A pochi passi dalla Stazione Centrale (in via Popoli Uniti 26), si trova un autentico consolato friulano dove la tradizione culinaria del Nord-Est incontra l’anima meneghina. L’Osteria della Stazione non è un semplice ristorante, ma un viaggio sensoriale tra i sapori di una regione che qui trova la sua più fedele rappresentazione milanese.
Un’osteria autentica guidata dalla passione di Gunnar Cautero
A rendere unico questo locale è Gunnar Cautero, l’oste con la O maiuscola. Friulano di origine udinese, ex giocatore professionista di football americano, Cautero ha trasformato la sua passione per l’enogastronomia in una missione: portare a Milano l’autenticità del Friuli. Dal 2012, anno del trasferimento dall’Isola alla sede attuale, l’Osteria ha conquistato un riconoscimento prestigioso: miglior trattoria di Milano secondo la guida “I Cento di Milano 2020” di Edt, definita “magnifico ponte Milano-Friuli, lastricato di mattonelle di frico”.
La filosofia di Cautero è cristallina: materie prime d’eccellenza, tutte rigorosamente friulane. Il pesce arriva da Marano Lagunare, le erbe dalla Valcanale, i vini hanno etichette esclusivamente regionali. Non solo, l’oste – anche sommelier ed enotecario professionista – ha creato Maistri, il primo vino firmato da un ristoratore milanese: uno Chardonnay Isonzo DOC 2018 prodotto in sole 600 bottiglie, affinato in anfore di grès e botti di legno.
La cucina del Friuli che conquista i milanesi
Il menu dell’Osteria della Stazione è un racconto gastronomico della tradizione friulana. Il frico, piatto simbolo, viene proposto nella versione classica con patate di Godia, cipolle di Cavasso e Montasio, ma anche in interpretazioni gourmet con nocciole friulane, speck d’oca, cardi o pitina. I cjalsons con porcini rappresentano un boccone paradisiaco, mentre gli gnocchi ripieni e i tagliolini fatti in casa testimoniano l’artigianalità della proposta.
Non mancano le carni di pezzata rossa friulana, il baccalà mantecato, la ljubljanska (cotoletta alla lubianese) e lo stracotto di manzo con polenta. I salumi artigianali spaziano dal prosciutto di San Daniele con oltre 34 mesi di stagionatura alla mortadella tartufata, accompagnati da formaggi di malga prodotti ad alta quota con latte crudo. Il pane fatto in casa completa un’offerta che rispetta la stagionalità e la disponibilità dei produttori.
In omaggio a Milano, la carta propone anche risotto allo zafferano, ossobuco e costoletta alla milanese, confermando il motto del locale: “Ristorazione Friulana per Lombardi e no, con Cucina milanese anche per Friulani”.
L’ambiente che evoca le sale d’attesa d’altri tempi
Varcare la soglia dell’Osteria della Stazione significa immergersi in un’atmosfera senza tempo. Le due sale interne ospitano circa 80 coperti e ricordano le antiche sale d’attesa ferroviarie. Le mura secolari, le travi in legno a vista, il pavimento in cotto e il maestoso camino creano un ambiente caldo e accogliente che invita a sostare.
I mobili in legno, realizzati da artigiani, i quadri alle pareti, gli specchi e le tovagliette di carta con citazioni di Baudelaire (“Ubriacatevi!”) conferiscono al locale un’aria rétro che lo colloca fuori dal tempo. Il grande divano in pelle di fronte al camino e la lavagna in ardesia dove vengono scritte le proposte del giorno completano un’ambientazione che valorizza l’autenticità.
La cantina merita un capitolo a parte: oltre 250 etichette selezionate personalmente da Cautero, molte in esclusiva, tra cui più di 25 Tocai (Friulano) di diverse annate e zone. Il simbolo Vinarius certifica l’eccellenza della proposta enologica, che spazia dai vini friulani agli oli della regione.
La posizione strategica nel quartiere NoLo – la “Brooklyn dei creativi” milanese – rende l’Osteria della Stazione un punto di riferimento non solo gastronomico ma anche culturale, dove la personalità carismatica di Gunnar Cautero trasforma ogni cena in un’esperienza conviviale autentica.

Direttore editoriale di nonewsmagazine.com | Il magazine dell’ozio e della serendipità.
Direttore responsabile di No News | La free press dell’ozio milanese.
Viaggiatore iperattivo, tenta sempre di confondersi con la popolazione indigena.
Amante della lettura, legge un po’ di tutto. Dai cupi autori russi, passando per i libertini francesi, attraverso i pessimisti tedeschi, per arrivare agli amori sofferti tra le campagne inglesi. Tra gli scrittori moderni tra i preferiti spiccano Roddy Doyle, Nick Hornby e Francesco Muzzopappa.
Melomane vecchio stampo, c’è chi lo chiama “il fondamentalista del Loggione”. Ama il dramma verdiano così come le atmosfere oniriche di Wagner. L’opera preferita, tuttavia, rimane la Tosca.































