CATEGORIA
Pesce
FASCIA DI PREZZO
20-30€
MENÙ
Un filo fuori dalle rotte più battute della città, Zio Ninì si annuncia con il fragore prima ancora che con l’insegna: voci che rimbalzano tra i muri, un brusio festoso che sa di tavolata e di domenica.
Appena dentro ti accoglie il bancone del pesce, vetrina di una promessa che nessuno si prende la briga di nascondere. Poi vengono i tavoli di legno alla buona, le pareti ornate con sobrietà quasi sfrontata, il personale in maglietta blu, e nessun orpello a distrarti dal motivo per cui sei venuto. Un’osteria chiassosa, schietta, generosa, e proprio per questo vera. Si comincia dal crudo, gamberi e scampi dal profumo di fresco, con quella lieve nota amarognola dei crostacei e la polpa bianca, tenera e dolce che vorresti mangiare a chili. Segue l’insalata di polipo, buona e onesta. Ma la regina incontrastata della tavola è la frittura, e arriva in due versioni: la classica, con calamari, gamberi e sardine, oppure l’imperiale, che si concede anche pezzi di pesce di media taglia. È così leggera da non lasciare alcuna pesantezza, e per questo si finisce sempre per esagerare, sottovalutando le porzioni e il proprio stomaco. Con un buon prosecco nel bicchiere e la gentilezza di chi serve, si esce già pensando al ritorno.
CONTATTI
Via Tibullo, 10
02 33490988
–
ORARI
Lunedì: –
Martedì: 12:00-15:00 | 19:00-23:30
Mercoledì: 12:00-15:00 | 19:00-23:30
Giovedì: 12:00-15:00 | 19:00-23:30
Venerdì: 12:00-15:00 | 19:00-23:30
Sabato: 12:00-15:00 | 19:00-23:30
Domenica: 12:00-15:00
ALTERNATIVE IN ZONA
Direttore editoriale di nonewsmagazine.com | Il magazine dell’ozio e della serendipità.
Direttore responsabile di No News | La free press dell’ozio milanese.
Viaggiatore iperattivo, tenta sempre di confondersi con la popolazione indigena.
Amante della lettura, legge un po’ di tutto. Dai cupi autori russi, passando per i libertini francesi, attraverso i pessimisti tedeschi, per arrivare agli amori sofferti tra le campagne inglesi. Tra gli scrittori moderni tra i preferiti spiccano Roddy Doyle, Nick Hornby e Francesco Muzzopappa.
Melomane vecchio stampo, c’è chi lo chiama “il fondamentalista del Loggione”. Ama il dramma verdiano così come le atmosfere oniriche di Wagner. L’opera preferita, tuttavia, rimane la Tosca.
