All’Opera Diocesana Istituto San Vincenzo di via Copernico, ogni giorno di questo mese chi non può permetterselo, può fare un controllo gratuito della vista. Oltre sessanta persone al giorno attraversano le porte di quella che, per tutto il mese, è diventata una clinica oculistica gratuita. Sono volti segnati dalla fatica, occhi che hanno smesso da tempo di pretendere, mani che si muovono incerte nello spazio. Sono i fragili, come li chiamiamo noi, come se quella parola bastasse a contenere le loro storie.
La Fondazione OneSight EssilorLuxottica Italia ha scelto Milano per celebrare la Giornata Mondiale della Vista con un gesto che va oltre la simbolica ricorrenza del 9 ottobre. Un intero mese di visite oculistiche gratuite, di diagnosi accurate, di occhiali consegnati senza che nessuno debba rovistare nelle tasche vuote. È la decima volta che Milano accoglie questa iniziativa dal 2015, e ogni anno i numeri raccontano una verità scomoda: vedere bene resta un privilegio per troppi.
La clinica dell’inclusione
Dentro quelle stanze si muovono come in una coreografia perfetta oltre cinquanta oculisti e ortottisti, coordinati da nomi che pesano nella medicina italiana: il professor Francesco Bandello del San Raffaele, il professor Paolo Nucci dell’Università di Milano, il dottor Mario Ercole Alessandro Giò di Casa di Cura Ambrosiana. E poi ci sono loro, più di cento volontari di EssilorLuxottica che hanno donato un giorno di ferie per stare qui, per accompagnare, sorridere, spiegare.
Le strumentazioni Essilor brillano sotto le luci fredde degli ambulatori improvvisati. Gli ottici di Salmoiraghi & Viganò e Grand Vision studiano ogni volto, cercano la montatura giusta non solo per la vista ma anche per restituire dignità. Perché un paio di occhiali può essere la differenza tra leggere un cartello, riconoscere un volto amico, trovare un lavoro. O perderlo.
L’anno scorso, solo a Milano, sono state visitate oltre 1.270 persone: 750 hanno ricevuto occhiali da vista, 330 sono state indirizzate verso approfondimenti specialistici, centinaia di bambini hanno avuto occhiali da sole protettivi. Quest’anno l’obiettivo è superare questi numeri, perché la lista d’attesa non si è accorciata.
Le voci della solidarietà
“La vista non è un privilegio, ma un diritto fondamentale“, ha dichiarato Leonardo Maria Del Vecchio, presidente della Fondazione italiana, durante la presentazione dell’iniziativa. Parole che pesano in una città dove le disuguaglianze si misurano anche in decimi visivi perduti, in prescrizioni mai trasformate in lenti, in visite rimandate all’infinito.
Lamberto Bertolé, assessore al Welfare del Comune di Milano, ha parlato di quella “barriera di diffidenza” che circonda chi vive ai margini. Le Giornate della Vista lavorano proprio su questo, appoggiandosi alla rete capillare costruita dal Terzo settore: l’Istituto San Vincenzo che ospita, la Fondazione Sacra Famiglia, Progetto Arca, la Comunità di Sant’Egidio, e decine di altre associazioni che conoscono i nomi, le storie, i volti di chi non chiede più niente.
Monsignor Bruno Marinoni, presidente della Fondazione Sacra Famiglia, ha ricordato i malati di SLA per cui gli occhi sono l’ultimo baluardo per connettersi con il mondo. Vedere bene diventa allora non solo questione sanitaria, ma affermazione di esistenza, di appartenenza alla comunità umana.
Un’eredità per i più piccoli
Ma c’è un altro tassello in questa storia. Nella stessa giornata del 9 ottobre è stato inaugurato il nuovo Ambulatorio Oculistico all’ospedale dei Bambini Vittore Buzzi, equipaggiato con strumentazione diagnostica all’avanguardia donata dalla Fondazione. Un investimento sul futuro, perché molti problemi visivi, se individuati precocemente nei bambini, possono essere prevenuti o corretti definitivamente.
L’iniziativa si inserisce nel programma SPECS 2030 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che punta a garantire l’accesso universale alla salute visiva. Milano diventa così non solo teatro di un’emergenza da gestire, ma laboratorio di un modello replicabile, sostenuto da istituzioni come il Dicastero per l’Evangelizzazione, la Camera dei Deputati, il Ministero del Lavoro.
Quando le porte della clinica di via Copernico si chiuderanno il 31 ottobre, resterà qualcosa di più degli occhiali distribuiti e delle diagnosi effettuate. Resterà la dimostrazione che vedere meglio significa vivere meglio, e che questo diritto può essere garantito quando volontà politica, competenza medica e generosità privata si incontrano.

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