Immaginate di camminare per ore lungo un sentiero che attraversa colline color ocra, con il profumo della macchia mediterranea nell’aria e il mare Adriatico che luccica in lontananza. Poi, all’improvviso, una botte di legno gigantesca si para davanti a voi. Entrate, avvicinate il bicchiere al rubinetto e — senza pagare un centesimo — un Montepulciano d’Abruzzo DOC di colore rubino profondo comincia a scorrere. Non è un sogno né uno spot pubblicitario: è la realtà quotidiana della fontana del vino di Villa Caldari, nel comune di Ortona, in provincia di Chieti, considerata la prima fontana del vino permanente d’Italia.

La notizia, rilancia con regolarità sui media internazionali, attira ogni anno migliaia di turisti da ogni angolo del mondo. Ma dietro all’immagine pittoresca e all’indubbio richiamo social si nasconde una storia più profonda: quella di due pellegrini italiani che, tornando da un cammino spagnolo, hanno deciso di portare in patria uno spirito antico di accoglienza e condivisione.

Da Estella a Ortona: come nasce un’idea lungo il Cammino di Santiago

Tutto ha inizio in Navarra, nel nord della Spagna, davanti alla Bodegas Irache di Estella. Qui, da oltre trent’anni, i pellegrini in cammino verso Santiago de Compostela possono dissetarsi gratuitamente con il vino locale erogato da una fontana pubblica. È uno dei momenti più fotografati — e più amati — dell’intero Cammino di Santiago. Nel 2016, Dina Cespa e Luigi Narcisi, fondatori dell’Associazione non-profit del Cammino di San Tommaso, si trovano davanti a quella stessa fontana. Il pensiero è immediato: e se qualcosa di simile potesse esistere anche in Italia, lungo il percorso spirituale che porta i pellegrini da Roma fino alle reliquie dell’apostolo Tommaso a Ortona?

Il Cammino di San Tommaso è un itinerario di circa 315 chilometri che attraversa Lazio, Molise e Abruzzo, terminando alla Basilica di San Tommaso Apostolo di Ortona, dove secondo la tradizione sono custodite le reliquie del santo. È un percorso meno noto rispetto al più celebre Cammino di Santiago, ma non per questo meno suggestivo: lo accompagnano borghi medievali intatti, monasteri arroccati su contrafforti rocciosi e paesaggi di una bellezza selvaggia che sorprende anche il viaggiatore più smaliziato.

Una botte da 50 ettolitri: il progetto architettonico della fontana

L’idea di Cespa e Narcisi trova subito un alleato fondamentale: Nicola D’Auria, titolare della cantina Dora Sarchese, storica azienda vitivinicola situata proprio a Villa Caldari, nel cuore della zona di produzione del Montepulciano d’Abruzzo. D’Auria non solo mette a disposizione il vino, ma ospita fisicamente la fontana nella tenuta della cantina.

La realizzazione viene affidata all’architetto Rocco Valentini, che concepisce un’opera capace di parlare al tempo stesso di tradizione e di modernità. Il risultato è una botte di legno autentica dalla capienza di 50 ettolitri: non un semplice rubinetto attaccato a un muro, ma un vero e proprio monumento nel quale i visitatori devono fisicamente entrare per attingere il loro bicchiere di vino. All’interno, una scritta accoglie chi entra: «Bevi vino, ché non sai donde sei venuto: sii lieto, perché non sai dove andrai». Una frase che, con la sua malinconia e la sua saggezza popolare, trasforma ogni sorso in un piccolo atto filosofico.

La fontana è accessibile 24 ore su 24, 365 giorni l’anno, senza biglietto, senza prenotazione, senza limiti di orario. L’unica richiesta implicita — e non scritta — è quella del buon senso: bere con moderazione, nel rispetto di sé e degli altri.

Il Montepulciano d’Abruzzo: il principe dei vini rossi adriatici

Non è un vino qualsiasi quello che sgorga dalla fontana. Il Montepulciano d’Abruzzo DOC è uno dei rossi più rappresentativi del Centro-Sud Italia, ricavato dall’omonimo vitigno autoctono coltivato principalmente in Abruzzo. Si distingue per un colore rubino intenso con riflessi violacei, profumi che evocano frutti di bosco maturi — mora, ciliegia, prugna — con sfumature speziate e un fondo leggermente terroso che racconta il carattere della terra adriatica.

In bocca è morbido, avvolgente, con tannini rotondi e una buona struttura che lo rende versatile: perfetto accompagnamento per la cucina di montagna abruzzese, dagli arrosticini alle paste al sugo di carne, ma anche per un calice contemplativo al tramonto, guardando il mare. È, insomma, un vino che racconta l’Abruzzo meglio di molte guide turistiche.

Le altre fontane del vino in Italia: un patrimonio tutto da conoscere

La fontana di Ortona non è l’unica del suo genere in Italia, ma è certamente la più democratica. Le fontane del vino italiane hanno radici profonde nella cultura popolare: a Marino, nei Castelli Romani, la fontana della piazza principale zampilla vino una volta l’anno durante la Sagra dell’Uva, in una tradizione che risale al XVI secolo e che la leggenda vuole ispirata da un miracolo avvenuto durante la battaglia di Lepanto nel 1571. A Carosino, in provincia di Taranto, e a San Floriano del Collio, in Friuli Venezia Giulia, fontane simili aprono in occasione di feste patronali e sagre locali.

La differenza sostanziale della fontana abruzzese è la sua continuità operativa: non è un evento, non è una festa, non è un momento speciale. È una presenza costante, quotidiana, che equipara il vino all’acqua come bene da condividere con il viaggiatore stanco. Un gesto radicale nella sua semplicità, che riecheggia le pratiche di ospitalità dei monasteri medievali — dove chi bussava alla porta non veniva mai mandato via senza un tozzo di pane e un bicchiere di vino.

Un’attrazione turistica inaspettata: dai pellegrini agli influencer

Dal momento della sua inaugurazione, la fontana ha generato un interesse mediatico straordinario, rimbalzando sulle pagine di testate internazionali come il Guardian, la BBC e numerosi magazine di viaggio americani ed europei. Ha una sua pagina su Tripadvisor con recensioni entusiastiche, ed è diventata uno degli angoli più fotografati e condivisi sui social media tra chi percorre il Cammino di San Tommaso.

Questo ha prodotto un effetto a catena sull’economia locale: più visitatori alla cantina Dora Sarchese, maggiore notorietà del Montepulciano d’Abruzzo sui mercati esteri, rinnovato interesse per il Cammino di San Tommaso come alternativa autentica e meno affollata rispetto ai grandi itinerari europei. Il turismo lento, fatto di passo in passo e di soste inaspettate, trova qui un emblema perfetto.

Come visitare la fontana del vino di Ortona

La fontana si trova presso la tenuta della cantina Dora Sarchese, in località Villa Caldari, frazione di Ortona (CH). La posizione è strategica: a pochi chilometri dalla Costa dei Trabocchi, uno dei litorali più suggestivi dell’Adriatico, e a breve distanza dal centro storico di Ortona, dove si trovano la Basilica di San Tommaso Apostolo e il castello aragonese che domina il promontorio sul mare.

Chi desidera vivere l’esperienza in modo completo può combinare la visita alla fontana con un tour della cantina, una passeggiata sulla via Verde della Costa dei Trabocchi — il percorso ciclopedonale ricavato dalla vecchia ferrovia adriatica — e una sosta in uno dei trabocchi trasformati in ristorante, dove gustare il pescato del giorno con un calice di Trebbiano d’Abruzzo. È consigliabile portare con sé un bicchiere o una borraccia, sebbene spesso siano disponibili calici in loco.