Ogni 2 febbraio, mentre l’inverno ancora stringe il mondo nella sua morsa gelida, migliaia di candele si accendono nelle chiese e nelle case, annunciando una promessa antica quanto l’umanità stessa: la luce trionferà sull’oscurità. È la Candelora, una festa che da millenni intreccia fede e natura, spiritualità e saggezza contadina, trasformando un semplice giorno di febbraio in un crocevia simbolico tra il gelo che se ne va e la primavera che sta per arrivare.

Le radici cristiane della festa della luce

La Presentazione di Gesù al Tempio costituisce il nucleo spirituale di questa celebrazione. Quaranta giorni dopo la nascita, Maria e Giuseppe portarono il bambino al Tempio di Gerusalemme, seguendo la legge ebraica che prescriveva la purificazione della madre e l’offerta del primogenito al Signore. Fu lì che il vecchio Simeone, mosso dallo Spirito Santo, riconobbe in quel neonato la “luce per illuminare le genti”, pronunciando parole che avrebbero attraversato i secoli: quella profezia di salvezza universale che ancora oggi risuona nelle liturgie.

Nel sesto secolo, l’imperatore Giustiniano I fissò definitivamente la celebrazione al 2 febbraio, sostituendo la precedente data del 14 febbraio. La scelta non fu casuale: cadendo esattamente a metà strada tra il solstizio d’inverno e l’equinozio di primavera, questa giornata rappresentava già da tempo un momento di passaggio cruciale nel ciclo delle stagioni. Nel Medioevo, la tradizione delle processioni con candele accese si diffuse dall’Oriente all’Occidente, dalla Chiesa bizantina, dove la festa era nota come “Ipapante” (incontro), fino alla Gallia e a Roma.

Le candele benedette durante la messa non erano semplici oggetti di cera: diventavano talismani di protezione, portatori di speranza da custodire nelle abitazioni contro le tempeste, le calamità e l’oscurità della morte. Papa Gelasio I, tra il 492 e il 496, abolì gli antichi Lupercalia romani sostituendoli con questa celebrazione cristiana, in un’opera di sincretismo religioso che avrebbe segnato profondamente la cultura europea.

Il sapere contadino e i proverbi meteorologici

Ma la Candelora non vive solo nelle navate delle chiese. Nei campi, tra i contadini che per secoli hanno scrutato il cielo alla ricerca di segni e presagi, questa data assunse un significato quasi oracolare.

“Se c’è sole a Candelora, dell’inverno semo fòra. Ma se piove o tira vento, de l’inverno semo dentro”

il proverbio, nelle sue infinite varianti dialettali da nord a sud della Penisola, racchiude millenni di osservazioni empiriche.

In Sardegna, Piemonte, Calabria, Toscana e Lombardia, ogni comunità ha elaborato la propria versione di questa antica credenza, tutte concordi su un punto: il tempo del 2 febbraio rivela il destino dell’inverno rimanente. Una giornata di sole annuncia la fine imminente del freddo, mentre pioggia e vento preludono a settimane ancora rigide. La saggezza popolare trovava in questa data un punto di riferimento per pianificare semine e raccolti, per decidere quando riprendere i lavori nei campi, per prepararsi ai mesi a venire.

Questa dimensione meteorologica della festa, lungi dall’essere una semplice superstizione, rifletteva una conoscenza profonda dei ritmi naturali, un’intimità con la terra e il cielo che le società agricole avevano sviluppato attraverso generazioni di osservazioni quotidiane.

Francia e Belgio: il trionfo dorato delle crêpes

Oltralpe, la Candelora si trasforma in Chandeleur, il giorno delle crêpes. La tradizione vuole che Papa Gelasio I, nel quinto secolo, distribuisse ai pellegrini giunti a Roma delle focacce preparate con farina e uova. Questa usanza attraversò le Alpi e nel Medioevo si radicò profondamente in Francia, dove assunse caratteristiche uniche.

Le crêpes, con la loro forma rotonda e il colore dorato, divennero il simbolo perfetto del sole che ritorna dopo i mesi bui dell’inverno. I contadini credevano che non prepararle il 2 febbraio avrebbe portato sfortuna e danneggiato il raccolto di grano. Per questo, svilupparono rituali precisi: mentre si faceva saltare la prima crêpe con la mano destra, con la sinistra si teneva stretta una moneta d’oro. Se la crêpe ricadeva perfettamente nella padella, la famiglia avrebbe goduto di prosperità per tutto l’anno.

Ancora oggi, nelle case francesi e belghe, tutte le candele vengono accese durante la preparazione delle crêpes, in un connubio perfetto tra sacro e profano, tra devozione religiosa e gioia conviviale. La Chandeleur segna anche la chiusura definitiva del ciclo natalizio, l’ultimo giorno in cui, secondo la tradizione, dovrebbero rimanere gli addobbi festivi.

Messico: tamales e il sincretismo delle tradizioni

Nelle terre del Messico e in molte comunità ispaniche, la Candelaria chiude ufficialmente le celebrazioni natalizie con un’esplosione di colori, danze e sapori. Chi durante l’Epifania ha trovato la statuetta del Bambino Gesù nascosta nella Rosca de Reyes, il dolce tradizionale del 6 gennaio, assume l’impegno di organizzare il banchetto del 2 febbraio.

I tamales, involtini di masa (impasto di mais) ripieni e avvolti in foglie di mais o di banano, diventano i protagonisti assoluti della festa. Questa specialità preispanica, il cui nome deriva dal náhuatl “tamalli” (avvolto), era già centrale nelle cerimonie dei popoli originari molto prima dell’arrivo degli europei. Il mais rappresentava la vita stessa, il dono degli dei, e offrirlo in questa forma elaborata significava ringraziare le divinità per la fertilità della terra.

Con l’evangelizzazione, la tradizione indigena si fuse con la festa cristiana della Presentazione, creando quel sincretismo religioso che caratterizza profondamente la cultura messicana. Ancora oggi, le famiglie vestono le statuette del Niño Dios con abiti preziosi e le portano in chiesa per la benedizione, per poi riunirsi attorno a tavole imbandite di tamales e atole, bevanda calda a base di mais. Processioni colorate attraversano le strade, fondendo preghiere cattoliche e ritmi ancestrali in una celebrazione che abbraccia secoli di storia.

Stati Uniti e Canada: la profezia della marmotta

Sul versante nordamericano, la Candelora si è trasformata in qualcosa di completamente diverso: il Groundhog Day, il Giorno della Marmotta. A Punxsutawney, in Pennsylvania, migliaia di persone si radunano ogni 2 febbraio dall’alba per assistere a un rituale bizzarro quanto affascinante: l’osservazione del comportamento di Punxsutawney Phil, una marmotta che, secondo la credenza popolare, può predire l’andamento delle settimane successive.

Se Phil, uscendo dalla tana, vede la propria ombra perché la giornata è soleggiata, si spaventa e torna nel rifugio: questo significa che l’inverno durerà altre sei settimane. Se invece non vede l’ombra perché il tempo è nuvoloso, la primavera arriverà presto. Questa tradizione, portata oltreoceano dagli immigrati tedeschi della Pennsylvania nel diciassettesimo secolo, affonda le radici proprio nelle antiche credenze europee legate alla Candelora.

Il primo Groundhog Day ufficiale venne celebrato a Punxsutawney il 2 febbraio 1887. Da allora, ogni anno, membri del Groundhog Club in cilindro e abiti tradizionali estraggono Phil dalla sua tana a Gobbler’s Knob e “traducono” il suo verdetto dal “Groundhogese” per comunicarlo alla folla festante. Il film “Ricomincio da capo” di Harold Ramis, uscito nel 1993 con Bill Murray, ha trasformato questa curiosa usanza locale in un fenomeno di cultura pop globale, rendendo Punxsutawney famosa in tutto il mondo.

Il simbolo eterno della luce

Che si tratti di processioni solenni con candele tremolanti, di crêpes dorate saltate nelle padelle, di tamales fumanti condivisi tra compadres, o dell’ombra fugace di una marmotta, al centro della Candelora pulsa sempre lo stesso simbolo universale: la luce che rinasce, l’oscurità che si ritira, il cammino verso la rinascita.

In un’epoca dominata da previsioni meteorologiche scientifiche e illuminazione elettrica, questa antica festa mantiene intatto il suo fascino, perché parla a qualcosa di profondamente umano: il bisogno di rituali che segnino il passare del tempo, la speranza nel ritorno della bella stagione, la voglia di credere che dopo ogni inverno, per quanto lungo e rigido, la primavera arriverà sempre. La Candelora ci ricorda che certe verità – come il trionfo della luce sulle tenebre – non invecchiano mai, continuando a illuminare i nostri giorni esattamente come facevano con quelli dei nostri antenati, millenni fa.