Nelle valli del Friuli Venezia Giulia, tra i rilievi della Carnia e le Dolomiti friulane, esiste un elemento architettonico che è molto più di un semplice camino. Il fogolâr, monumentale focolare in pietra e mattoni, è stato per secoli l’anima pulsante delle case friulane, luogo dove le famiglie si riunivano per scaldarsi, cucinare, pregare e tramandare saperi. Così importante da diventare simbolo degli emigranti: le loro associazioni sparse nel mondo portano proprio il nome di “Fogolâr Furlan”.

Oggi questo simbolo di convivialità torna protagonista di un itinerario gastronomico che attraversa borghi montani e vallate, dove ristoranti e agriturismi custodiscono ancora questi antichi focolari, usandoli per preparare piatti della tradizione e accogliere viaggiatori curiosi di sapori autentici.

Da Tolmezzo alle valli carniche

Il viaggio parte da Tolmezzo, porta della Carnia, dove il Museo Carnico delle Arti popolari “Michele Gortani” conserva testimonianze delle cucine tradizionali. Da qui bastano pochi chilometri per raggiungere Verzegnis, dove assaggiare cjarsons e toç in braide seduti accanto al fuoco. Proseguendo lungo la Valle del Tagliamento, località come Villa Santina, Enemonzo e Socchieve offrono soste dove degustare formaggi di malga, alternando i piaceri del palato a escursioni tra i rilievi circostanti.

Verso nord, nella Val Lumiei, si incontra Sauris, borgo alpino che ha conquistato nel 2023 il riconoscimento “Best Tourism Villages” dall’UNWTO, l’organizzazione mondiale del turismo delle Nazioni Unite. Qui si produce il celebre prosciutto IGP di Sauris, dal gusto dolce, affumicato con legno di faggio e stagionato almeno dieci mesi. Il paese custodisce anche un’altra particolarità: il saurano, antico idioma germanofono ancora parlato dagli abitanti.

Tra arte e natura nelle valli del But

Proseguendo nelle valli del But e Pontaiba, Sutrio accoglie i visitatori con il suo centro storico di case in pietra e botteghe di artigiani del legno. Dopo una giornata sulle piste dello Zoncolan, i rifugi propongono frico e polenta davanti al focolare. A Treppo Ligosullo, tra una degustazione e l’altra, vale una visita alla Galleria d’Arte Moderna “Enrico De Cillia”, che raccoglie oltre centocinquanta opere d’arte contemporanea.

I sapori del Friuli occidentale

Spostandosi verso ovest, nell’area pedemontana di Pordenone, zone come Travesio, Castelnovo e Sequals custodiscono tradizioni casearie uniche: il Formaggio d’Asìno, dal gusto sapido e piccante grazie all’immersione nella “salmuerie”, e il Formadi tal Cit, nato dal recupero di avanzi di formaggio conservati in vasi di pietra.

Nelle Dolomiti friulane, tra Frisanco, Dardago e Piancavallo, il prodotto simbolo è la pitina. Questa polpetta di carne affumicata, presidio Slow Food e prodotto IGP, viene realizzata con carni di selvaggina o ovine, aromatizzata con erbe e passata nella farina di polenta prima dell’affumicatura. Si può gustare cruda, tagliata a fette, o cotta secondo ricette antiche, sempre rigorosamente accanto al focolare.