Lungo Corso Vercelli, tra vetrine e passeggio da shopping, c’è una vetrina che ferma i passanti prima ancora della porta. Dietro il vetro, teglie di pizza al trancio e fritti di rosticceria spandono il loro profumo sul marciapiede.
Da Gino è un’istituzione cattiva dal 1969, più bottega che ristorante. Lo spazio è minuscolo e i posti a sedere sono pochi o nulli. Si mangia in piedi, oppure a un tavolino all’esterno quando la stagione concede, oppure si porta via il cartoccio e si cammina. Non c’è scenografia né lusso, e il fascino sta nella rapidità, nel banco, nel sapore di una Milano che non ha bisogno di presentarsi. Il protagonista è il trancio, in tante varianti, con quello alla bufala che i clienti affezionati consigliano a occhi chiusi.
Accanto stanno la rosticceria, con i suoi fritti e gli arancini, e piatti di pasta pronti, di cui si ricordano le lasagne al pesto e i rigatoni alle melanzane. Va detto, perché anche la verità ha il suo sapore, che le voci recenti non sono unanimi. C’è chi lamenta prezzi alti e qualità altalenante, e chi invece torna da una vita giurando che in città se ne trovino poche di questo livello. Come ogni vecchio amore, divide. Resta quell’odore di forno e olio caldo che ti inchioda al marciapiede, e per molti milanesi resta un pezzo di città.
CONTATTI
Corso Vercelli, 9
02 48004130
www.pizzeriadagino.it
ORARI
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Martedì: 10:30-20:30
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Direttore editoriale di nonewsmagazine.com | Il magazine dell’ozio e della serendipità.
Direttore responsabile di No News | La free press dell’ozio milanese.
Viaggiatore iperattivo, tenta sempre di confondersi con la popolazione indigena.
Amante della lettura, legge un po’ di tutto. Dai cupi autori russi, passando per i libertini francesi, attraverso i pessimisti tedeschi, per arrivare agli amori sofferti tra le campagne inglesi. Tra gli scrittori moderni tra i preferiti spiccano Roddy Doyle, Nick Hornby e Francesco Muzzopappa.
Melomane vecchio stampo, c’è chi lo chiama “il fondamentalista del Loggione”. Ama il dramma verdiano così come le atmosfere oniriche di Wagner. L’opera preferita, tuttavia, rimane la Tosca.
