Nel freddo dell’inverno piemontese, quando il Carnevale si avvicina, dalle cucine del Canavese si diffonde un profumo che attraversa i secoli. È l’aroma dei faseuj grass, letteralmente “fagioli grassi”, una preparazione che unisce la saggezza contadina alla ritualità delle feste popolari. Un piatto che a Ivrea viene ancora distribuito gratuitamente durante i festeggiamenti, perpetuando un’antica usanza di condivisione che risale al Medioevo.

La genesi di un piatto povero che nutre la comunità

La storia dei faseuj grass affonda le radici nelle Confraternite eporediesi medievali, che offrivano razioni di fagioli ai poveri durante il Carnevale. All’epoca i legumi rappresentavano un alimento prezioso per le classi popolari, spesso stremate da carestie e tassazioni oppressive. Secondo la tradizione, persino il feudatario donava due volte l’anno una pignatta di fagioli alle famiglie bisognose, un gesto che talvolta veniva rifiutato o rovesciato in strada come atto di protesta, trasformando il fagiolo in simbolo di tensione sociale oltre che di sopravvivenza.

Il segreto della tofeja e della cottura lenta

Il nome “grassi” deriva dall’utilizzo delle parti povere del maiale: cotenne, piedini, musetto, orecchie e pancetta vengono stufati insieme ai fagioli borlotti per ore. La preparazione tradizionale richiede la tofeja, una caratteristica pentola panciuta in terracotta di Castellamonte, con quattro manici e un’apertura stretta che consente una cottura ideale. Un tempo le massaie portavano la tofeja nei forni collettivi dopo la cottura del pane, lasciandola nel calore residuo per tutta la notte. Questa lentissima trasformazione permetteva agli ingredienti di amalgamarsi perfettamente, creando una zuppa cremosa e intensamente saporita.

Dal rito medievale al Passaporto delle Fagiolate

Oggi lo Storico Carnevale di Ivrea celebra questa tradizione con undici fagiolate distribuite nei rioni cittadini. Per l’edizione 2026 è nato il Passaporto delle Fagiolate, un’iniziativa che invita i partecipanti a visitare le diverse cucine di quartiere, raccogliendo timbri e assaporando le varianti locali della ricetta. Perché, come ogni piatto povero, i faseuj grass non hanno un’unica versione codificata: ogni famiglia custodisce i propri segreti, tramandati di generazione in generazione attraverso gesti e sapori che il tempo non cancella.