A due passi dalla moderna Porta Nuova, si nasconde un portale gastronomico che dissolve i confini tra Italia e Giappone. Roppongi Izakaya non è semplicemente un ristorante: è un’esperienza immersiva che trasporta il commensale nei caratteristici yokocho, quei vicoli stretti e affollati delle metropoli nipponiche dove la vita notturna pulsa attraverso lanterne di carta, insegne luminose e profumi inebrianti. Un progetto ambizioso nato dalla passione di Jieni Hu e Marco Iannone, coppia nella vita e negli affari, che dopo otto viaggi in Giappone hanno deciso di riportare a Milano l’anima autentica della cucina casalinga nipponica, quella che si gusta negli izakaya tradizionali, lontano dai riflettori del sushi più blasonato.
L’atmosfera che racconta una città lontana
Varcata la soglia, la metamorfosi è istantanea. Il locale, sviluppato su 120 metri quadrati meticolosamente progettati in collaborazione con il signor Suzuki, socio giapponese esperto di design, ricrea con accuratezza maniacale un frammento di Tokyo. Non si tratta di una scenografia approssimativa: ogni elemento è stato cercato, studiato e importato direttamente dal Sol Levante. Le vecchie insegne recuperate da un archivio storico giapponese, le mappe autentiche della metropolitana, persino i pacchetti di sigarette che arredano la riproduzione di un caratteristico tabaccaio tokyoita. Un polpo gigante campeggia sopra la bottega dedicata ai takoyaki di Osaka, mentre la riproduzione dell’ingresso della fermata metropolitana di Roppongi, completa di segnaletica originale, trasporta i visitatori in una dimensione parallela.
L’illuminazione soffusa delle lanterne di carta, i tramezzi in legno che delimitano spazi intimi, gli sticker e i cartelli stradali autentici, la riproduzione fedele delle imperfezioni del manto stradale degli yokocho: nulla è lasciato al caso. Dalle casse si diffondono i suoni ambientali dei vicoli giapponesi, mentre in cucina gli chef conversano in giapponese, completando un’illusione sensoriale che ha richiesto otto mesi di lavoro e un investimento emotivo che trascende la semplice ristorazione. Il locale si articola attraverso diversi banconi tematici: uno dedicato a Kyoto con i suoi ravioli e il gyudon, uno a Osaka con le celebri polpette di polpo, e un bancone sake dove scegliere tra 25 etichette accuratamente selezionate.
Una proposta culinaria che celebra la tradizione casalinga
La cucina di Roppongi, guidata inizialmente dagli chef giapponesi Saito e Taiko e successivamente arricchita dall’arrivo di una chef proveniente da Okinawa, rifugge deliberatamente la strada del sushi per abbracciare la filosofia izakaya: piccoli piatti da condividere, preparazioni casalinghe, sapori che raccontano la quotidianità delle famiglie giapponesi. Il menu spazia tra le tre grandi influenze culinarie che i proprietari hanno voluto celebrare: Tokyo, Kyoto e Osaka, città che dialogano attraverso i loro piatti più iconici.
Tra le proposte più apprezzate spiccano i takoyaki, le polpette di polpo dall’esterno croccante e l’interno morbido che costituiscono uno dei cavalli di battaglia del locale. L’okonomiyaki, la caratteristica frittata-crepe di Osaka alta due dita, viene servita con cipollotti, pancetta e kimchi fatto in casa, condita con salsa al pomodoro, maionese e katsuobushi. I gyoza, ravioli fatti a mano dal ripieno di carne e verdure, conquistano per la loro texture che alterna croccantezza e succulenza. Non mancano le preparazioni più sostanziose come il wagyu kamameshi, riso cotto nella tradizionale pentola di ferro ad alta pressione con verdure e manzo giapponese, servito direttamente dalla cucina con salsa di soia e tuorlo d’uovo da mescolare al momento, lasciando formare una crosticina croccante sul fondo della pentola.
Il menu prosegue con le zuppe tradizionali, il ramen di Tokyo, gli yakitori marinati e grigliati, le tempure leggere, gli udon serviti in diverse declinazioni, il katsusando, e una selezione di sashimi freschissimi tagliati con precisione. Particolare attenzione merita l’ankake omuraisu, omelette realizzata “a vulcano” e condita con brodo dashi, e il sukiyaki di wagyu che dimostra come la cucina sappia valorizzare ingredienti di altissima qualità. I dolci includono mochi fatti in casa, con quello ripieno di panna e sesamo nero, e un tiramisù rivisitato al matcha che chiude il pasto con un tocco contemporaneo.
Un’esperienza conviviale dal giusto rapporto qualità-prezzo
Le porzioni generose suggeriscono una fruizione in compagnia, perfetta per condividere più preparazioni e apprezzare la varietà dell’offerta. Il servizio, condotto da personale gentile e preparato, mantiene quell’equilibrio tra attenzione al cliente e discrezione che caratterizza l’ospitalità giapponese. La carta delle bevande affianca ai sake una selezione di birre giapponesi, comprese alcune produzioni artigianali meno note, shochu e cocktail esclusivi studiati per accompagnare i piatti.
Il posizionamento di prezzo, di circa 45-50 euro a persona per una cena completa con antipasti, portata principale, dolce, coperto e bevande, si allinea agli standard della ristorazione giapponese di qualità a Milano, mantenendo un rapporto equilibrato tra costo e esperienza complessiva.
Roppongi rappresenta un progetto gastronomico maturo che va oltre la semplice riproposizione estetica, costruendo un ponte culturale autentico tra due tradizioni culinarie apparentemente distanti. L’attenzione ai dettagli scenografici non sacrifica la sostanza delle preparazioni, anzi la valorizza, creando un contesto in cui il cibo diventa protagonista di una narrazione più ampia. Un indirizzo che merita di entrare nella mappa della ristorazione etnica milanese di riferimento.

Direttore editoriale di nonewsmagazine.com | Il magazine dell’ozio e della serendipità.
Direttore responsabile di No News | La free press dell’ozio milanese.
Viaggiatore iperattivo, tenta sempre di confondersi con la popolazione indigena.
Amante della lettura, legge un po’ di tutto. Dai cupi autori russi, passando per i libertini francesi, attraverso i pessimisti tedeschi, per arrivare agli amori sofferti tra le campagne inglesi. Tra gli scrittori moderni tra i preferiti spiccano Roddy Doyle, Nick Hornby e Francesco Muzzopappa.
Melomane vecchio stampo, c’è chi lo chiama “il fondamentalista del Loggione”. Ama il dramma verdiano così come le atmosfere oniriche di Wagner. L’opera preferita, tuttavia, rimane la Tosca.































