Nel cuore di Tehran, dove il traffico caotico della capitale iraniana cede il passo a giardini secolari e padiglioni decorati con una raffinatezza quasi ipnotica, sorge il Golestan Palace, riconosciuto dall’UNESCO come Patrimonio dell’Umanità nel 2013. Questo straordinario complesso architettonico rappresenta uno dei monumenti storici più antichi della città e testimonia quattro secoli di storia persiana, dalla dinastia Safavide fino all’era Pahlavi. Con le sue 17 strutture distribuite su 4,5 ettari, il palazzo racconta la sintesi unica tra l’arte tradizionale persiana e le influenze architettoniche europee, creando un linguaggio estetico che ha ispirato generazioni di artisti e architetti iraniani.
Storia e significato del Palazzo del Giardino delle Rose
Il nome Golestan significa in lingua persiana “giardino delle rose”, un riferimento alla nobiltà e al significato profondo che questo fiore riveste nella cultura iraniana. Le origini del complesso risalgono al XVI secolo, quando Shah Tahmasp I della dinastia Safavide fece costruire la cittadella fortificata di Tehran tra il 1524 e il 1576. Abbas il Grande ampliò successivamente l’area con un grande giardino circondato da alte mura, ponendo le fondamenta di quella che sarebbe diventata la residenza reale.
Il vero splendore del palazzo si manifestò durante la dinastia Qajar (1789-1925), quando Agha Mohammad Khan scelse Tehran come capitale dell’Iran nel 1794. Il palazzo divenne la residenza ufficiale e il centro del potere per ben sei sovrani Qajar. Fu in particolare durante il regno di Naser al-Din Shah (1848-1896), il quarto re della dinastia, che il complesso assunse la sua forma attuale. Affascinato dall’architettura europea dopo i suoi viaggi nel continente, il sovrano ordinò la demolizione di gran parte delle strutture precedenti per ricostruirle secondo un gusto che fondeva tradizione persiana e modernità occidentale.
Il Trono di Marmo e le sale cerimoniali
Camminando attraverso il giardino centrale, attorno al quale si dispongono gli edifici del palazzo, lo sguardo viene immediatamente catturato dal Trono di Marmo (Takht-e Marmar), costruito tra il 1747 e il 1751 durante il regno di Fath Ali Shah. Questo capolavoro architettonico fu realizzato dall’artista di corte Mirza Baba Shirazi sotto la supervisione di Mohammad Ibrahim Isfahani. Il trono è composto da 65 blocchi di marmo giallo, collegati da cinque lastre piatte di marmo alla base. Statue in marmo raffiguranti angeli e creature mitologiche sembrano sostenere la struttura, mentre incisioni di draghi, leoni e uccelli decorano la superficie insieme a versi del poeta Jalal ad-Din Rumi che celebrano il sovrano.
Questo trono ospitò le cerimonie di incoronazione dei re Qajar e, successivamente, quelle di Reza Shah nel 1926 e di Mohammad Reza Shah Pahlavi con la regina Farah nel 1967. La terrazza su cui si erge il trono è decorata con piastrelle policrome in stile Qajar e delicati lavori di stucco, mentre le colonne presentano basi in marmo ornate con motivi floreali e volti di animali.
La Sala degli Specchi (Talar-e Ayeneh) rappresenta forse l’esempio più spettacolare dell’arte decorativa persiana. Progettata dall’architetto Haj Abd ol Hossein Memar Bashi, questa sala è interamente rivestita di minuscoli frammenti di specchio che creano un effetto abbagliante quando la luce li colpisce. I soffitti e le pareti brillano come costellazioni, mentre i ritratti dei sovrani Qajar osservano i visitatori da cornici dorate. Qui si tennero importanti cerimonie reali e ricevimenti diplomatici che segnarono la storia dell’Iran.
Lo Shams-ol-Emareh: l’edificio del sole
Tra tutti gli edifici del complesso, lo Shams-ol-Emareh (Edificio del Sole) si distingue per la sua altezza maestosa di 35 metri. Costruito tra il 1865 e il 1867 su ordine di Naser al-Din Shah, fu il primo grattacielo di Tehran e il primo edificio in Iran a utilizzare strutture metalliche portanti. Tutti i pilastri dei piani superiori sono in ghisa, una tecnologia rivoluzionaria per l’epoca.
Progettato da Moayer al-Mamalek e realizzato dall’architetto Ali Mohammad Kashi, l’edificio presenta due torri gemelle simmetriche che si innalzano verso il cielo. L’architettura fonde magistralmente elementi tradizionali iraniani con influenze europee: le piastrelle policrome in stile Qajar raffigurano paesaggi naturali europei e architetture occidentali, mentre gli archi multipli, le finestre ornate e i lavori di specchio richiamano la tradizione persiana. Il piano terra ospita il portico dello shah, decorato con eleganti lavori di specchio (ayeneh-kari), mentre i piani superiori mostrano stucchi elaborati, dipinti murali e intagli in legno.
In cima all’edificio, un orologio donato dalla Regina Vittoria del Regno Unito a Naser al-Din Shah fu installato per informare gli abitanti della piccola Tehran dell’ora locale. Il sovrano portava i suoi ospiti sul tetto per ammirare la vista panoramica della capitale, un simbolo di potere e modernità. I ministri Qajar tenevano qui le riunioni di gabinetto, e l’edificio acquisì il soprannome di “Porta dei Ministri” per l’ingresso utilizzato dai membri del governo.
I padiglioni e le sale del palazzo
Il Palazzo dei Cacciatori di Vento (Emarat-e Badgir) rappresenta un capolavoro dell’architettura tradizionale persiana adattata al clima. Costruito durante il regno di Fath Ali Shah e ristrutturato sotto Naser al-Din Shah, l’edificio presenta quattro alte torri del vento che forniscono ventilazione naturale agli interni, raffreddando le stanze durante le estati torride. La sala principale, nota come Shah Neshin, è decorata con nove archi elaborati, colonne dipinte a spirale, griglie di marmo finemente intagliate e pavimenti intarsiati a sette colori. Le pareti sono ricoperte di dipinti, lavori di specchio, stucchi e piastrelle colorate che creano un’atmosfera di raffinata bellezza.
La Sala Brillante (Talar-e Berelian) prende il nome dai magnifici lavori di specchio che decorano soffitti e pareti. Costruita per ordine di Naser al-Din Shah, questa grande sala rettangolare sostituì il precedente edificio del Narenjestan e fu utilizzata per banchetti e cerimonie speciali. Qui si trova anche il celebre dipinto a olio di Kamal-ol-Molk, considerato uno dei più grandi artisti persiani.
Il Palazzo Bianco (Kakh-e Abyaz) fu completato nel 1883 per esporre i doni ricevuti dal sultano ottomano. La costruzione fu supervisionata direttamente da Naser al-Din Shah, che ne progettò personalmente la struttura. L’edificio è un esempio di architettura neobarocca e originariamente ospitava arredi Luigi XVI, tende di velluto, statue in oro e bronzo e tappeti turchi. La facciata esterna in marmo bianco conferì al palazzo il suo nome distintivo. Durante la dinastia Pahlavi, l’edificio fu trasformato in museo etnografico.
L’eredità artistica e culturale
Il Golestan Palace custodisce una straordinaria collezione fotografica che documenta i progressi della fotografia nel XIX secolo. Creata su ordine di Naser al-Din Shah, questa raccolta testimonia quanto la fotografia fosse diventata comune a corte: le mogli del re e i suoi servitori scattavano foto e posavano giocosamente davanti alla macchina fotografica, creando un archivio visivo unico della vita di palazzo.
Il palazzo ospita anche una vasta biblioteca, la Biblioteca Shahi, fondata da Fath Ali Shah, che contiene oltre 7.000 volumi tra opere stampate e manoscritte. Questo tesoro include oggetti rari e preziosi accessibili solo a ricercatori, storici e studiosi con permessi speciali. Le collezioni d’arte comprendono dipinti europei donati alla corte Qajar, porcellane cinesi regalate da monarchi europei come Napoleone Bonaparte e la Regina Vittoria, e gioielli reali che narrano secoli di diplomazia e scambi culturali.
Durante l’era Pahlavi (1925-1979), il Golestan Palace venne utilizzato per ricevimenti formali, mentre i nuovi sovrani costruirono le proprie residenze nei complessi di Niavaran e Sa’dabad. Tra il 1925 e il 1945, Reza Shah ordinò la demolizione di gran parte degli edifici del complesso, credendo che i palazzi storici Qajar non dovessero ostacolare la crescita di una città moderna. Al loro posto sorsero edifici commerciali in stile anni ’50 e ’60. Dopo la rivoluzione iraniana del 1979, il palazzo fu convertito in museo, preservando la memoria di un’epoca fondamentale per la storia dell’Iran.
Visitare il Golestan Palace oggi
Situato vicino ad Arg Square e al Grand Bazaar di Tehran, il Golestan Palace è facilmente raggiungibile tramite la stazione metro Panzdah-e Khordad (Linea 1, Linea Rossa). Una visita completa richiede almeno due ore, sebbene gli appassionati possano trascorrere un’intera giornata esplorando tutte le strutture. L’ingresso al giardino principale è separato e ogni sala del palazzo richiede un biglietto aggiuntivo, permettendo ai visitatori di scegliere quali sezioni visitare in base ai propri interessi.
Le piastrelle policrome che decorano le facciate esterne degli edifici creano un universo infinito di colori e motivi: turchese, cobalto, giallo, rosa e bianco si intrecciano in disegni floreali geometrici che raccontano storie attraverso l’arte della ceramica persiana. La simmetria e l’equilibrio dei dettagli riflettono i principi estetici dell’arte persiana, dove ogni elemento ha un significato simbolico. I soffitti dipinti, le vetrate colorate, le vasche d’acqua e le fontane distribuite nei giardini offrono momenti di contemplazione e bellezza che trasportano i visitatori in un’altra epoca.
Il Golestan Palace non è solo un monumento architettonico: è un testimone vivente della fusione culturale tra Oriente e Occidente, un esempio di come l’Iran del XIX secolo abbia saputo integrare le tecnologie europee mantenendo intatta l’identità artistica persiana. Passeggiare tra le sue sale significa attraversare quattro secoli di storia, dalle fondamenta safavidi fino all’era moderna, scoprendo un patrimonio che continua a ispirare artisti e architetti iraniani e che ha guadagnato il riconoscimento internazionale come simbolo dell’eccellenza artistica della dinastia Qajar.

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