C’è un momento, all’alba, in cui il lago Huayang appartiene soltanto alle aironi. Planano rasenti la superficie dell’acqua con quella grazia geometrica che solo i volatili acquatici sanno esibire, e il loro bianco acceso si riflette sul lago come schegge di luce. Siamo a Mayong, quartiere della città di Dongguan, nella provincia del Guangdong, in quella fascia di Cina meridionale che il mondo conosce soprattutto per le sue fabbriche, i suoi container, i suoi ritmi produttivi frenetici. Eppure qui, a pochi chilometri dagli stabilimenti che riforniscono mezzo pianeta, 16 chilometri quadrati di zone umide, canneti, ninfee e acque ferme raccontano una storia diversa: la storia di un paesaggio che è tornato a respirare.
Huayang Lake Wetland Park — classificato come area naturalistica di livello nazionale e riconosciuto dalla Cina come area paesaggistica 4A — è oggi uno degli spazi verdi più significativi del Delta del Fiume delle Perle, quella straordinaria rete idrografica formata dall’incontro del Fiume delle Perle con il Dongjiang e i suoi affluenti. Un luogo che non ti aspetti, che si sottrae alla logica della metropoli manifatturiera e ti immerge, invece, in una dimensione dove il tempo rallenta e la natura si prende quello che le spetta.
Un parco che è nato dalle proprie ceneri: la storia della riqualificazione ecologica
La storia di Huayang Lake è, prima di tutto, una storia di redenzione ambientale. Quello che oggi si presenta come un mosaico di acque calme, boschi di salici e distese di loto era, in passato, un’area fortemente degradata: una terra segnata dall’abbandono e dall’incuria, con i corsi d’acqua compromessi e il paesaggio svuotato di biodiversità. La trasformazione è avvenuta attraverso un ambizioso progetto di restauro ecologico avviato nella seconda decade del Duemila, che ha restituito alla zona una vitalità che sembrava perduta per sempre.
Il risultato è un parco che oggi copre una superficie pianificata di 20 chilometri quadrati, con il lago Huayang vero e proprio — esteso per circa 680 mu, equivalenti a oltre 45 ettari — come elemento generatore di tutto il sistema. Intorno al lago, una rete di canali, bracci d’acqua e stagni secondari ridisegna la trama del territorio secondo una logica ecologica, dove ogni specchio d’acqua è anche un corridoio biologico, ogni sponda un habitat per specie diverse. Il motto che campeggia all’ingresso del parco, “l’acqua verde è la montagna d’argento”, riprende una filosofia cinese antica sull’armonia tra uomo e natura e la traduce in un progetto contemporaneo di sviluppo sostenibile.
L’architettura del paesaggio: greenway, torri panoramiche e antichi sguardi ricostruiti
Entrare nel parco significa affidarsi a un sistema di percorsi concepito per accompagnare il visitatore attraverso paesaggi sempre diversi. La greenway principale si estende per 22 chilometri e abbraccia il lago seguendone le anse, mentre il percorso ciclabile dedicato misura circa 10 chilometri. Non si tratta di semplici sentieri asfaltati: lungo il bordo dell’acqua, la pista pedonale è spesso sorretta da pontili che si inoltrano tra le piante acquatiche, tra canneti, salici piangenti, cipressi e radure fiorite. In primavera, i peschi e i ciliegi giapponesi accendono il paesaggio di rosa e bianco; in estate, le distese di loto dominano la scena con la loro monumentale eleganza.
Il parco ospita tre torri panoramiche — la torre sul lago, la torre panoramica principale e la torre nord — da cui è possibile abbracciare con lo sguardo l’intera estensione del sistema umido. Dal punto più alto, nelle giornate terse, si percepisce chiaramente come il lago non sia un’entità isolata ma il nodo di una ragnatela di vie d’acqua che si intreccia con la campagna circostante, con i villaggi storici, con i bananeti ancora attivi che rendono la zona di Mayong famosa in tutta la Cina.
Un elemento particolarmente evocativo è la ricostruzione degli “Otto sguardi di Machong”, le vedute tradizionali che per secoli avevano definito l’identità paesaggistica della zona e che l’urbanizzazione aveva cancellato. Oggi camminare lungo certi tratti del parco significa ritrovare scorci come “La pioggia che tambura sulle foglie di banana a Beiya” o “L’airone all’ombra del banyan”: nomi che sono poesie, suggestioni visive che il progetto ha saputo trasformare in realtà tangibile.
La vita che torna: flora, fauna e la stagione dei loto
Uno dei segnali più eloquenti della riuscita della riqualificazione ecologica è il ritorno degli uccelli. Le aironi, in particolare, sono diventate il simbolo non ufficiale di Huayang Lake: le si vede ovunque, posate sulle canne o in volo radente sull’acqua, e la loro presenza racconta meglio di qualsiasi dato scientifico il recupero di un ecosistema funzionante. Accanto a loro, i martin pescatori — quei piccoli gioiellieri alati con il dorso turchese e il ventre arancione — abitano le rive più ombreggiate, e le rotte migratorie portano al parco, nelle stagioni di transizione, specie che percorrono migliaia di chilometri.
La vegetazione è altrettanto ricca e composita. Il parco ospita piante acquatiche in abbondanza, salici piangenti che lambiscono l’acqua con i loro rami, cipressi, banani — il cui frutto è una specialità locale di fama nazionale — e varietà floreali che scandiscono il ritmo delle stagioni. Ma è tra giugno e agosto che Huayang Lake raggiunge il suo apice visivo: le distese di loto fioriscono e trasformano interi specchi d’acqua in pitture viventi, con le corolle rosa e bianche che si aprono all’alba e si chiudono al tramonto, seguendo un ritmo antico e immutabile. Pesci e gamberi popolano le acque, segno di una qualità ambientale in progressivo miglioramento.
L’anima culturale di Mayong: dragoni sull’acqua e canto cantonese
Il parco non esiste in un vacuum: è radicato in una comunità, quella del distretto di Mayong, che porta con sé un patrimonio culturale straordinariamente vivo. Mayong è conosciuta come la “città dei draghi”, e le gare di dragon boat che si svolgono ogni anno durante il calendario lunare — con le imbarcazioni dai colori accesi che scivolano veloci sul lago tra il battito dei tamburi e le urla degli spettatori — sono tra le più prestigiose della regione. Nel 2013, il team di dragon boat di Mayong vinse il primo posto assoluto ai Campionati Nazionali di Dragon Boat cinesi, aggiudicandosi anche la gara dei 500 metri in rettilineo: un primato che la zona porta con orgoglio.
Ma Mayong è anche, per tradizione, una “città dell’opera cantonese”: l’opera tradizionale del Guangdong, con i suoi costumi elaborati, le voci potenti e le storie che attingono a millenni di narrazione, trova qui un pubblico appassionato e praticanti radicati nelle comunità locali. Lungo le sponde del lago, nelle serate d’estate, non è raro sentire le melodie caratteristiche dell’opera cantonese aleggiare nell’aria. Il parco ha integrato questa dimensione culturale nella propria identità, costruendo spazi che ospitano manifestazioni folkloristiche, mercati serali e iniziative che celebrano la cultura Lingnan — quella specifica civiltà fluviale del Delta del Fiume delle Perle che ha saputo tenere insieme tradizione e modernità.
Un ecosistema a misura d’uomo: come si vive il parco
Chi visita Huayang Lake non trova un parco naturale inaccessibile o una riserva chiusa al pubblico: trova, piuttosto, uno spazio che ha saputo costruire un equilibrio raro tra conservazione ecologica e fruizione umana. L’ingresso è gratuito, e questo ha trasformato il parco in un luogo di vita quotidiana per i residenti: ci si viene all’alba per correre, al pomeriggio per pedalare lungo la greenway, la sera per passeggiare mentre le illuminazioni si riflettono sull’acqua creando un’atmosfera quasi onirica.
Le biciclette si noleggiano all’esterno degli ingressi principali per circa 20 yuan all’ora, e il percorso ciclabile che abbraccia il lago passa accanto al campus dell’Università Xinhua, attraversa il pontile dei pescatori e raggiunge il Fisherman’s Wharf, dove i ristoranti servono pesce di fiume appena pescato e le banane di Mayong — dolci, piccole, dalla polpa densa — vengono vendute direttamente dagli agricoltori locali. Si può anche noleggiare un’imbarcazione per esplorare il lago dall’acqua, per circa 50 yuan a persona: dalla barca, la prospettiva sul parco cambia completamente e si percepisce la vera scala di questo ecosistema ricostruito.
Per i visitatori curiosi del mondo naturale, l’Accademia Huayang all’interno del parco offre percorsi educativi sugli ecosistemi delle zone umide, sulla biodiversità e sulle pratiche di conservazione. Non è un museo polveroso: è uno spazio che mette i visitatori di fronte alla concretezza della scienza ecologica, spiegando come funziona il ciclo dell’acqua in un sistema umido, perché gli uccelli scelgono certi habitat e quali piante sono capaci di depurare le acque inquinate.
Il ruolo ecologico del parco nel sistema urbano di Dongguan
Al di là della sua attrattiva turistica e ricreativa, Huayang Lake Wetland Park svolge una funzione ecologica di primaria importanza nel contesto di una delle province più densamente industrializzate della Cina. Le zone umide sono tra gli ecosistemi più efficienti del pianeta nella depurazione delle acque, nell’assorbimento del carbonio e nella regolazione del microclima: un sistema umido sano può abbattere significativamente le temperature locali durante i mesi estivi e migliorare la qualità dell’aria nelle aree circostanti.
In una città come Dongguan — che conta oltre dieci milioni di abitanti e ospita migliaia di stabilimenti produttivi — la presenza di un “polmone verde” di queste dimensioni assume un valore che va ben oltre il paesaggio. Il sistema di 16 chilometri di greenway ecologica acquatica che collega il parco alle isole di Huayang, ai villaggi storici e alle aree agricole circostanti non è soltanto un’infrastruttura per il tempo libero: è una rete di corridoi biologici che permette agli animali selvatici di spostarsi, alle popolazioni vegetali di diffondersi e all’intero sistema di mantenersi resiliente di fronte alla pressione urbanistica.
La Cina ha investito molto, negli ultimi due decenni, nella costruzione e nel restauro di parchi umidi a livello nazionale, riconoscendo in questi ecosistemi una risorsa strategica tanto ambientale quanto sociale. Huayang Lake rappresenta uno degli esempi più riusciti di questa politica nel Guangdong meridionale: un luogo dove la filosofia del “sviluppo verde” ha trovato una traduzione concreta e misurabile, visibile nelle aironi che nidificano, nel loto che fiorisce, nella gente che cammina in silenzio lungo le rive.
Quando andare e come arrivare: note pratiche per il viaggiatore
Huayang Lake Wetland Park è aperto tutto l’anno e l’ingresso è libero. Ogni stagione offre qualcosa di specifico: la primavera porta i fiori di pesco e ciliegio; l’estate è la stagione del loto, con i fiori in piena fioritura tra giugno e agosto; l’autunno regala la luce dorata che si riflette sull’acqua tra i cipressi che cambiano colore; l’inverno, in questa zona subtropicale, è mite e spesso è il momento migliore per l’osservazione degli uccelli migratori.
Il parco si trova lungo la Xihuan Road, nel distretto di Mayong, Dongguan. È raggiungibile con i mezzi pubblici attraverso le linee bus 601, 616 e 619 che collegano il parco con il centro di Dongguan. Le coordinate GPS del parco si trovano attorno a 23°04’N, 113°34’E. La stazione ferroviaria ad alta velocità di Dongguan Ovest è il punto di accesso più comodo per chi arriva da Guangzhou o Shenzhen, con un taxi o un’auto privata che impiega circa 15 minuti per raggiungere il parco.

Curioso per natura, vivo la vita come se non ci fosse un domani.
Appassionato di enogastronomia e viaggi, racconto storie di sapori, tradizioni e culture attraverso itinerari culinari e destinazioni autentiche. Esploro territori, scopro vini, piatti e prodotti locali, condividendo esperienze sensoriali e consigli pratici per viaggiatori enogastronomici. Amo immergermi nelle tradizioni di ogni luogo, catturando l’essenza di culture diverse e facendo emergere il legame tra territorio e gastronomia. Con uno stile vivace e coinvolgente, trasformo ogni racconto in un’esperienza da gustare e vivere, ispirando chi desidera scoprire il mondo attraverso i suoi sapori autentici. Per me, viaggio e cucina sono strumenti di conoscenza e confronto, capaci di unire le persone e arricchire l’anima.






























