In via Porpora 9, a pochi passi dalla confusione di Piazzale Loreto, ha aperto recentemente un piccolo ristorante di cucina filippina casalinga, gestito con dedizione da Jayson Castillo e sua moglie Elienor Llanes. Un ambiente intimo dai toni neutri e subito percepisco un’atmosfera diversa: non sono in un ristorante qualunque, ma in una casa dove vengo accolto come un’ospite atteso. Il nome stesso, Kasama, significa “compagnia” in tagalog, ed è un invito esplicito alla condivisione.
Jayson, arrivato in Italia nel 1997, porta con sé un bagaglio affettivo potente: le ricette della madre, l’amore per una cucina che gli scorre nelle vene. Dopo anni come cuoco e un’esperienza nel settore del turismo, è tornato ai fornelli per raccontare i sapori della sua terra. Ed è proprio questo l’elemento che rende Kasama speciale: non è solo un luogo dove assaporare piatti tradizionali, ma un angolo accogliente che racconta storie di condivisione.
Il riso come manifesto culturale
Quando ordino, Jayson mi spiega che nelle Filippine esiste un detto: “rice is life”. E in effetti il riso bianco è la base imprescindibile di ogni piatto. Le “favorites bowl” oscillano tra i 9 e i 13 euro e rappresentano il concetto stesso della cucina filippina casalinga: generose porzioni di riso accompagnate da proteine, verdure, tutto disposto al centro della tavola per essere condiviso. Non è solo un modo di mangiare, è una filosofia.
Nel Pork Adobo la carne di maiale è tenera, avvolta in una salsa di soia che bilancia sapidità e dolcezza con equilibrio sorprendente. È un piatto che richiede pazienza, lenta cottura, attenzione. Il Chicken Inasal, pollo marinato alla griglia, ha note affumicate che mi riportano ai mercati di strada, ai profumi intensi che raccontano di mani sapienti e fuochi vivi.
Antipasti e contaminazioni
Gli antipasti, venduti al pezzo tra 2,50 e 3,50 euro, includono gli Shrimp Lumpia, involtini di gamberi e verdure dalla croccantezza perfetta, e i Sisig Tacos, un’interpretazione fusion filippino-messicana con maiale, lime, chili e salsa al mango. Qui emerge la capacità di Kasama di rispettare la tradizione senza rinunciare alla creatività. Per i vegetariani, i Lumpiang Sariwa con salsa di arachidi rappresentano un’alternativa gustosa e ben costruita.
Mi colpisce la Bibingka, una torta di riso al vapore con uovo salato e cocco fresco, un finale che sintetizza l’anima della cucina filippina, dove dolce e salato convivono in armonie inaspettate.
Servizio familiare e prezzi onesti
Il servizio è caloroso, diretto, senza fronzoli. Jayson ed Elienor si muovono tra i tavoli con naturalezza, raccontano i piatti, condividono aneddoti. Il locale è piccolo, una manciata di posti, e questo contribuisce all’intimità. Il conto finale si aggira sui 25 euro a persona per un pasto completo con antipasti, piatto principale e bevanda, un rapporto qualità-prezzo più che onesto per la zona.
Kasama non è un ristorante per chi cerca la rivoluzione gastronomica o l’estetica instagrammabile. È un luogo per chi desidera un’esperienza autentica, dove il cibo è veicolo di memoria e appartenenza. È cucina che sa di casa, di mani che hanno impastato per generazioni, di sapori che non tradiscono la propria origine. E in una Milano sempre più affollata di proposte asiatiche, questa sincerità fa la differenza.

Direttore editoriale di nonewsmagazine.com | Il magazine dell’ozio e della serendipità.
Direttore responsabile di No News | La free press dell’ozio milanese.
Viaggiatore iperattivo, tenta sempre di confondersi con la popolazione indigena.
Amante della lettura, legge un po’ di tutto. Dai cupi autori russi, passando per i libertini francesi, attraverso i pessimisti tedeschi, per arrivare agli amori sofferti tra le campagne inglesi. Tra gli scrittori moderni tra i preferiti spiccano Roddy Doyle, Nick Hornby e Francesco Muzzopappa.
Melomane vecchio stampo, c’è chi lo chiama “il fondamentalista del Loggione”. Ama il dramma verdiano così come le atmosfere oniriche di Wagner. L’opera preferita, tuttavia, rimane la Tosca.






























