Nel silenzio dell’alba, quando i primi raggi di sole accarezzano i palazzi dorati della Grand-Place di Bruxelles, si comprende perché Victor Hugo definì questa piazza il più bel salotto d’Europa. Le facciate barocche del XVII secolo si ergono come una sinfonia architettonica, dove ogni palazzo racconta una storia di corporazioni medievali e potere mercantile. L’Hôtel de Ville domina con la sua guglia gotica che si protende verso il cielo, mentre i palazzi delle antiche corporazioni creano un abbraccio dorato intorno alla piazza lastricata.

A pochi passi, il Manneken Pis continua la sua eterna veglia sulla città, piccolo simbolo di uno spirito ribelle che pervade l’anima belga. Questo fanciullo di bronzo, alto appena 61 centimetri, incarna l’ironia e l’autoironia di un popolo che sa ridere di sé stesso. Nel quartiere delle Galeries Royales Saint-Hubert, sotto le volte di vetro e ferro forgiate nel 1847, si respira l’eleganza di un’epoca che ha saputo coniugare commercio e bellezza, dove le boutique di cioccolato si alternano ai caffè storici in un valzer di profumi e suggestioni.

L’eredità artistica fiamminga tra Bruges e Gand

Bruges emerge dalle nebbie del tempo come una miniatura perfetta del medioevo fiammingo, dove ogni canale riflette secoli di gloria mercantile. I cigni scivolano silenziosamente lungo i corsi d’acqua che un tempo trasportavano le ricchezze di mezza Europa, mentre le case patrizie si specchiano nelle acque scure con i loro timpani a gradoni. Il Belfort, la torre civica alta 83 metri, scandisce ancora il tempo della città con il suo carillon di 47 campane, custode di una tradizione musicale che risuona ogni quarto d’ora.

Nel Groeningemuseum si custodisce uno dei tesori più preziosi dell’arte europea: i capolavori dei Primitivi Fiamminghi. Jan van Eyck, Hans Memling e Gerard David hanno dipinto qui universi di una precisione quasi soprannaturale, dove ogni dettaglio racconta la ricchezza di un’epoca d’oro. L’Adorazione dell’Agnello Mistico di van Eyck, conservata nella cattedrale di San Bavone a Gand, rappresenta forse il vertice assoluto di questa arte rivoluzionaria che ha cambiato per sempre il modo di vedere e rappresentare la realtà.

Gand rivela la sua grandezza nelle tre torri che dominano l’orizzonte: il Belfort, la cattedrale di San Bavone e la chiesa di San Nicola creano una triade architettonica che racconta mille anni di storia. Lungo la Graslei, le case delle corporazioni medievali si riflettono nella Leie come in uno specchio del tempo, mentre il Castello dei Conti emerge dalla città moderna come un fantasma del passato feudale.

Anversa e il regno di Rubens

Anversa conserva nel suo porto sul fiume Schelda l’eco di quando era il centro finanziario d’Europa, dove i mercanti di tutto il mondo convergevano per commerciare spezie, tessuti e opere d’arte. La Cattedrale di Nostra Signora, con la sua torre gotica che svetta per 123 metri, custodisce quattro capolavori di Pieter Paul Rubens, il maestro barocco che ha reso immortale questa città. La “Deposizione dalla Croce” e l'”Elevazione della Croce” pulsano di una vitalità drammatica che sembra far rivivere la pietra gotica che le accoglie.

La casa-museo di Rubens trasporta il visitatore nell’intimità dell’artista, dove studiolo, bottega e giardini all’italiana rivelano la personalità di un uomo che fu pittore, diplomatico, collezionista e intellettuale. Nelle sale risuona ancora l’eco di una creatività che ha prodotto oltre 3000 opere, rendendo Anversa una delle capitali artistiche del Seicento europeo.

Le Ardenne e la natura selvaggia del Belgio

Quando si attraversa la valle della Semois, serpeggiante tra le foreste delle Ardenne, si scopre un Belgio diverso, primitivo e incontaminato. Qui la natura rivendica i suoi diritti con foreste di faggi e querce secolari che in autunno si incendiano di colori impossibili. Il fiume disegna meandri perfetti tra le rocce scistose, creando panorami che sembrano usciti da una fiaba dei fratelli Grimm.

Dinant si specchia nella Mosa dominata dalla cittadella che si aggrappa alla roccia calcarea, mentre la Grotta di Han-sur-Lesse svela un mondo sotterraneo di stalattiti e stalagmiti forgiate dal tempo in cattedrali di pietra. In questi scenari primordiali, dove il silenzio è rotto solo dal gocciolare dell’acqua e dal fruscio degli animali selvatici, si comprende che il Belgio custodisce anche un’anima selvaggia e indomita.

Le High Fens, l’altopiano paludoso al confine con la Germania, rappresentano un ecosistema unico in Europa occidentale. Qui le torbiere millenarie ospitano una flora rarissima, dove orchidee selvatiche e piante carnivore crescono in un ambiente che sembra appartenere a un’altra era geologica.

Sapori autentici tra birre trappiste e cioccolato artigianale

La tradizione brassicola belga affonda le radici nei monasteri medievali, dove i monaci trappisti hanno elevato l’arte della fermentazione a livello spirituale. Le undici birre trappiste autentiche del mondo vengono prodotte in soli sei monasteri belgi: Chimay, Orval, Rochefort, Westmalle, Westvleteren e Achel. Ogni sorso racconta secoli di tradizione, dove malto, luppolo, lievito e acqua si trasformano in elisir dorati che accompagnano la meditazione e la preghiera.

Nelle brasserie storiche di Bruxelles, come Chez Delirium o À la Mort Subite, si possono degustare le lambic e le gueuze, birre a fermentazione spontanea che rappresentano l’essenza più autentica della tradizione brassicola belga. Queste birre acide e complesse nascono dall’incontro casuale tra il mosto e i lieviti selvaggi dell’aria, creando sapori irripetibili che cambiano con le stagioni e gli anni di invecchiamento.

Il cioccolato belga raggiunge l’eccellenza nelle botteghe artigianali di Bruxelles e Bruges, dove maestri chocolatier come Pierre Marcolini e Laurent Gerbaud trasformano le fave di cacao in opere d’arte commestibili. I pralines, inventati nel 1912 da Jean Neuhaus, racchiudono in gusci di cioccolato fondente o al latte ripiedi di ganache, crema o liquore che esplodono in bocca liberando sapori complessi e avvolgenti.

Tradizioni culinarie tra mare del Nord e campagne fiamminghe

La cucina belga nasce dall’incontro tra tradizioni fiamminghe e vallone, dove i sapori del mare del Nord si fondono con quelli delle campagne dell’interno. Le moules-frites, cozze e patatine fritte, rappresentano forse il piatto più emblematico di questa sintesi gastronomica. Le cozze vengono cotte al vapore con sedano, cipolla e prezzemolo, accompagnate dalle famose patatine belghe, fritte rigorosamente due volte nell’olio di bue per raggiungere la croccantezza perfetta all’esterno e la morbidezza cremosa all’interno.

Nelle taverne tradizionali si possono gustare il carbonade flamande, uno spezzatino di manzo brasato nella birra scura che cuoce lentamente per ore fino a raggiungere una tenerezza che si scioglie in bocca, o il waterzooi, una zuppa cremosa di pollo o pesce che rappresenta la quintessenza della cucina fiamminga. I gaufres di Liegi, con la loro pasta lievitata arricchita di perle di zucchero caramellato, e quelli più sottili di Bruxelles, serviti caldi con zucchero a velo, burro fuso o cioccolato, concludono degnamente ogni pasto belga.