Esistono angoli del pianeta dove le leggi che governano la vita quotidiana sembrano riscritte da una mano invisibile. Luoghi dove il sole scompare per mesi, dove respirare richiede una maschera antigas, dove i morti superano i vivi di mille volte. Non sono scenari da film di fantascienza, ma destinazioni reali sparse tra i ghiacci artici, i deserti australiani e le remote vallate cinesi. Qui l’umanità ha imparato ad adattarsi a condizioni estreme con soluzioni tanto ingegnose quanto surreali: abitazioni scavate nella roccia per sfuggire al calore infernale, cimiteri che occupano più spazio dei quartieri residenziali, interi villaggi con un solo abitante. Sono testimonianze viventi della straordinaria capacità di resilienza della nostra specie, ma anche moniti sulla fragilità dell’equilibrio tra uomo e natura. Dai fiordi norvegesi dove il permafrost preserva ogni cosa in un’eternità gelata, alle isole vulcaniche giapponesi dove la terra espira veleni mortali, questo viaggio attraversa sei luoghi che sfidano la nostra concezione di normalità e ci ricordano quanto possa essere straordinario e imprevedibile il mondo in cui viviamo.

Longyearbyen: dove il tempo si ferma nel ghiaccio eterno

Nell’arcipelago norvegese delle Svalbard, a metà strada tra la Norvegia continentale e il Polo Nord, sorge Longyearbyen, l’insediamento più settentrionale del mondo. Qui il sole scompare completamente sotto l’orizzonte il 25 ottobre e non riappare fino a febbraio: 107 giorni di notte polare ininterrotta avvolgono la cittadina in un’oscurità illuminata solo dalle aurore boreali e dal chiarore azzurro del crepuscolo artico. Ma non è soltanto l’assenza di luce a rendere questo luogo straordinario. Il permafrost, il terreno permanentemente ghiacciato, crea una situazione unica al mondo: i corpi sepolti non si decompondono mai. Quando negli anni Cinquanta gli scienziati riesumarono alcune salme del cimitero locale, risalenti all’epidemia di influenza spagnola del 1918, scoprirono con stupore che i virus erano ancora attivi, perfettamente conservati dal freddo. Da allora le sepolture tradizionali sono vietate e i malati terminali vengono trasferiti nella Norvegia continentale. I 2.400 abitanti vivono circondati da un paesaggio lunare dove gli orsi polari superano numericamente gli esseri umani e dove uscire dal centro abitato senza un fucile calibro .308 è illegale.

Miyake-jima: l’isola dove respirare richiede una maschera antigas

A 180 chilometri a sud di Tokyo, nell’arcipelago vulcanico delle Izu, si trova Miyake-jima, un’isola dove la terra respira veleno. Il Monte Oyama, alto 759 metri, domina il paesaggio e rilascia continuamente anidride solforosa nell’atmosfera, un gas tossico che può uccidere in meno di un’ora. Nel settembre 2000, un’eruzione violentissima costrinse all’evacuazione tutti i 3.600 abitanti, mentre il vulcano espelleva 42.000 tonnellate di gas velenoso ogni giorno. Quando nel 2005 le autorità permisero il ritorno, stabilirono una regola ferrea: residenti e visitatori devono portare con sé una maschera antigas in ogni momento. Ancora oggi un terzo dell’isola rimane chiuso al pubblico e un sistema di sirene allerta la popolazione quando i livelli di tossicità diventano letali. Nonostante tutto, circa 2.450 persone hanno scelto di tornare, attratte dalla bellezza selvaggia di quest’isola dove la foresta si alterna a distese di cenere nera. Chi visita Miyake-jima deve sottoporsi a un esame respiratorio preventivo e riceve un briefing sui pericoli dell’esposizione al biossido di zolfo, mentre il ferry notturno da Tokyo impiega sei ore e mezza per raggiungere questo lembo di terra dove la natura mostra il suo volto più pericoloso.

Coober Pedy: la città australiana che vive sottoterra

Nel deserto infuocato dell’Australia meridionale, a 950 chilometri da Adelaide, si estende Coober Pedy, la capitale mondiale dell’opale dove le temperature estive raggiungono i 48 gradi all’ombra. Ma la vera peculiarità di questa cittadina di 3.500 anime non sono le sue miniere che forniscono il 70% della produzione mondiale di opali, bensì il fatto che oltre la metà degli abitanti vive sottoterra in abitazioni chiamate “dugouts”. Quando i primi cercatori d’opale arrivarono qui nel 1915, costruirono dapprima case in superficie, ma presto capirono che la soluzione era scavare nella collina: a quattro metri di profondità, nel cuore dell’arenaria ferruginosa, la temperatura rimane costante a 23 gradi tutto l’anno, indipendentemente dal clima desertico esterno che oscilla tra giornate torride e notti gelide. Oggi Coober Pedy è un labirinto sotterraneo dove chiese ortodosse serbe, musei, hotel e negozi si nascondono sotto una superficie butterata da oltre 250.000 imboccature di pozzi minerari. I residenti scavano le proprie librerie direttamente nelle pareti di arenaria, alcuni hanno piscine sotterranee e, se cercano di ampliare una stanza, potrebbero imbattersi in un filone d’opale. In superficie, cartelli avvertono del pericolo di cadere in pozzi non segnalati, mentre il cinema drive-in chiede gentilmente ai visitatori di lasciare gli esplosivi a casa.

Monowi: la cittadina americana con un solo abitante

Nelle praterie del Nebraska nord-orientale, a soli otto chilometri dal confine con il South Dakota, esiste una municipalità incorporata che sfida ogni logica: Monowi, popolazione uno. L’unica residente è Elsie Eiler, novantuenne che dal 2004, anno della morte del marito Rudy, è sindaco, tesoriere, segretaria, bibliotecaria e proprietaria della taverna locale. Ogni anno Elsie vota per se stessa alle elezioni comunali, si rilascia la licenza per vendere alcolici firmandola in duplice veste di richiedente e autorità comunale, e paga le tasse a se stessa per mantenere attivi i tre lampioni del paese. Sei giorni alla settimana, dalle 9 del mattino fino a sera, gestisce il Monowi Tavern dove serve hamburger a 3,50 dollari e birre a 2 dollari a contadini locali, cacciatori e turisti curiosi provenienti da tutti gli Stati Uniti e da oltre 60 paesi. La biblioteca Rudy’s Library, allestita in un capannone con 5.000 volumi lasciati dal marito, funziona secondo il sistema dell’onore. Negli anni Trenta Monowi contava 150 abitanti, con negozi, ristoranti e persino una prigione, ma come molte comunità rurali delle Grandi Pianure ha visto i giovani migrare verso le città. Oggi attorno alla taverna si estendono edifici abbandonati, una chiesa piena di vecchi pneumatici e alveari, e il silenzio della prateria interrotto solo dal rombo dei trattori che aiutano Elsie a spalare la neve d’inverno.

Colma: dove i morti superano i vivi di mille volte

A dieci chilometri a sud di San Francisco, nella penisola della Baia, si trova Colma, una cittadina di appena 1.500 abitanti che custodisce un segreto macabro: sotto la sua superficie riposano 1,5 milioni di defunti, rendendo il rapporto tra morti e vivi di quasi mille a uno. La storia di questa necropoli iniziò nel 1900, quando San Francisco vietò nuove sepolture nei suoi confini per preservare terreni sempre più preziosi durante la corsa all’oro. Nel 1912 la città decise di evacuare anche i cemetri esistenti e tra il 1920 e il 1941 oltre 150.000 salme furono trasferite a Colma, allora un’area agricola semi-deserta. Chi poteva permettersi i 10 dollari della riesumazione vedeva i propri cari trasportati per ferrovia fino alle nuove sepolture; chi non poteva pagare finiva in fosse comuni che ancora oggi punteggiano i 17 cimiteri che occupano il 73% del territorio comunale. Le lapidi abbandonate furono riciclate come materiale da costruzione per fognature, frangiflutto e persino il lungomare di Ocean Beach, dove a bassa marea è ancora possibile scorgerle. Oggi Colma ospita le tombe di personaggi leggendari come Wyatt Earp, Joe DiMaggio, William Randolph Hearst e Levi Strauss. Il cartello d’ingresso della città, fatto di granito anziché metallo, accoglie i visitatori con un motto ironico: “È fantastico essere vivi a Colma!”

Yangsi: il villaggio cinese avvolto dal mistero del nanismo

Nella remota provincia del Sichuan, nel sud-ovest della Cina, il villaggio di Yangsi nasconde un enigma che continua a sfidare la scienza. Qui, 36 degli 80 residenti sono affetti da nanismo, con il più alto che raggiunge 1,16 metri e il più basso appena 64 centimetri. Non si tratta di una comunità che si è formata per migrazione: tutti sono nati e cresciuti nel villaggio. Secondo gli anziani del luogo, una notte d’estate del 1951 una malattia misteriosa colpì la regione, arrestando la crescita dei bambini tra i 5 e i 7 anni che rimasero per sempre della stessa altezza. Un censimento del 1985 registrò 119 casi di nanismo, una percentuale che sfida ogni statistica, considerando che normalmente si verifica un caso ogni 20.000 persone. Gli scienziati hanno analizzato acqua, suolo e cereali della zona, esaminando i pazienti con raggi X che hanno rivelato anomalie ossee, ma nessuna spiegazione è mai stata trovata. Una teoria del 1997 suggerì alte concentrazioni di mercurio nel terreno, senza però fornire prove definitive. Gli abitanti hanno cercato spiegazioni nelle credenze locali: alcuni attribuiscono il fenomeno al cattivo feng shui dell’area, altri alla maledizione di una tartaruga nera uccisa e mangiata anni prima. Le autorità cinesi, pur non negando l’esistenza del villaggio, lo mantengono chiuso agli stranieri. L’unica nota positiva è che le nuove generazioni sembrano non essere più colpite dal fenomeno, lasciando Yangsi sospeso tra passato misterioso e futuro incerto.