Tra i banchi delle scuole medie italiane sta accadendo qualcosa di insolito. Non si tratta dell’ennesima iniziativa calata dall’alto, né di un progetto che pretende di insegnare ai giovani come dovrebbero esprimersi. Al contrario: per una volta, sono gli adulti ad ascoltare. E quello che stanno scoprendo potrebbe cambiare il modo in cui guardiamo alla generazione che erediterà il mondo.

Il Piccolo Dizionario (immaginario) delle ragazze e dei ragazzi, promosso dalla Fondazione Pordenonelegge in collaborazione con Fondazione Treccani Cultura, rappresenta un esperimento antropologico mascherato da progetto didattico. Giunto alla quarta edizione nel 2026, il programma invita gli studenti delle scuole secondarie di primo grado a selezionare le parole che definiscono la loro esistenza quotidiana, costruendo un atlante linguistico ed emotivo che gli adulti faticano a decifrare.

Il paradosso educativo della società digitale

Viviamo in un’epoca di contraddizioni vertiginose. Gli stessi genitori che regalano smartphone ai figli di dieci anni li rimproverano per l’uso eccessivo degli schermi, mentre loro stessi controllano compulsivamente le notifiche durante la cena. Accusiamo i ragazzi di non leggere, poi ci vantiamo nelle conversazioni tra adulti di non aver aperto un libro da anni. Lamentiamo la loro dipendenza dalla rete, ma pretendiamo che verifichino voti e compiti su piattaforme digitali che noi stessi abbiamo imposto.

Questa dissonanza cognitiva collettiva nasconde una verità scomoda: non sappiamo più parlare con chi ha meno di quattordici anni. La generazione Alpha, nata dopo il 2010, cresce in un ecosistema comunicativo radicalmente diverso da quello dei loro genitori. Non si tratta solo di tecnologia: è il modo stesso di costruire significati, relazioni e identità che è mutato.

Tremilaseicento voci per un nuovo vocabolario

Negli ultimi tre anni, il progetto coordinato dal linguista Giuseppe Antonelli ha raccolto 350 parole da 3.600 studenti. Numeri che potrebbero sembrare modesti, ma che rivelano una ricchezza lessicale e concettuale sorprendente. Non sono termini scelti a caso: rappresentano urgenze, paure, speranze e modi di abitare il mondo che gli adulti spesso ignorano o fraintendono.

Queste parole non compaiono nei dizionari tradizionali o vi compaiono con accezioni completamente diverse. Sono frammenti di un codice generazionale che mescola inglese, italiano, neologismi digitali e reinvenzioni semantiche di termini antichi. Comprendere questo lessico significa decifrare un’intera visione del mondo.

L’ascolto come gesto rivoluzionario

C’è qualcosa di profondamente politico nel chiedere ai ragazzi di nominare la propria realtà. In una società che li bombarda di contenuti, aspettative e giudizi, restituire loro la facoltà di definizione è un atto di riconoscimento. Non si tratta di romanticizzare l’infanzia o l’adolescenza, ma di ammettere che chi vive un’esperienza ha il diritto di nominarla.

Le scuole che partecipano al progetto devono inviare la propria manifestazione d’interesse entro il 30 gennaio. Il meccanismo è semplice: studenti e insegnanti collaborano per individuare le parole più significative, quelle che meglio raccontano come i ragazzi vedono se stessi e il contesto in cui crescono.

Oltre la nostalgia della scuola “di una volta”

Quante volte abbiamo sentito adulti rimpiangere l’educazione del passato? La scuola “di una volta” viene mitizzata come più seria, più rigorosa, più efficace. Ma raramente si ammette quanto fosse selettiva, classista, incapace di accogliere le diversità. Un sistema che spianava la strada solo ai più forti, ai più conformi, a chi poteva permettersi di fallire senza conseguenze devastanti.

I ragazzi di oggi crescono in un mondo più complesso, ma anche più consapevole. Hanno accesso a informazioni e prospettive che i loro nonni non avrebbero mai immaginato. Il vero problema non è la loro incapacità di adattarsi al nostro mondo, ma la nostra difficoltà a comprendere il loro.

Un dizionario che racconta il futuro

Il Piccolo Dizionario non è solo un repertorio lessicale. È uno specchio che riflette ansie, linguaggi e codici di una generazione che sta imparando a navigare tra crisi climatica, iperconnessione e frammentazione sociale. Ogni parola scelta è una bussola, un tentativo di orientarsi in un presente accelerato e spesso incomprensibile.

Fondazione Pordenonelegge, nell’ambito di Pordenone Capitale della Cultura 2027, ha scelto di non imporre categorie o temi predefiniti. La libertà di selezione è totale. Ed è proprio in questa apertura che risiede il valore del progetto: lasciare che siano i ragazzi a dirci cosa conta davvero per loro.

La sfida dell’ascolto generazionale

In un’epoca dominata dal rumore comunicativo, ascoltare è diventato un gesto quasi sovversivo. Richiede tempo, pazienza, disponibilità a mettere in discussione le proprie certezze. Richiede di accettare che i ragazzi non siano versioni imperfette di noi adulti, ma persone complete che abitano un presente che ci sfugge.

Il Piccolo Dizionario delle ragazze e dei ragazzi non risolverà il conflitto generazionale, non eliminerà le incomprensioni. Ma apre uno spazio di dialogo autentico, dove le parole non sono imposte ma negoziate, dove il significato emerge dal confronto e non dalla prescrizione.

Partecipare è semplice: basta un’email a scuola@pordenonelegge.it. Ma accettare davvero di ascoltare richiede molto di più. Richiede di rinunciare al monopolio dell’interpretazione, di ammettere che il mondo visto attraverso gli occhi di un dodicenne ha la stessa dignità di quello visto a quarant’anni. Forse più scomoda, sicuramente più urgente da comprendere.