La scena notturna milanese sta vivendo una fase di trasformazione radicale. Mentre molti locali continuano a rincorrere l’eleganza patinata e l’esperienza curata nei minimi dettagli, emerge una controtenenza che ribalta completamente le aspettative: quella dell’imperfezione consapevole, del disordine come filosofia, della serata che non vuole essere instagrammabile ma vissuta.
Giovedì 29 gennaio 2026, MANNA in Piazzale Governo Provvisorio ospita il ritorno di TOILET ROOM, un format che incarna perfettamente questa nuova sensibilità. L’idea di fondo è spiazzante nella sua semplicità: un DJ set che si svolge letteralmente in bagno, una proposta culinaria dichiaratamente “inadeguata” per gli standard dell’alta ristorazione, cocktail senza fronzoli. Il locale diventa un non-luogo, uno spazio dove le gerarchie tradizionali dell’intrattenimento vengono sovvertite.
La nostalgia autentica contro quella costruita a tavolino
C’è una differenza sostanziale tra la nostalgia come operazione di marketing e quella che nasce da un bisogno genuino di autenticità. La prima riempie i locali di memorabilia anni Ottanta o Novanta, ricrea ambienti vintage perfettamente studiati, propone revival musicali confezionati. La seconda, quella che anima progetti come TOILET ROOM, attinge a memorie viscerali: la fame dopo una notte fuori, il bisogno di cibo vero che scaldi e riempia, l’assenza di pretese estetiche quando ciò che conta è l’esperienza condivisa.
Il menu firmato da Matteo Fronduti per la serata ne è l’emblema: duck corn dog, kebab di vitello, polenta e gorgonzola, pane con panelle e zucca. Piatti proposti a 8 euro, pensati per essere mangiati in piedi, mentre la musica invade ogni angolo del locale. Non c’è impiattamento ricercato, non ci sono descrizioni poetiche nel menu. C’è invece un richiamo diretto a quella che il comunicato stampa definisce “fame chimica post serata” – un’espressione che molti riconosceranno immediatamente.
Il bagno come palcoscenico: sovvertire gli spazi
L’elemento più provocatorio di TOILET ROOM resta la scelta di collocare il DJ in bagno. Non si tratta di una trovata fine a se stessa, ma di una dichiarazione di intenti precisa: lo spazio più intimo, più prosaico, quello che solitamente si nasconde o si relega in secondo piano, diventa il cuore pulsante della serata. MADSOUNDSYSTEM trasformerà questo ambiente in una pista improvvisata, creando una geografia sonora volutamente caotica.
Questa sovversione degli spazi non è nuova nella storia della controcultura. Dai concerti punk nei seminterrati newyorkesi degli anni Settanta alle rave illegali nei capannoni industriali dismessi degli anni Novanta, la riappropriazione di luoghi “inadeguati” è sempre stata un gesto di ribellione contro le convenzioni dell’intrattenimento mainstream. TOILET ROOM si inserisce in questa tradizione, adattandola al contesto contemporaneo milanese, dove l’iperdesign e la perfezione estetica rischiano di diventare oppressivi.
La miscelazione come contaminazione urbana
Al banco, la proposta di ULTRA – progetto milanese che interpreta la notte come spazio di ricerca – offre una chiave di lettura interessante. I cocktail proposti sono variazioni su grandi classici: Ultra Cosmopolitan con vodka, yuzushu e barbabietola rossa; Ultra Tonic con shiso vodka, bergamotto e tonica; Ultra Negroni con l’aggiunta di lampone e basilico. Accanto, champagne Guy de Forez per chi preferisce la semplicità.
Non si tratta di mixology estrema o di sperimentazioni fine a se stesse, ma di un approccio che il progetto stesso definisce come “contaminazione”, dove miscelazione, musica e cultura urbana si incontrano. Il bancone diventa “luogo di relazione, ritmo ed esperienza” – non solo un punto dove ordinare da bere, ma uno spazio di socialità orizzontale, dove il bartender non è un performer distante ma parte integrante del flusso della serata.
Perché ora: il bisogno di autenticità nella notte milanese
Milano ha visto negli ultimi anni una proliferazione di locali sempre più raffinati, dove l’esperienza è orchestrata con precisione maniacale. Speakeasy nascosti, rooftop con vista Duomo, ristoranti stellati che aprono format più casual ma comunque impeccabili nella loro estetica studiata. Il successo di format come TOILET ROOM segnala forse una saturazione rispetto a questo modello.
C’è un pubblico, crescente, che cerca spazi dove potersi permettere il disordine, dove non essere costantemente giudicati per il proprio aspetto o comportamento, dove la serata non debba necessariamente trasformarsi in contenuto per i social media. Luoghi dove, come recita il comunicato dell’evento, ci si può “prendere meno sul serio, ridere del disordine e lasciarsi andare”.
Questa ricerca di autenticità non è solo milanese o italiana. In città come Berlino, Londra, New York, si moltiplicano gli spazi che rifiutano consapevolmente l’eleganza convenzionale in favore di un’estetica più grezza, più immediata. La perfezione stanca, soprattutto quando diventa standardizzata e prevedibile.
L’ingresso gratuito come scelta politica
Un dettaglio non secondario: l’ingresso a TOILET ROOM è gratuito, sebbene la prenotazione sia obbligatoria. In un panorama dove molti locali milanesi applicano liste, selezioni all’ingresso, consumazioni minime, questa scelta rappresenta una dichiarazione di accessibilità. Il locale si apre, almeno in teoria, a un pubblico più eterogeneo, non filtrato dal portafoglio.
Certo, i cocktail e il cibo hanno un prezzo (8 euro per i piatti), ma l’assenza di barriere economiche all’ingresso modifica la dinamica della serata. Non si entra perché si è disposti a pagare o perché si corrisponde a un certo dress code, ma semplicemente perché si è interessati all’esperienza proposta.

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