Il jersey non era che un tessuto da tempo libero, relegato alle maglie sportive e ai capi informali. Poi, alla fine degli anni Ottanta, qualcuno ha avuto un’intuizione che avrebbe cambiato il volto del tailoring femminile italiano. Cristina Rubini, co-fondatrice di Pinko, insieme all’azienda tessile toscana Bardazzi, ha trasformato quel materiale morbido in uno strumento di raffinatezza contemporanea. Una scommessa che oggi, a distanza di oltre tre decenni, si celebra come emblema del Made in Italy.

L’alchimia tra visione e tecnica

Dalla collaborazione tra il brand di moda entry to luxury e la manifattura toscana nasce la flanella di jersey, una lavorazione che coniuga la struttura sartoriale con la fluidità del tessuto. Per la collezione Fall-Winter 2025/2026 sono stati prodotti 50 mila metri di questo materiale, cifra che racconta la portata di un’alleanza fondata sulla sperimentazione. “Insieme abbiamo costruito un percorso di crescita e innovazione che continua a evolversi”, spiega Caterina Negra, direttrice creativa di Pinko.

Il valore dell’artigianalità interna

Dietro il successo c’è anche il dipartimento di modellismo interno del brand, che permette di gestire ogni fase dello sviluppo del capo, dall’ideazione alla realizzazione. Un approccio che garantisce controllo qualitativo e distintività. “La tecnologia e la creatività dialogano per dare vita a tessuti unici”, afferma Filippo Bardazzi, amministratore delegato dell’azienda tessile. Oggi la partnership guarda al futuro con attenzione alla sostenibilità e ai processi a basso impatto ambientale, confermando che tradizione e innovazione possono convivere nell’eccellenza italiana.