mettersi totalmente a nudo davanti a una vastissima community di utenti, accettandone le conseguenze, e a volte addirittura pagandone il prezzo, come anche mostrare ciò che in realtà non si è, ma si vuole essere.
In occasione della giornata internazionale del selfie il 21 giugno Cheerz, ha chiesto a Ilaria Merici, Psicologa e Psicoterapeuta a Milano, di spiegarne i risvolti socio-psicologici al fine di normalizzare l’idea che è giusto non apparire sempre in splendida forma nelle foto, che va bene diffondere un po’ di verità attraverso un social.
Selfie dysmorphia: che cos’è e perchè evitarla
Viviamo in una società dove le persone sono sempre più costruite, dove la realtà combatte con la finzione continuamente. Si parla di “selfie dysmorphia“, un concetto opposto alla “body positivity” che implica l’avere una percezione distorta di sè dovuta all’abuso di filtri e fotoritocco in modo ossessivo.
“Il selfie è un po’ lo specchio della società – afferma Ilaria Merici, Psicologa e Psicoterapeuta a Milano – cerchiamo di rappresentare noi stessi al meglio nel contesto sociale attuale, in cui il successo personale viene definito da un’immagine e dalle interazioni social che ne derivano“.
I selfie “al naturale
“Tutto dipende da chi ha maggiore impatto sui social, dunque le star della musica o del cinema e le influencer. In effetti è proprio da loro che dovrebbe arrivare il buon esempio. Le generazioni più giovani in particolare tendono inevitabilmente a prendere ispirazione dalle persone che seguono sui propri canali e, in base ai trend del momento, stabiliscono alcune macro-caratteristiche da emulare e, nel lungo periodo, capire chi e come essere da adulti.
Tuttavia, non sempre c’è del marcio nell’apparire su un social network. Negli ultimi tempi, ad esempio, sta dilagando un nuovo trend che implica il mostrarsi totalmente al naturale e in modo del tutto trasparente, un vero e proprio movimento #nomakeup che sta abbattendo le regole di perfezione imposte dalla società e a cui aderiscono sempre più utenti, a partire dalle celebrities e i personaggi pubblici come influencer e YouTuber.
“Essere naturali, spontanei e a volte un po’ ‘sfatti’ sui social può diventare la normalità, perchè non siamo soli, non dobbiamo solo vedere la perfezione e questo ci spinge a farci domande che non dovremmo, a imporci delle regole che non esistono, ad accettarci solo se è la società a farlo per prima. La verità è che i social possono essere uno strumento utile se usato con il giusto peso: è incoraggiante sapere che sempre di più la filosofia di un autoscatto fatto e pubblicato con impulso, senza pensarci, sia sempre più diffusa al giorno d’oggi. Siamo sicuramente sulla giusta strada” prosegue la Dottoressa Merici.
Guardare il mondo e se stessi da altre prospettive
Il selfie non deve dunque necessariamente essere ricondotto a un idea di narcisismo, ma in positivo è una forma di accettazione e una legittima volontà di “urlare” al mondo che esistiamo.
Ma non è tutto, il selfie può diventare un prezioso strumento per aiutarci a guardare noi stessi e il mondo da altre prospettive: ognuno, attraverso una semplice foto, ritrae un tipo di personalità, abitudini, passioni e gusti personali. Osservando le immagini altrui abbiamo come la possibilità di capire un po’ di più di noi stessi ma soprattutto della storia che ci vogliono raccontare gli altri.
“Sta tutto nell’accettarsi e nel sentirsi liberi emotivamente parlando. Dopo anni di utilizzo compulsivo dei social network dovremmo aver imparato che ciò che vediamo su Instagram, o su TikTok, o su qualsivoglia social esistente, difficilmente rappresenta la realtà. Perché non iniziare a preoccuparsi di meno e a diffondere messaggi positivi anche con una semplice foto? il potere dei social network è ancora grande e di impatto sulla vita di tutti, credo sia tempo di dare spazio a forme di ‘esibizionismo mediatico’ che siano positive e vantaggiose per tutti” conclude Ilaria Merici.

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