Era il 29 gennaio 1951 quando nel Salone delle feste del Casinò di Sanremo tre cantanti — Nilla Pizzi, il Duo Fasano e Achille Togliani — si alternarono su un piccolo palco mentre il pubblico cenava tra l’andirivieni dei camerieri. Nata nel contesto dei cambiamenti sociali e culturali che interessarono l’Italia negli anni Cinquanta, quella prima edizione del Festival della Canzone Italiana cercava di rilanciare il turismo della cittadina ligure dopo la Seconda Guerra Mondiale. Nessuno, in quella sera quasi dimenticabile, avrebbe immaginato che da quel salone sarebbe nata la manifestazione musicale più imitata del pianeta.

Oggi, a distanza di più di settant’anni, il modello Sanremo ha attraversato oceani e continenti: dall’Europa all’Asia, dall’America Latina a un piccolo Stato incastonato tra le colline dell’Appennino. Festival nati per emulazione, per omaggio, per pura fascinazione culturale verso una kermesse che, nel bene e nel male, non smette di far parlare di sé.

Come un’idea italiana divenne il modello per l’Europa: la nascita dell’Eurovision Song Contest

Sergio Pugliese, drammaturgo e giornalista italiano allora presidente della RAI, suggerì di puntare su una gara canora prendendo come modello il Festival di Sanremo, alla quale potessero prendere parte i diversi stati europei. Era il 1955, e l’Europa usciva a fatica dalle macerie della Seconda Guerra Mondiale. Il progetto prendeva forma durante una riunione a Roma il 19 ottobre 1955: fu deciso che il primo concorso avrebbe avuto luogo nella primavera del 1956 a Lugano, in Svizzera, con sette Paesi partecipanti.

Quella prima edizione, svoltasi al Teatro Kursaal di Lugano il 24 maggio 1956, fu vinta dai padroni di casa svizzeri. Per l’Italia salirono sul palco la vincitrice di Sanremo di quell’anno, Franca Raimondi, con Aprite le finestre, e Tonina Torrielli con Amami se vuoi. Un legame tra i due festival che da allora non si è mai spezzato.

Il più grande e riuscito tentativo di esportare il format del Festival di Sanremo si è concretizzato nell’Eurovision Song Contest, che nel 2017 è stato visto da 182 milioni di spettatori, diventando l’evento non sportivo più seguito al mondo. Numeri che avrebbero lasciato senza parole anche i più ottimisti organizzatori di quella prima serata del 1951.

L’Eurovision ha a sua volta generato spin-off e varianti: dall’ESC sono derivati numerosi spin-off tra cui la versione dedicata ai giovanissimi, denominata Junior Eurovision Song Contest, una versione canadese, una statunitense denominata American Song Contest e una sudamericana. Il seme piantato a Sanremo aveva germogliato fino a coprire l’intero pianeta.

Il “Mostro” cileno: il Festival di Viña del Mar, figlio spirituale dell’Ariston

A diecimila chilometri dalla Riviera ligure, sulle rive dell’Oceano Pacifico, sorge Viña del Mar, la “Ciudad Jardín” del Cile centrale. Già nel 1960, il Direttore del Turismo e delle Relazioni Pubbliche del Comune di Viña del Mar, Carlos Ansaldo, aveva osservato con ammirazione il Festival di Sanremo, indicandolo come modello da seguire. Da quell’ammirazione nacque il Festival Internacional de la Canción de Viña del Mar, che avrebbe poi scritto una propria storia gloriosa.

Come il Festival di Sanremo, quello di Viña del Mar si chiama come la località di mare in cui si tiene e si svolge in più serate a febbraio. Il suo pubblico è così esigente da essere noto come “El Monstruo” (il mostro), e quando non apprezza una certa esibizione riesce a farla terminare con fischi e urla di disapprovazione. Un pubblico che non perdona, agli antipodi dalla cortesia del Teatro Ariston, ma che condivide con il festival italiano quella tensione elettrica tra palco e platea, quella dimensione di rito collettivo che trascende la semplice competizione musicale.

Cileno come locazione ma aperto a tutto il mondo, è nato nel 1960 col chiaro modello di Sanremo. Il debito con l’Italia è saldato dal particolare che dopo i padroni di casa cileni, a vincere più edizioni sono stati proprio cantanti italiani: nell’albo d’oro le vittorie italiane sono dieci, contro le venti del Cile. Artisti come Annarita Spinaci, Marco Del Freo, Simona Galeandro con la sua interpretazione di Volare nel 2010, e Michele Cortese nel 2015 hanno portato la tradizione melodica italiana sotto le stelle dell’estate australe.

Il Festival di Viña del Mar è gemellato con il Festival di Sanremo. Un gemellaggio formalizzato nel 1997, poi rimasto a lungo dormiente in qualche cassetto istituzionale, ma che testimonia il riconoscimento ufficiale di una parentela culturale indiscutibile.

Shanremo: quando Shanghai canta in italiano

Se Viña del Mar è la versione latinoamericana di Sanremo, Shanremo ne è la reinterpretazione più sorprendente e affettuosamente naïf. Si è svolto per cinque edizioni in Cina, a Shanghai, ed è stato un festival di musica italiana organizzato con la collaborazione del Consolato Generale Italiano di Shanghai, l’ufficio locale dell’Agenzia ICE, la locale Camera di Commercio e l’Istituto Italiano di Cultura.

Immaginate: sul palco di un locale di Shanghai, cantanti cinesi e italiani residenti in città si sfidavano a colpi di grandi classici del repertorio italiano, da Nessun dolore a La canzone del sole. La quinta e ultima edizione della manifestazione si tenne il 6 dicembre presso la Maolive House di Shanghai, con l’incasso totalmente devoluto alla Shanghai Charity Foundation per i disabili della Comunità di Shanggang.

Shanremo era una festa comunitaria, un atto d’amore verso la cultura italiana in terra straniera. Nel 2012, la cantante bolognese Alessia Raisi, già residente a Shanghai dove lavorava come rappresentante di marchi italiani, vinse la quinta edizione del festival organizzato dal Consolato Generale d’Italia di Shanghai. Poi il festival si fermò, esaurito forse nella sua funzione di collante per una comunità italiana che si trasformava e si disperdeva nella megalopoli cinese. Ma la sua breve esistenza resta un documento straordinario del potere evocativo della canzone italiana nel mondo.

Il San Marino Song Contest: il piccolo Stato che guarda all’Europa

Poche centinaia di metri quadrati di territorio, sessanta chilometri quadrati di Repubblica, eppure San Marino ha costruito attorno alla musica uno dei ponti culturali più interessanti del panorama europeo contemporaneo. L’azienda radiotelevisiva pubblica San Marino RTV è entrata a far parte dell’Unione europea di radiodiffusione nel 1995 ma ha iniziato a mostrare interesse nella partecipazione all’Eurovision Song Contest solo nel 2007, inviando una richiesta ufficiale per prendere parte all’edizione del 2008.

Da quella prima timida partecipazione è nata una tradizione sempre più strutturata. Nel dicembre 2024 è stato annunciato che la selezione nazionale avrebbe assunto il nome di San Marino Song Contest, sarebbe stata prodotta dalla Rai e trasmessa anche su Rai Radio 2 e RaiPlay, con Massimo Bonelli come direttore artistico. Un festival nazionale che guarda deliberatamente oltre i confini del piccolo Stato, con candidature provenienti da decine di Paesi.

Oltre 1.100 iscritti e provioni per 400 artisti da oltre 48 Paesi hanno caratterizzato l’edizione del 2025, con in testa Spagna e Paesi Scandinavi. Il San Marino Song Contest non seleziona soltanto un rappresentante eurovisivo: il Segretario di Stato Federico Pedini Amati lo considera strategico per la promozione internazionale della Repubblica di San Marino. La musica come strumento di diplomazia culturale, esattamente come Sanremo lo era stato per l’Italia del dopoguerra.

Nel 2025 a vincere la selezione è stato il disc jockey italiano Gabry Ponte con il brano Tutta l’Italia, già jingle ufficiale del 75º Festival di Sanremo 2025. Un dettaglio che racconta tutto: il brano scelto da San Marino per rappresentarsi in Europa portava già nel nome e nella storia la sua origine italiana.

Un patrimonio che non smette di viaggiare

Quello che cominciò come uno stratagemma per rilanciare il turismo invernale di una cittadina ligure è diventato, nel tempo, un modello culturale replicato su scala planetaria. Sanremo ha ispirato l’Eurovision, che ha ispirato a sua volta decine di selezioni nazionali e spin-off continentali. Ha incantato i cileni, che ne hanno tratto un festival capace di far tremare quindicimila persone sotto le stelle del Pacifico. Ha sedotto la comunità italiana di Shanghai, che per cinque anni ha cantato Celentano e Battisti tra i grattacieli della città più dinamica del mondo. Ha dato a San Marino — uno Stato più piccolo di molte città italiane — uno strumento per farsi ascoltare da tutta Europa.

Dal 1951 ad oggi il Festival di Sanremo è l’appuntamento fisso dell’inverno italiano, lo specchio pop che riflette la nostra società, la nostra cultura: grazie alla sua forma instabile ma flessibile, in continua trasformazione, ha saputo cambiare e adeguarsi alla società e ai tempi.

La canzone italiana, con la sua capacità di trasformare l’emozione in melodia e la melodia in memoria condivisa, ha attraversato oceani e frontiere linguistiche. I festival nati alla sua ombra, da Viña del Mar a Shanremo, dall’Eurovision al San Marino Song Contest, sono prove tangibili di questa irradiazione culturale silenziosa e continua. Ogni nota che risuona sotto le stelle del Pacifico o sui grattacieli di Shanghai porta con sé l’eco di quella prima serata del 1951, quando Nilla Pizzi cantò Grazie dei fiori tra i commensali distratti di un casinò ligure — e il mondo, senza saperlo ancora, stava a sentire.