Dal cuore dell’Artico alle Alpi italiane, dal pennello di Hiroshige alle installazioni contemporanee: al MUDEC di Milano la neve diventa protagonista di un viaggio straordinario tra scienza, antropologia e arte. “Il senso della neve”, mostra gratuita aperta fino al 28 giugno, trasforma questo fenomeno naturale in una chiave di lettura del nostro tempo.

Un dialogo tra culture e discipline

Oltre 150 opere tessono una narrazione che attraversa continenti e millenni. Il visitatore si trova di fronte a manufatti etnografici provenienti dalla rete MIPAM – che riunisce 25 musei italiani con collezioni da tutto il mondo – accanto a stampe giapponesi ukiyo-e, dipinti divisionisti e videoinstallazioni contemporanee. Non è un semplice accostamento, ma un vero dialogo: il tamburo sciamanico Sami del Museo delle Civiltà di Roma e il corredo completo da cacciatore Selk’nam dei Musei Civici di Reggio Emilia raccontano come le popolazioni artiche e della Terra del Fuoco abbiano fatto della neve non un ostacolo, ma il centro della propria esistenza spirituale e materiale.

Quando la geometria incontra la bellezza

La sezione scientifica rivela l’ossessione di ricercatori come Wilson “Snowflake” Bentley, che nel 1885 scattò la prima microfotografia di un cristallo di ghiaccio, o Ukichiro Nakaya, che dedicò la vita a classificare i fiocchi di neve. Quella simmetria esagonale, sempre diversa eppure sempre perfetta, ha ispirato artisti di ogni epoca: dalle composizioni paesaggistiche del pittore fiammingo Gysbrecht Leytens alle sperimentazioni cromatiche dei divisionisti Angelo Morbelli ed Emilio Longoni.

Ma la mostra non indulge in nostalgie. Le opere di Walter Niedermayr e Philipp Messner documentano l’impatto dell’overtourism sulle comunità montane, mentre il lavoro di Shimabuku e Francesco Clerici interroga il futuro degli ecosistemi di fronte allo scioglimento delle nevi perenni. Zhang Huan rilegge le olimpiadi di Cortina 1956 con “The Warm Snow”, un’evocazione che suona come monito.

L’installazione che apre il percorso

Prima ancora di entrare nelle sale espositive, i visitatori incontrano nell’Agorà del museo “The Moment the Snow Melts” di Chiharu Shiota: una nevicata metaforica composta da migliaia di fogli e fili di carta sospesi. L’artista giapponese trasforma la fragilità della neve in metafora delle relazioni umane – quelle che nascono, si trasformano e finiscono, proprio come i fiocchi che si sciolgono.

Il percorso si conclude con un’altra installazione inedita: “When Fox is a Thousand” di Summer Mei-Ling Lee, 85 rotoli di garza di cotone che evocano un paesaggio innevato animato da presenze mitologiche realizzate con la tecnica del sumi-e. Tra questi due estremi, la mostra curata da Sara Rizzo e Alessandro Oldani invita a guardare la neve con occhi nuovi: non solo come fenomeno atmosferico, ma come specchio della nostra capacità di adattarci, immaginare e resistere.

Milano si prepara alle Olimpiadi invernali 2026 con questo progetto dell’Olimpiade Culturale che unisce rigore scientifico e sensibilità poetica, dimostrando come un museo possa essere laboratorio di ricerca e spazio di emozioni.